Cambiare la città? sì, ma qui

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“Libertà è partecipazione” cantava una vecchia canzone-manifesto di Giorgio Gaber, ma dove l’appendiamo questa partecipazione? dove la facciamo uscire dai discorsi elettorali e la caliamo nella realtà? dove possiamo sentirla come un’opportunità e non una parola vuota? Dove se non a casa nostra, nei luoghi che ci sono cari, a cui teniamo, che abitiamo o che accolgono i nostri quotidiani percorsi? Questa considerazione è alla base dell’importante iniziativa di partecipazione che ha messo in piedi, con una forte spinta del sindaco Matteo Renzi, il Comune di Firenze con il titolo “I fiorentini cambiano la città”. Come sempre prima vi racconto brevemente di cosa si tratta e cosa ha già prodotto, poi qualche breve considerazione.

6 Ottobre 2010

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Carlo Mochi Sismondi

Articolo FPA

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“Libertà è partecipazione” cantava una vecchia canzone-manifesto di Giorgio Gaber, ma dove l’appendiamo questa partecipazione? dove la facciamo uscire dai discorsi elettorali e la caliamo nella realtà? dove possiamo sentirla come un’opportunità e non una parola vuota? Dove se non a casa nostra, nei luoghi che ci sono cari, a cui teniamo, che abitiamo o che accolgono i nostri quotidiani percorsi?
Questa considerazione è alla base dell’importante iniziativa di partecipazione che ha messo in piedi, con una forte spinta del sindaco Matteo Renzi, il Comune di Firenze con il titolo “I fiorentini cambiano la città”.
Come sempre prima vi racconto brevemente di cosa si tratta e cosa ha già prodotto, poi qualche breve considerazione.

Per descrivere questa originalissima e corposa azione di democrazia partecipata credo che valga la pena di riportare uno stralcio della presentazione ufficiale su www.comune.fi.it:

“100 luoghi, 100 spazi da immaginare, 100 sogni possibili, 100 realtà da costruire. Un numero simbolico per cominciare a trasformare Firenze in un luogo davvero nostro. Fatto per chi ci vive, per chi ogni giorno ne occupa la dimensione del significato più importante, quello umano.
Dopo un anno di studio, di organizzazione e di conoscenza degli strumenti a disposizione, l’amministrazione è pronta per attuare la seconda parte, il cuore del suo mandato: quello di costruire tutti insieme una casa più comoda, più “giusta” per i fiorentini. Un modo diverso di amministrare, partecipando davvero tutti al bene comune.
Cominciamo come sempre, insieme, dal progetto: il 28 settembre, alle 21, in 100 luoghi della città si terranno contemporaneamente 100 assemblee aperte in cui i cittadini potranno contribuire praticamente alla riorganizzazione, alla costruzione o al miglioramento della zona della città che sta a loro più a cuore, che vivono di più.
Piazze, giardini, scuole, parcheggi, infrastrutture, spazi da svuotare e rinnovare completamente. Partecipare alle assemblee significherà far sentire la propria voce, avere la possibilità di esprimere il proprio parere su cosa e come si vuole cambiare la città. Significa dare corpo alle proprie necessità, nel rispetto delle esigenze di tutti, e approfondire le dinamiche che portano alla modificazione urbanistica della città.
L’esperienza del bello non è una mera questione estetica: è un nodo sociale fondamentale. Il bello, come le strade e gli edifici di Firenze ci ricordano costantemente, ci rende migliori, ci abitua al meglio tutti i giorni. Ci costringe a ricordarci sempre di come non ci si debba accontentare, nella vita, di sopravvivere: esprimere sempre il massimo di noi stessi è uno stile, una qualità dell’esistenza che rende la vita più degna di essere vissuta.”

Insomma l’idea è di mettere in piedi un vero processo bottom-up: si parte dai luoghi della città, dai più simbolici come Piazza Duomo ai più lontani come le strutture della periferia, per immaginare insieme una città diversa.
La scommessa era ambiziosa sin dall’inizio: in un momento in cui è così difficile coinvolgere la partecipazione dei cittadini alla vita sociale, indire non dieci ma cento assemblee in contemporanea era certamente un azzardo. Da quel che ho visto e ho letto e da quel che mi hanno raccontato alcuni dei partecipanti almeno questa prima partita è stata vinta alla grande: le cento assemblee si sono fatte e dopo neanche una settimana cento report erano già a disposizione di tutti sul sito web e con essi centinaia di proposte piccole e grandi.
Ora viene la parte più difficile: mettere in ordine le idee, dar loro delle priorità, mediare gli interessi che a volte sono contrapposti. Ma questo è il compito nobile della politica nella migliore delle sue accezioni.

Tre brevi considerazioni che vanno tutte ad onore del progetto, con l’avvertenza che lo monitoreremo nel tempo e vi racconteremo come si svilupperà.
La prima è sugli strumenti usati: il sito web è il cuore dell’iniziativa, ha sfruttato al meglio la multimedialità, è pieno di foto, rimanda ai siti di condivisione come flickr, insomma è completamente web 2.0. Ma l’approccio è inclusivo, si può partecipare anche senza mettere neanche un dito su una tastiera, le assemblee sono fisiche, le persone si sono spostate dalla loro casa e sono andate ad incontrarsi, hanno condiviso idee, ma anche qualcosa da mangiare e da bere insieme. Insomma una moderna strategia multicanale o, come dicono gli anglosassoni, “brick and click”, ossia che sa sfruttare al meglio canali tradizionali e innovativi.
La seconda considerazione è sulla immediatezza e fecondità di un approccio alla conoscenza dei fenomeni basata sulla “topografia”, ossia sull’individuazione dei luoghi in cui avvengono le cose. Fenomeni in grande crescita come i social check-in del genere di Foursquare, Places, Mobnotes (a cui aderisce anche FORUM PA) dimostrano la vitalità del “qui e ora”.
Infine mi pare che da Firenze, città invero in questo privilegiata, arrivi una importante notazione sul ruolo fondamentale che ha l’esperienza del bello nella nostra vita quotidiana. Vivere nel brutto o nello sciatto non è solo più scomodo, è anche avvilente e foriero di altrettanta sciatteria. E’ vero che il bello non si misura con il PIL, ma la nostra qualità della vita – che ne siamo consapevoli o no – è al massimo dipendente dalla dimensione estetica di quel che ci circonda.

Su Saperi PA trovi approfondimenti sul tema smart cities

Abbiamo parlato tante volte di città intelligenti, di smart city, e ancora ne parleremo, ma le città intelligenti devono avere nel cuore e nella mente l’attenzione al bello, altrimenti diventano trappole tecnologiche.
In questo la responsabilità dell’amministrazione pubblica è enorme: ha tollerato, o addirittura ha prodotto, tanto brutto intorno a noi, tanto brutto nelle nostre città. Che ora, aiutata da cittadini sensibili, voglia cambiare pagina non può che essere visto con speranza.