Monitoraggio del PNRR: ecco cosa serve per renderlo effettivo

Monitoraggio degli investimenti del PNRR, cosa serve per renderlo effettivo

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Ora che il PNRR entra nella sua fase attuativa, le organizzazioni della società civile possono influenzare positivamente la realizzazione degli interventi, rendendoli più vicini ai bisogni delle comunità locali. Come? Monitorando i progressi ottenuti. Ma il monitoraggio civico si potrà attuare solo rispettando alcune condizioni, a partire dalle modalità di rilascio dei dati pubblici

19 Ottobre 2021

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Luigi Reggi

Co-fondatore e presidente di Monithon

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Nonostante da più parti si siano levate critiche alla modalità con cui il PNRR è stato definito – troppa poca partecipazione da parte dei portatori di interesse e della società civile – ci sono ancora occasioni per rendere il piano più efficace dal punto di vista dei cittadini, “beneficiari finali” di questi ingenti finanziamenti. Ora che il PNRR entra nella sua fase attuativa, e arrivano le prime scadenze di riforme e milestones, le organizzazioni della società civile, le comunità e i singoli cittadini possono influenzare positivamente la realizzazione degli interventi, rendendoli più vicini ai bisogni delle comunità locali. 

Come? Monitorando i progressi ottenuti, valutando l’efficacia sul campo con metodi rigorosi e suggerendo alle amministrazioni responsabili idee e pratiche di successo che hanno funzionato in passato.

Questo metodo è particolarmente utile a livello locale. Primo, perché è dal coinvolgimento di Regioni e Enti locali che passa il successo del piano. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze stima, infatti, che oltre 80 miliardi di investimenti vedranno protagoniste le amministrazioni locali in qualità di titolari o beneficiari degli interventi, o come tassello di azioni di livello nazionale. Secondo, è proprio a livello locale che la conoscenza e l’interesse delle comunità di cittadini è maggiore: conoscenza e amore per i propri territori, ma anche competenze specifiche o tematiche di chi mette a disposizione il proprio impegno civico.

L’applicazione del metodo di monitoraggio civico è però estremamente ardua se la Presidenza del Consiglio o il Ministero dell’Economia e delle Finanze non renderanno disponibili dati e informazioni che consentano a tutti di ricostruire dove, quando, e come i singoli progetti finanziati dal PNRR verranno realizzati, a quale obiettivi rispondono, cosa verrà prodotto e da chi

Durante l’ultimo Festival della Partecipazione a Bologna, Monithon assieme a Ondata, Cittadinanzattiva, Action Aid, The Good Lobby, Cittadini Reattivi, Transparency International, il Forum Terzo Settore, la fondazione A Sud e altri rappresentanti della società civile hanno provato a simulare il monitoraggio civico di un progetto del PNRR. Da questo esercizio sono scaturite 8 domande essenziali a cui i dati pubblici devono rispondere per abilitare il monitoraggio civico degli investimenti. Ad esempio, servono dati sui processi decisionali, sugli obiettivi e sulla narrativa di progetto (in gergo, le “schede progetto” incluse nei software gestionali delle amministrazioni), sulle procedure amministrative che “attivano” i progetti (bandi, circolari, delibere…), sulle eventuali procedure di gara e i relativi codici identificativi (CIG), sulla localizzazione dei progetti e dei soggetti coinvolti, sullo stato di avanzamento procedurale e fisico e su risultati e impatti attesi e relativi indicatori.

Questi dati, a livello di singolo progetto finanziato, sono un essenziale punto di partenza per costruire una consapevolezza civica sull’impiego dei fondi, “adottare” un progetto con ricadute dirette per la propria città o il proprio quartiere, raccogliere nuovi dati e informazioni, impegnarsi nella diffusione dei propri risultati e nella costruzione di comunità di interesse, e infine ricercare un dialogo pubblico e aperto con i soggetti pubblici e privati responsabili di realizzare i singoli interventi.

