Competenze, Cultura e Cambiamento: le “tre C” per sostenere il sistema delle startup (ma non solo)

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Se è molto difficile valutare l’impatto economico del Covid-19 su qualunque tipo di attività, sulle startup lo è ancora di più. Sappiamo già, tuttavia, che soffriranno soprattutto le startup di nuova nascita. Ma c’è sempre, di fronte a una “minaccia” anche il lato dell’opportunità. Quale in questo caso? Ne abbiamo parlato con Alberto Onetti, Professore di Entrepreneurship & Innovation Management all’Università dell’Insubria e Presidente di Mind the Bridge

29 Maggio 2020

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Michela Stentella

Content Manager FPA

Il panorama di crisi aperto dalla pandemia da Covid-19 rischia di impattare in maniera molto forte sul mondo delle startup, realtà che di per sé, anche in momenti non emergenziali, hanno bisogno di un contesto di fiducia e di investitori disposti a mettere i loro capitali a sostegno di idee e progetti innovativi. Anche in considerazione di questo momento di emergenza, il recente Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34, il cosiddetto Decreto rilancio, ha previsto un impegno pubblico per rafforzare gli interventi in favore delle 11mila startup italiane. L’articolo 38 del decreto si intitola proprio “Rafforzamento dell’ecosistema delle startup innovative”. Si prevede un incremento di 100 milioni nella dotazione finanziaria della misura “Smart&Start Italia”, principale strumento agevolativo nazionale rivolto alle startup. È prevista una dotazione da 10 milioni in contributi a fondo perduto (voucher) per l’acquisto dei servizi offerti da incubatori, acceleratori e altri soggetti che accompagnano le startup nella loro crescita. Si prevede una dotazione di 200 milioni al Fondo di sostegno al Venture capital e si riserva una quota di 200 milioni del Fondo di garanzia PMI in favore delle startup innovative. Sono previsti sgravi fiscali sugli investimenti dei privati in imprese innovative e la proroga di un anno della permanenza nella relativa sezione speciale del registro delle imprese.

Misure importanti, ma che impatto si prevede sul mondo delle startup? E quali effetti si stanno, invece, già riscontrando a causa dell’emergenza Covid-19? Ne abbiamo parlato con Alberto Onetti, Professore di Entrepreneurship & Innovation Management all’Università dell’Insubria e Presidente di Mind the Bridge, l’organizzazione internazionale nata per sviluppare, promuovere e supportare gli ecosistemi imprenditoriali di tutto il mondo, in particolare avvicinando grandi e medie imprese al mondo dell’innovazione e delle startup.

Se è molto difficile valutare l’impatto economico di una situazione come quella attuale su qualunque tipo di attività, lo è ancora di più sulle startup, che rappresentato un mondo sfuggente e dinamico – esordisce Onetti –. C’è stato uno studio di Slush, uno dei più grandi meeting annuali di settore (che quest’anno è stato sospeso), che ha fatto un’analisi su 260 startup (a livello globale) e 160 investitori. I risultati sono stati pubblicati ora, a maggio, e sembra che, a causa della pandemia, circa il 40% della startup abbia visto un calo della propria Runway, ovvero la possibilità di sopravvivenza, il tempo che rimane per riuscire ad affermarsi o, nel caso in cui non ci si riesca, a fallire. Si calcola che 1 start up su 2 abbia al momento circa 6 mesi di orizzonte di vita”.

“Sono dati che ci aspettavamo – prosegue Onetti – perché anche in situazioni ‘normali’ le startup in genere non hanno orizzonti molto più lunghi, ma è ovvio che ora sarà molto difficile accedere a nuovi finanziamenti. In particolare, non ci saranno molti capitali da dedicare a startup di nuova nascita. E si chiederanno piani di contenimento dei costi, con conseguente riduzione del personale. Pensiamo a Airbnb (anche se questa non è più una startup), che ha lasciato a casa 1.900 persone, il 25% della forza lavoro. Ovviamente i settori più esposti sono quelli legati a viaggi, hotel e così via”.

