PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione

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Sono stati raggiunti tutti i 45 traguardi e obiettivi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per il primo semestre 2022 e il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha inviato alla Commissione europea la richiesta di pagamento della seconda rata dei fondi. Naturalmente la strada per l’attuazione del PNRR è ancora lunga, richiede da un lato attenzione ai tempi stringenti del Piano, dall’altro uno sguardo di lungo periodo. Ne abbiamo parlato in tutti gli appuntamenti di FORUM PA 2022 e uno dei temi che abbiamo messo al centro dell’evento (anzi il vero filo conduttore) è stato quello della rete e del valore che ogni soggetto coinvolto nella ripartenza può portare. Un tema che vorremmo qui ricollegare, come spunto di riflessione, ad alcuni dibattiti sollevati nei giorni scorsi

1 Luglio 2022

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Michela Stentella

Direttore testata www.forumpa.it

Photo by Laura Crowe on Unsplash - https://unsplash.com/photos/XbxA3-Fn03E

Come annunciato mercoledì 29 giugno, sono stati raggiunti tutti i 45 traguardi e obiettivi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per il primo semestre 2022 e il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha quindi inviato alla Commissione europea la richiesta di pagamento della seconda rata dei fondi. Si tratta di 24,1 miliardi di euro, di cui 11,5 miliardi di contributi a fondo perduto e 12,6 miliardi di prestiti (21 miliardi, al netto del prefinanziamento già riscosso ad agosto 2021, di cui 10 miliardi di sovvenzioni e 11 miliardi di prestiti). Come sempre, le risorse saranno erogate nei prossimi mesi, quando si concluderà l’iter previsto dai regolamenti: la Commissione europea ha due mesi di tempo per valutare la richiesta e poi il Comitato economico e finanziario avrà quattro settimane per decidere. L’Italia ha già ricevuto ad agosto 2021 un primo pre-finanziamento pari a 24,9 miliardi di euro, mentre ad aprile 2022 è arrivato il pagamento della prima rata di 21 miliardi di euro. Prossimi step: l’Italia dovrà raggiungere altri 55 obiettivi entro il 31 dicembre 2022. Se saranno conseguiti, riceverà la terza rata da 21,8 miliardi.

Su italiadomani.gov.it sono elencati i principali obiettivi raggiunti in questo semestre. Eccone alcuni.

Partiamo dalla sanità. Il 23 giugno scorso è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto di riforma dell’assistenza territoriale (Decreto 23 maggio 2022 , n. 77 “Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale”) e sono stati firmati accordi tra il Ministero della Salute e le Regioni/Province autonome che definiscono i requisiti per la nuova assistenza, con la riorganizzazione della medicina territoriale in case della comunità (almeno 1.350), ospedali di comunità (almeno 400) e centrali operative territoriali (almeno 600). L’obiettivo al 2026 è quello di avere queste strutture interconnesse, tecnologicamente attrezzate, completamente operative e funzionanti.  Inoltre, entro il 2026 gli strumenti di telemedicina dovranno consentire di fornire assistenza ad almeno 800.000 persone over 65 anni in assistenza domiciliare. 

Andando poi sul sito del Ministero della Cultura, si legge che sono stati raggiunti tutti gli obiettivi assegnando oltre 1,8 miliardi di euro di investimenti per il miglioramento dell’efficienza energetica di 274 cinema, 348 teatri e 120 musei; per l’attrattività di 310 borghi (linea A + linea B); per la valorizzazione di 134 parchi e giardini storici; per l’adeguamento sismico e messa in sicurezza di 257 luoghi di culto, torri e campanili e per il restauro di 286 chiese del patrimonio del Fondo edifici di culto del Ministero dell’Interno (FEC).

Sul fronte Università e Ricerca, la Ministra Maria Cristina Messa ha annunciato il 28 giugno scorso di aver assegnato oltre 4,3 miliardi di euro in sei mesi per far nascere 5 Centri Nazionali per la ricerca in filiera, 11 Ecosistemi dell’innovazione a livello territoriale e per creare o rafforzare 49 Infrastrutture di ricerca e tecnologiche di innovazione. Sul fronte scuola già concluse tre riforme sulle sei previste dal PNRR: riforma del reclutamento e della formazione iniziale dei docenti, scuola di formazione dell’Istruzione, Its.

È stata poi approvata la legge delega in tema di appalti pubblici, che ha tra i principali obiettivi la riduzione dei tempi della fase di aggiudicazione degli appalti, nonché la digitalizzazione, qualificazione e riduzione delle stazioni appaltanti (che ad oggi sono circa 40mila). Sono state definite la Strategia nazionale dell’economia circolare e il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti.

