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Abi: “Aumentiamo i servizi e abituiamo i cittadini all’epayment”

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La nostra media annuale di utilizzo pro capite si assesta su 80
transazioni contro le circa 200 della media dell’area dell’euro. La
riluttanza italiana quindi non è dovuta a un gap infrastrutturale, ma è
una “questione culturale”

30 Maggio 2016

​Rita Camporeale, Associazione Bancaria Italiana

Lo stato di avanzamento dell’utilizzo dei sistemi di pagamento elettronici mostra un’Italia divisa, con il Centro e il Nord del Paese più avanti nell’adeguamento ai piani di digitalizzazione rispetto al resto d’Italia. Quello che infatti emerge dalla ricerca ricerca “Moneta digitale e la sua diffusione per i pagamenti dei servizi della PA. Il caso della sanità pubblica”, sviluppata dalla School of Management del Politecnico di Milano e FORUM PA in collaborazione MasterCard, è una fotografia della sanità italiana che però ben rispecchia il sistema pubblico nel suo complesso.

D’altronde è nota la distanza che ci separa dalla media europea per l’utilizzo dei sistemi di pagamento elettronici, basti pensare che la nostra media annuale di utilizzo pro capite si assesta su 80 transazioni contro le circa 200 della media dell’area dell’euro. La riluttanza italiana quindi non è dovuta a un gap infrastrutturale, ma è una “questione culturale”, di una non–abitudine di uso quotidiano da parte dei cittadini.

Il ruolo della PA può e deve essere quello di abituare i cittadini ad utilizzare metodi di pagamento diversi dal contante. C’è scarsa conoscenza delle potenzialità, ma anche della comodità di poter effettuare dei pagamenti tramite POS o on line; di converso non risultano percepiti i rischi ed i costi connessi all’uso del contante. Limitata è anche la conoscenza delle caratteristiche dei vari strumenti disponibili per effettuare transazioni in modalità elettronica. Quindi la PA può realizzare concretamente semplificazione, trasparenza e efficienza amministrativa e al contempo, rassicurare i cittadini circa la sicurezza, la convenienza e la comodità dei pagamenti elettronici.

Per fare questo però è necessario aumentare i servizi, rispetto agli attuali, previsti dalla piattaforma di PagoPA. L’offerta deve è infatti ancora crescere rispetto all’intero panorama dei servizi potenzialmente disponibili. Certo è che “digitalizzazione” per la PA significa ripensare i processi, e questo richiede sicuramente tempo, ma bisogna lavorare nel dare più servizi possibili ai cittadini, anche in una logica di armonizzazione tra tutte le PA. In questo senso potrebbe essere di aiuto lo sviluppo di piattaforme e modalità di pagamento in una logica di riuso.

La collaborazione e il confronto con tutti gli attori coinvolti: esercenti, consumatori e PA si conferma la strada principale per una maggiore diffusione di utilizzo della moneta elettronica.

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