Un esempio: il PNRR prevede un investimento di 600 milioni di euro in piste ciclabili. Sulla base delle informazioni sul sito, si può monitorare che entro il 2023 siano effettivamente partiti tutti gli appalti pubblici, e che entro giugno 2026 siano state realizzate complessivamente almeno 365 km di piste ciclabili. Ma nulla sappiamo su dove verranno costruite, quali soggetti verranno coinvolti in questo processo decisionale, quali enti o società saranno incaricati della realizzazione dei lavori, quali indicatori misureranno il successo degli interventi (es. l’utilizzo effettivo) e potranno essere utilizzati dagli utenti per giudicare la buona riuscita dei lavori.

Sono i dati che il sito Italia Domani ancora non pubblica. Il sito deriva da un impegno chiaro che il Governo ha assunto nel Decreto Governance, che affida ad una Unità di Missione costituita presso la Ragioneria Generale dello Stato la predisposizione e attuazione del programma di valutazione in itinere ed ex post del Piano stesso, comprendendo anche la “valorizzazione del patrimonio informativo relativo alle riforme e agli investimenti del PNRR anche attraverso lo sviluppo di iniziative di trasparenza e partecipazione indirizzate alle istituzioni e ai cittadini”.

Così su Italia Domani si trovano informazioni su milestones e target a livello di “investimento” o “sub-investimento”, cioè per “famiglia” di progetti. Un passo avanti è stata la pubblicazione delle tabelle allegate al Decreto del MEF del 6 agosto 2021 e di 4 tabelle marcate come “open data” nella sezione documenti.

Tra i prossimi passi individuati dal MEF, c’è l’approvazione di un DPCM sul monitoraggio degli investimenti del PNRR atteso dall’estate, che si occuperà anche delle modalità in cui i dati sui singoli progetti verranno raccolti attraverso il sistema di monitoraggio amministrativo e poi resi disponibili alla cittadinanza. Oltre 50 miliardi di progetti verranno già in corso o conclusi verranno inseriti nel sistema, pronti per essere monitorati (fonte: tabella “quadro PNRR” aggiornata al 30.09).

A questo proposito, sono ormai numerose le proposte della società civile per pubblicare i dati che abbiano i giusti contenuti e le giuste modalità tecniche per essere utili. La proposta dell’iniziativa #datiBeneComune, recente vincitrice del premio dell’Open Government Partnership Italia, si concentra, tra i vari elementi, sugli aspetti tecnici di progettazione del sito web (usabilità, esperienza utente, mobile-first, etc.), sui processi di back-office e sui formati e le licenze necessarie per definire un dato pubblico “open data”. Già a fine luglio, l’Osservatorio Civico PNRR e Forum Disuguaglianze e Diversità hanno proposto di affiancare a Italia Domani un nuovo portale open data sul modello di OpenCoesione, dove scaricare dati sulla programmazione del piano a livello di singolo progetto. Una loro recente lettera al Governo riprende le 8 domande essenziali identificate al Festival della Partecipazione.

Allo stesso modo cresce anche il numero di iniziative e di attori interessati a partecipare all’utilizzo di questi dati. Tra questi anche l’iniziativa Libenter, che oltre alla società civile include tra i partner università e istituzioni pubbliche, nata allo scopo di “rendere monitorabile ogni progetto previsto nel PNRR”. E’ una ricchezza e un segnale di vitalità che fa ben sperare sulla possibilità di mettere in campo un approccio collaborativo all’attuazione del piano. Una delle sfide sarà quella di garantire una condivisione degli obiettivi, delle definizioni e dei metodi di osservazione, nonché la comparabilità con i dati già raccolti nel passato dalle stesse organizzazioni.

Resta quindi da attendere che la macchina amministrativa entri a regime anche sul fronte del monitoraggio amministrativo dei progetti del PNRR, e che li renda di dominio pubblico facendo tesoro delle esperienze e delle pratiche di successo realizzate negli ultimi anni.

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