Dati e stakeholder, cosa migliorare nel Patto per la Sanità Digitale

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Tra gli elementi positivi del Patto per la Sanità Digitale l’aspetto dei dati è uno di quelli rilevanti. Non soltanto per i vantaggi che se ne derivano per la Sanità, ma anche per il quadro concettuale che disegnano

10 Luglio 2016

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Nello iacono, Stati Generali dell'Innovazione

Tra i tanti elementi positivi del Patto per la Sanità Digitale che ha ricevuto il 7 luglio il via libera dalla Conferenza Stato-Regioni, certamente il modo in cui è considerato l’aspetto dei dati è uno di quelli rilevanti. Non soltanto per i vantaggi che se ne derivano per la Sanità, ma anche per il quadro concettuale che disegnano.

Il Patto, infatti,

  • nel capitolo “governance” prevede che tra le prime azioni di cui valutare l’avvio ci debba essere la “ condivisione a livello centrale dei dati di acquisto e di consumi di beni e servizi del SSN che consenta un monitoraggio tempestivo e puntuale della spesa sanitaria per beni e servizi, favorendo così l’individuazione di ulteriori aree di razionalizzazione e centralizzazione. Condivisione dei dati tra Centrali di Committenza Regionali e Nazionale per indirizzare al meglio le iniziative centralizzate in termini qualitativi e quantitativi. Tale banca dati favorirebbe altresì una migliore programmazione della spesa e controlli multilivello sull’appropriatezza in base ai livelli produttivi di struttura ;”
  • nel capitolo “Dati” due azioni, di cui una ancora di “ condivisione a livello centrale dei dati di acquisto e di consumi di beni e servizi del SSN ”, con le finalità di razionalizzazione come per la precedente azione, e poi una indirizzata all’interoperabilità tra le banche dati con lo scopo anche di “ promuovere un change management ed una governance evidence based ”.

Per quest’ultima azione l’intento è di rendere disponibili i dati che già sono presenti in abbondanza per “ permetterne le analisi utili a guidare le scelte cliniche e gestionali, tentare di prevedere la domanda di salute nel medio-lungo periodo per adattare di conseguenza il sistema sanitario ”.

In altri termini, si indirizza il tema dell’utilizzo dei dati in un’ottica chiara di programmazione e da qui se ne derivano i requisiti per il monitoraggio. I dati non sono quindi visti e trattati come elementi disponibili da utilizzare per la gestione e il controllo, ma come indispensabili per il governo dell’intero settore sanitario. Con un accento particolare per i dati di spesa, ma con un’enfasi significativa per tutti quei dati che diventano essenziali per comprendere l’efficacia delle scelte operate, per “migliorare i percorsi di cura” e quindi dell’intero sistema sanitario. È auspicabile che in questo quadro siano viste anche le iniziative per l’apertura dei dati, utili senz’altro per la realizzazione di nuovi servizi alla popolazione e il miglioramento dell’accesso ai servizi sanitari, ma credo cruciali per disporre di elementi sempre più ricchi e integrati sulla valutazione della loro efficienza e qualità.

La situazione, sul fronte dell’apertura dei dati, e quindi della possibilità di integrazione e arricchimento anche al di fuori del mondo degli attori istituzionali del sistema sanitario, è senz’altro migliorabile, come abbiamo constatare in una recente analisi, oltre che grazie ad una inchiesta di Rosy Battaglia : sono soltanto 30 (ormai così da diversi mesi) i dataset presenti sul portale open data del Ministero, e dopo due anni dal suo avvio il sito dovesalute.gov.it è ancora fermo a 65 strutture e mancano ancora diversi, troppi dati per poter essere davvero utilizzati.

Credo che, a parte la considerazione sull’elemento negativo della “clausola di invarianza finanziaria” (per cui deve essere realizzato tutto a costo zero), sia da sottolineare l’importanza dell’ampliamento della conoscenza sui dati (nell’ottica della programmazione e del monitoraggio, ma anche di spinta all’efficacia e all’efficienza) anche al contributo dei privati e dei cittadini, molto in nuce all’interno del Patto (in modo interpretabile anche nel modo esteso qui proposto, è presente l’affermazione “ queste priorità verranno discusse in progress in modo da giungere ad una versione condivisa da tutti gli stakeholder”). Tutti.

Questi elementi dovrebbero trovare spazio nel Master Plan triennale, la cui elaborazione sarà il vero banco di prova del Patto. In caso positivo questa iniziativa potrebbe rappresentare, nell’approccio e nella logica seguita, un ottimo esempio di riferimento anche per altri ecosistemi digitali.