Competenze spaziali, perché puntare sul management dei dati geografici

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I dati
geografici digitali hanno acquisito un nuovo valore, oltre a quello legato alla
descrizione del territorio, delle sue caratteristiche ambientali e antropiche.
Infatti, detengono anche un forte ruolo di connettore e aggregatore di altre
fonti di dati, funzione ormai indispensabile per creare e condividere nuove
informazioni e conoscenze nella Rete

10 Febbraio 2016

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Sergio Farruggia, Stati Generali dell’Innovazione

Nel precedente articolo ho illustrato la proposta –nata e cresciuta tra la comunità geo-ICT in Rete nel corso del 2015- della figura professionale del Geographic Information Manager, GIM.

L’anno appena trascorso ha regalato al GIM e a tutti coloro che guardano all’Informazione Geografica come opportunità di sviluppo innovativo del nostro Paese una gran bella notizia. Infatti, lo scorso 18 dicembre la Commissione UNINFO Attività professionali non regolamentate – Figure professionali operanti nel settore ICT ” ha deciso, tra l’altro, di dare avvio all’iter per l’ istituzione del gruppo di lavoro per la definizione dei profili professionali operanti nel settore dell’ informazione geografica. Ne ha dato comunicazione AgID, che ne aveva richiesto formalmente la costituzione, qui.

La trasformazione culturale della società abbinata all’influenza delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione sta generando sia richieste diversificate di professionisti qualificati con competenze spaziali, sia la necessità di formare cittadini in grado di utilizzare consapevolmente le tecnologie spaziali nella loro vita quotidiana [1] .

I termini e le espressioni che utilizziamo quando ci riferiamo alla Rete hanno riferimenti o inglobano spesso concetti spaziali. Gran parte delle metafore adottate per descrivere l’accesso al mondo virtuale di Internet hanno una valenza spaziale; tra le tante, ad esempio: portali, connettività, traffico, velocità, indirizzi, geocode, geotag, cyberspazio, navigazione. Ciò non toglie che l’approccio alla dimensione spaziale, ad esempio per procurarci informazioni di un dato luogo, oppure per l’individuazione della posizione associata a una specifica informazione, risulti sempre immediato o intuitivo.

Questo giustifica da sé l’incremento della ricerca di soluzioni innovative per venire incontro a tali difficoltà, materializzatosi in nuove tecnologie in grado di collegare luoghi in Rete con luoghi reali, fondere tra loro mondi virtuali e fisici, apparentemente separati. Nel concreto, abbiamo preso confidenza rapidamente con il mondo delle funzionalità dei personal device che forniscono e permettono di utilizzare le informazioni geografiche (PDA con funzionalità “geo” nei sistemi di navigazione per auto, cellulari dotati di GPS, …).

Già in questo contesto, l’acquisizione di competenze spaziali è un prerequisito fondamentale per consentirci un uso consapevole di tali nuove funzionalità. Un esempio efficace –e spesso citato- è legato alla diffusione dei Location Based Services (LBS), possibili grazie alla fusione delle tecnologie dei dispositivi mobili (telefoni cellulari, tablet, ecc.) con quella GPS. Questi servizi, se da un lato offrono grandi vantaggi, presentano, dall’altro, rischi da non sottovalutare in tema di privacy dell’utente, considerato che sono emessi in base ai nostri nuovi modi di procedere agli acquisti, alla nostra posizione e/o alla presenza nelle vicinanze di un punto vendita che offre prodotti simili a quello che stiamo cercando e che comunichiamo –non sempre consapevolmente- al fornitore del servizio che ci viene proposto sul nostro dispositivo portatile.

L’influenza reciproca tra tecnologie dell’informazione e concetti spaziali assume maggiore rilievo, procedendo a un’analisi più sostanziale. I dati geografici digitali hanno acquisito un nuovo valore, oltre a quello legato alla descrizione del territorio, delle sue caratteristiche ambientali e antropiche. Infatti, detengono anche un forte ruolo di connettore e aggregatore di altre fonti di dati, funzione ormai indispensabile per creare e condividere nuove informazioni e conoscenze nella Rete.

