Applicativi immaturi frenano il processo telematico - FPA

Applicativi immaturi frenano il processo telematico

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22 Febbraio 2016

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Luigi Petrucci, magistrato referente informatico del Distretto di Palermo

Processo penale telematico: il PPT analogamente al gemello PCT per il processo civile, sta ad indicare tutte le tecnologie che consentono la registrazione degli eventi processuali, l’organizzazione dell’agenda del magistrato e la formazione dei ruoli di udienza. Rientrano nel PCT anche il deposito di atti processuali contenuti in un documento digitale, la loro comunicazione o notificazione agli altri soggetti processuali per via telematica, la loro archiviazione nel fascicolo processuale informatico per la consultazione e conservazione insieme a tutto il materiale probatorio acquisito nel processo. Si tratta di sistemi che coprono tutta l’area della giurisdizione, dal momento che si estendono anche agli adempimenti esecutivi della sentenza, tipico atto conclusivo del processo, come quelli collegati alla tenuta del casellario giudiziale o alla condanna dell’imputato al risarcimento del danno in favore della parte civile o, ancora, alla liquidazione e contabilità delle spese di giustizia.

Un ambito in cui si sta lavorando e per il quale la Scuola Superiore della Magistratura ha pensato di organizzare un corso di formazione, rivolto a tutti i Magistrati referenti distrettuali per l’informatica. Svolto dal 17 al 19 febbraio a Scandicci e coordinato dalla dott.ssa Maria Cristina Amoroso, Referente per l’Informatica del Distretto di Napoli, è il primo corso nel suo genere volto a illustrare i sistemi informativi per l’area penale. Criticità e azioni intraprese nel medio periodo per l’effettiva realizzazione del Processo Penale Telematico (PPT) sono state illustrate da Pasquale Liccardo, responsabile della Direzione Generale dei Sistemi Informativi Automatizzati (DGSIA).

La più grande differenza rispetto al PCT, fondato su un sistema unico che assolve a tutte le funzioni, è data dalla diversità degli applicativi a seconda della funzione svolta e, soprattutto, dal mancato “dialogo” fra alcuni di loro. Sono connessi fra di loro gli applicativi della “famiglia” SICP (Sistema Informativo della Cognizione Penale), di cui il modulo “madre” è il REGE WEB, che sostituisce la quasi totalità dei registri di cancelleria previsti dalle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale. Si tratta di un applicativo web based. Mentre TIAP (Trattamento Informatizzato Atti Penali) è l’applicativo che di recente è stato scelto dal Ministero della Giustizia per realizzare in tutti gli uffici giudiziari la dematerializzazione dei documenti del fascicolo delle indagini preliminari, in modo da consentire una più facile consultazione e gestione degli stessi da parte di tutti gli attori del processo: magistrati, cancellieri, avvocati.

L’infrastruttura per assolvere a tutte le funzioni del PPT è in buona parte già pronta, anche se variamente diffusa sul territorio nazionale e, a seconda degli applicativi, diversamente performante rispetto alle necessità degli utenti. Tuttavia al momento sembra funzionare del PPT solamente le notifiche a mezzo PEC a soggetti diversi dall’imputato, la cui obbligatorietà dal 15.12.14 è stata sancita dall’art. 16 d.l. n. 179/2012, conv. l. n. 221/2012. La funzione è assolta da un applicativo c.d. stand alone chiamato SNT (Sistema Notificazioni Telematiche), web based, che attinge al REGINDE per il reperimento degli indirizzi di PEC del destinatario.

Sarebbe opportuna l’introduzione di una Consolle per l’avvocato analoga a quella del PCT, che consenta la presentazione delle istanze e la consultazione dei vari documenti processuali da remoto.