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Appalti, ANCI: “Senza decreti attuativi e risorse i Comuni sono fermi”

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3 Novembre 2016

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Gabriele Rabaiotti, assessore Lavori pubblici e Casa, comune Milao e rappresentante ANCI

Il nuovo codice dei contratti pubblici sta rinnovando profondamente la disciplina delle gare pubbliche, ma ad oggi non abbiamo ancora il quadro sufficiente delle direttive attuative utile a rimettere il meccanismo in moto. Siamo in attesa del decreto attuativo relativo agli indirizzi generali sulla pubblicazione dei bandi e di quello che definisce il contenuto dei tre livelli di progettazione. Due ambiti fondamentali per i Comuni e l’incertezza che ne deriva risulta un problema per l’attività l’amministrativa. A questo si aggiunge la necessità di procedere con validazione sterna per oper il cui importo supera la soglia comunitaria; si tratta di situazioni frequenti per i comuni di grandi dimensioni che saranno chiamati non solo ad allungare i tempi per l’aggiudica dell’appalto (istruendo una gara specifica per il validatore) ma anche ad impiegare più risorse economiche (per retribuire il validatore).

Sempre per le amministrazioni che lavorano nelle città medio-grandi siamo in attesa anche di maggiori indicazioni su come e quando poter fare ricorso alle società in house, capendo anche quali possono essere le ripercussioni sulle procedure.

Come ANCI abbiamo presentato, in audizione alle Commissioni Ambiente della Camera dei Deputati e Lavori pubblici del Senato, un documento di proposta in cui abbiamo messo in evidenza quali sono le principali difficoltà che stanno incontrando i Comuni. In termini generali si avverte una forte concentrazione e attenzione per la fase istruttoria e preliminare di gara; meno presidiata sembra essere la fase attuativa e di implementazione. Come accade per le grandi opere con gli organi di alta vigilanza, si potrebbe immaginare un processo semplice ma effettivo che, unitamente al ‘rating di impresa’ dia modo ai Comuni, impegnati su molti fronti di intervento spesso riuniti all’interno dell’area ‘lavori pubblici’ di poter seguire attraverso micro-strutture di vigilanza, la corretta esecuzione degli interventi appaltati. Fallimenti, ritardi, riserve e varianti sono dimensioni ricorrenti che portano a ritardi significativi, a vere e proprie interruzioni dei cantieri, a costi fuori dal previsto, Questo in ambiti di intervento anche di grande urgenza come accade, ad esempio, per le scuole. Abbiamo imprese, è triste dirlo, che si muovono secondo quanto previsto dalla norma e che si specializzate nella gestione distorta dell’appalto pubblico.

Alla mancanza dei decreti attuativi che dicano come guidare il cambiamento si aggiunge la carenza di risorse che affligge gli Enti locali. In questo quadro diventa complicato muoversi. Credo che l’avanzamento dell’iter di riforma, con l’emanazione delle linee guida fondamentali, possa rappresentare il passaggio a partire dal quale rimettere in moto la macchina amministrativa che nel frattempo ha rallentato.

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