Gli esempi riferibili a questa convergenza sono molteplici: il ruolo della componente geografica è significativo nell’ambito delle tecniche di data mining , dell’applicazione dei modelli semantici al Web o, ancora, delle tecniche di visualizzazione, il cui approccio -nei suoi fondamenti- è anch’esso spaziale. Un esempio classico della convergenza tra spazializzazione e visualizzazione è la tecnica analitica di scaling multidimensionale (MDS), tecnica di analisi statistica usata spesso per mostrare graficamente le differenze o le somiglianze tra elementi di un insieme (in figura è riportato un esempio di applicazione di questa tecnica statistica).

Figura. Esempio di mappa anamorfica. Visualizzazione di un’area geografica d’interesse (Regione Alpina), sulla base dei tempi di percorrenza necessari per raggiungere le diverse città. Rif. EURAC Research

A) Attraverso lo scaling multidimensionale (MSD) i punti di origine (starting point), che corrispondono alle coordinate geografiche delle stazioni ferroviarie, sono stati ri-scalati in relazione alla matrice dei tempi di percorrenza futuri generando nuovi punti ( ending point) con coordinate geografiche diverse. B) Sulla base di questo ri- scaling e attraverso l’utilizzo di un programma java Darcy-2.0 è stato possibile deformare l’immagine della realtà sulla base della costante temporale.

La convergenza tra concetti riguardanti lo spazio e l’ICT implica che, sempre più spesso, i problemi saranno posti in termini spaziali e risolti ricorrendo all’uso di astrazioni spaziali. Ne conseguirà che alle persone si presenteranno opportunità –piuttosto che situazioni in cui si troveranno nella necessità- di pensare spazialmente.

Se già ora, ad esempio:

  • nel quotidiano utilizziamo dispositivi per generare indicazioni stradali,
  • in ambito professionale, l’adozione di sistemi di visualizzazione per instradare il movimento di persone, mezzi o merci, è ormai diffusa,
  • e in campo scientifico si utilizzano le rappresentazioni spaziali prodotte da strumenti di data mining,

il tema delle competenze spaziali e delle figure professionali operanti nel settore dell’in formazione geografica va considerato soprattutto in prospettiva, legandolo all’ampio impiego dei dati geografici nel contesto di tecnologie in rapido sviluppo.

E’ quindi importante riferirsi a scenari che già oggi possono essere immaginati richiamando paradigmi emergenti -come l’Internet of everything o la connected car-, seguendo come questi si manifestano nella realtà, intervenendo per contrastare gli handicap riferibili alle competenze geo-digitali, che altrimenti rischiano di amplificarsi rapidamente. In altri termini: operare per limitare la disparità tra chi possiede e chi non ha la capacità di accedere e impiegare dati geografici; tra chi è in grado di trarne vantaggi e chi resta relegato ai margini della comunità intelligente.

La prima riunione del gruppo di lavoro UNINFO per i profili professionali del settore dell’informazione geografica è stata inserita in calendario, il primo marzo pv. Essa si svolgerà presso la sede di AgID. Questo primo incontro sarà aperto ai non soci UNINFO: chiunque fosse interessato, può formalizzare la richiesta di partecipazione entro il 16 febbraio p.v. utilizzando la pagina dedicata di EventBrite.

La mailing list big-gim continuerà ad essere attiva e utilizzato dai promotori del GIM per animare la discussione e potrà essere utilizzata per inviare commenti e suggerimenti riguardanti gli argomenti trattati o altri che si desiderano portare all’attenzione della comunità in Rete e allo stesso gruppo di lavoro.



[1] Negli USA questo fenomeno è stato esaminato già dal 2006. Segnalo, per chi volesse approfondire l’argomento, i rapporti “ Learning to Think Spatially: GIS as a Support System in the K-12 Curriculum ”, del Committee on the Support for the Thinking Spatially: The Incorporation of Geographic Information Science Across the K-12 Curriculum , National Research Council, THE NATIONAL ACADEMIES PRESS, 2006 e “ Geographic Information Science and Technology Body of Knowledge” curato dall’ University Consortium for Geographic Information Science: ASSOCIATION OF AMERICAN GEOGRAPHERS, 2006 ; questo secondo documento è “il punto di partenza” del progetto, cofinanziato dall’UE nel 2014, “ GI-N2K (Geographic information: Need to Know) che “aims to improve the way in which future GI professionals are prepared for the labor market so that the Geographic Information sector in general can evolve in a dynamic and innovative way .