Ma c’è sempre, di fronte a una “minaccia” anche il lato dell’opportunità e, anzi, come sottolinea Onetti “quanto più è forte la crisi e il cambiamento, tanto maggiore è l’opportunità. Anche in questo caso, quindi, si apriranno occasioni soprattutto per chi sarà in grado di mettere in campo la giusta apertura mentale e di occupare gli spazi che si aprono in mercati che prima erano molto più chiusi”.

E nel nostro Paese? “La crisi paradossalmente ha accelerato l’insostenibilità di situazioni che esistevano già prima. Ha dato, per esempio, uno scossone sul fronte della digitalizzazione, ma solo perché la situazione contingente non ci offriva alternative. E che in Italia ci fosse un problema di digitalizzazione lo sapevamo già da dieci anni, il Covid-19 ci ha solo messo di fronte al problema e ci ha costretto ad affrontarlo. Lo stesso per quanto riguarda il tema della decarbonizzazione, dove ancora una volta oggi c’è stato un forte impulso ad abbracciare soluzioni che prima eravamo più restii ad adottare”.

Parlando del tema degli incentivi governativi, Onetti sottolinea: “Il decreto rilancio contiene misure corrette per le startup, la mia perplessità sono i tempi di attuazione. Per fare un esempio, solo oggi sta andando in esecuzione il Piano del Fondo nazionale innovazione, che è stato presentato a febbraio dello scorso anno. E un anno e mezzo nel settore dell’innovazione e delle startup non è un ritardo che ci possiamo permettere. È questo il grande problema italiano: non disegniamo cose sbagliate, ma ci mettiamo una vita a metterle in pratica. Nel frattempo il mondo cambia”.

La digitalizzazione, quindi, sta mostrando in questo periodo tutte le sue potenzialità, ma anche tutti i suoi limiti. Pensiamo, ad esempio, al mondo della scuola e dell’università: c’è un problema di accesso alla banda, che non è uniforme, né omogeneo né capillare. E c’è un problema di scarsa digitalizzazione e disponibilità di strumenti digitali all’interno delle famiglie, come evidenzia Onetti: “Hanno problemi di connessione gli studenti, ma anche i professori. Ne ho avuto esperienza io, facendo lezione all’università, dove molti colleghi non sono riusciti facilmente ad utilizzare la piattaforma per fare lezione a distanza. Aldilà dell’impegno di tutti, di fatto abbiamo perso un semestre di educazione e questo ce lo porteremo avanti nei prossimi anni. Il mondo della scuola è quello in cui misureremo l’impatto della crisi più a lungo termine”.

Cosa possiamo fare, quindi? Onetti evidenzia “Tre C”: Competenze, Cultura e Cambiamento.

“C’è una scarsa cultura del cambiamento, siamo un paese che deve sempre aspettare l’acqua alta in casa per chiamare l’idraulico e rendersi conto che c’è un problema. Siamo pigri nell’affrontare il problema finché questo non emerge in modo evidente. Tornando al digitale, non dovremmo renderci conto, solo nel momento in cui siamo chiusi in casa, che non siamo digitalmente equipaggiati e che c’è un problema di cultura, infrastruttura e dotazioni digitali. Dovevamo aver messo già in piedi anni fa dei piani in questo senso, come priorità di un paese che vuole innovare”.

In conclusione: “Serve una visione e una lungimiranza politica e di politica industriale. Durante questa emergenza abbiamo reagito bene, come spesso accade nel nostro Paese, ma non si può costruire una strategia sulla buona volontà delle persone”.

Di startup e imprese innovative parleremo anche a FORUM PA 2020 nello scenario “Le imprese come bene comune: misure e incentivi per orientare la capacità innovativa del Paese”

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