E il digitale? Con l’aggiudicazione della gara dedicata alla creazione di nuove reti 5G nelle zone d’Italia prive di internet mobile veloce e di quella per l’ultimo lotto del bando Italia a 1 Giga, è stato raggiunto l’obiettivo PNRR di assegnare tutte le gare previste dalla Strategia italiana per la banda ultralarga. Come ha sottolineato il Ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, “in 13 mesi abbiamo approvato la Strategia italiana, ottenuto le autorizzazioni europee, pubblicato e assegnato tutti i bandi Pnrr e investito un valore di circa 5,5 miliardi di euro, con l’ambizioso obiettivo di connettere tutta l’Italia entro il 2026 con reti ad altissima velocità fisse e mobili”.

Nel frattempo, è diventato legge anche il cosiddetto “decreto PNRR 2”, il DL n. 36/2022 convertito in legge il 29 giugno 2022 e pubblicato lo stesso giorno sulla Gazzetta Ufficiale n. 150. Dalle nuove funzionalità del portale inPA alle regole sulla mobilità, passando per i profili professionali, sono diverse le misure che impattano sulla PA, come si può leggere sul sito di Funzione Pubblica dove si evidenzia che il Dl “ha contribuito al completamento della riforma del pubblico impiego e, dunque, al pieno raggiungimento della milestone M1C1-56 prevista per il 30 giugno, anticipando anche alcuni degli elementi essenziali della milestone M1C1-58 che sarà completata entro il 30 giugno 2023”.

Naturalmente la strada per l’attuazione del PNRR è ancora lunga, richiede attenzione agli obiettivi, ai tempi e uno sguardo di lungo periodo per superare criticità ancora aperte. Ne abbiamo parlato in tutti gli appuntamenti di FORUM PA 2022, mettendo al centro del confronto quanto fatto finora, le sfide per l’attuazione da qui ai prossimi anni e i percorsi proposti per cogliere appieno questa grande occasione. Uno dei temi che abbiamo messo al centro dell’evento (anzi il vero filo conduttore) è stato quello della rete e del valore che ogni soggetto coinvolto nella ripartenza può portare alla realizzazione degli obiettivi del Piano. Un tema che vorremmo qui ricollegare, come spunto di riflessione, a due dibattiti sollevati nei giorni scorsi.

Partiamo da Openpolis, associazione con cui ci siamo confrontati a FORUM PA e che lunedì scorso ha sottolineato che il nuovo sistema di monitoraggio annunciato dalla Ragioneria Generale dello Stato sarà operativo soltanto a partire dalla fine di luglio, quindi dopo l’invio a Bruxelles della relazione relativa a quanto fatto nel primo semestre nel 2022. L’associazione ha quindi messo nuovamente l’accento su quella che è la premessa indispensabile affinché i diversi soggetti della cittadinanza attiva possano portare il proprio contributo al percorso di monitoraggio e avanzamento del Piano: la disponibilità di dati.

Passiamo poi a un altro argomento caldo di questi giorni, che sembrerebbe lontano, ma che in realtà si collega al tema del coinvolgimento di attori e territori: parliamo dell’assegnazione dei Fondi PNRR contro la dispersione scolastica. Il Ministro Patrizio Bianchi il 28 giugno ha firmato il decreto per una prima tranche da 500 milioni, che finanzierà progetti in 3.198 scuole con studentesse e studenti nella fascia 12-18 anni. Risorse che vengono assegnate direttamente alle istituzioni scolastiche “sulla base di precisi indicatori relativi alla dispersione e al contesto socio-economico”, come ha sottolineato il Ministro. Ecco il riparto delle risorse per regione e l’elenco delle scuole che riceveranno le risorse. Oltre il 50% dei fondi è destinato al Sud. I progetti partiranno con il prossimo anno scolastico e avranno durata biennale. In totale sono disponibili 1,5 miliardi contro la dispersione scolastica e per il superamento dei divari territoriali: a questa prima tranche, ricordano dal Ministero dell’Istruzione, seguiranno altre due, la prima dedicata a favorire l’acquisizione di un diploma da parte dei giovani, anche tra i 18-24 anni, che hanno abbandonato precocemente gli studi; la seconda per attivare progetti per il potenziamento delle competenze di base per superare i divari territoriali e anche alcuni progetti nazionali nelle aree più periferiche delle città e del Paese.

Già in questi giorni sono arrivate però le contestazioni di dirigenti scolastici e associazioni di dirigenti rispetto ai criteri utilizzati per la ripartizione dei primi 500 milioni. In particolare, FLC CGIL ha sottolineato come nella definizione dei criteri di riparto di queste risorse sia stato assente il “contributo indispensabile delle scuole”. Senza entrare nel merito e riservandoci successivi approfondimenti sul tema, possiamo notare come, anche in questo caso, si lamenti uno scarso protagonismo dei territori e dei soggetti direttamente coinvolti dalle misure del Piano. Questo rimane quindi un aspetto delicato, su cui continuare a soffermarsi.

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