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Blockchain governative: dialogo costruttivo per una e-democracy

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L’impiego delle “blockchain governative” rappresenta una sfida cui la PA che vuole creare valore è chiamata a rispondere, laddove sappia affrancarsi da opportunismi politici e sovrastrutture preconcette. Un viaggio all’interno delle opportunità che la blockchain offre a supporto della e-democracy, migliorando la fiducia nell’amministrazione e la qualità delle politiche pubbliche; dall’individuazione di una “blockchain infrastruttura pubblica” ai possibili servizi operabili, passando per la creazione di una valuta di compensazione per iniziative di welfare

6 Maggio 2019

G

Roberto Garavaglia

Management Consultant & Innovative Payments Strategy Advisor

Photo by André François McKenzie on Unsplash - https://unsplash.com/photos/JrjhtBJ-pGU

Per chi si occupa di comunicazione e diffusione della conoscenza la sfida più grande è quella di aiutare a capire.

La blockchain è una tecnologia per alcuni aspetti “rivoluzionaria” ed è opportuno conoscerla e farla conoscere nel modo più corretto. È una tecnologia che propone nuovi paradigmi; modificando alla base i concetti di transazione, proprietà e fiducia è in grado di cambiare – anche in modo radicale – il modo di gestire le relazioni e i rapporti tra persone, imprese, cittadini e istituzioni.

Alcuni la chiamano “internet dei valori”, altri la definiscono “The trust machine”, molti pensano sia la base per lo sviluppo di una “e-democracy”. La Blockchain è una straordinaria opportunità di cambiamento … e “Il cambiamento dovrebbe essere un amico. Dovrebbe accadere perché programmato, non a seguito di un incidente.” (Philip B. Crosby).

L’incipit di questo contributo dovrebbe, di per sé, essere già sufficientemente esaustivo. Pubblica Amministrazione e blockchain possono far emergere valore (piuttosto che crearlo ex nihilo) laddove sappiano incontrarsi in un terreno neutro, affrancato da opportunismi politici e scevro di sovrastrutture pregiudizievoli.

La fiducia nelle istituzioni

Secondo il XXI RAPPORTO GLI ITALIANI E LO STATO[1] pubblicato a dicembre 2018 da Demos & Pi, il nostro paese mostra i segni – evidenti – di una società disorientata. I cittadini se da un lato sono immersi in un clima di effervescenza civica e politica, che rimanda alla protesta e all’impegno, dall’altro appaiono anche alla ricerca di approdi forti per superare quella disillusione che li caratterizza ormai da lungo tempo.

La Regione e lo Stato, nel rapporto dell’istituto di ricerca fondato da Ilvo Diamanti, si posizionano rispettivamente al 9° e 10° posto della classifica che analizza la fiducia nelle istituzioni, pur evidenziando un considerevole aumento in percentuale, rispetto al precedente anno, del numero di cittadini che affermano di avere “molta o moltissima” fiducia (si passa dal 19% del 2017 al 29% per quanto riguarda lo Stato, mentre l’incremento è assai più ridotto per quel che concerne la Regione, che passa dal 29% al 30%).

Aumentano anche gli indici di Partecipazione Sociale, compresi quelli riferibili a nuove forme che passano anche per l’uso della tecnologia.

La fiducia nel digitale

Un’indagine condotta dal World Economic Forum e pubblicata a marzo 2019[2] sull’atteggiamento degli europei nei confronti della tecnologia, ha rilevato che un quarto delle persone preferirebbe che le decisioni politiche venissero prese dall’intelligenza artificiale invece che dai politici.

In particolare, per quanto concerne l’Italia, Il 28% dei nostri connazionali è in qualche modo (o totalmente) d’accordo di lasciare che un’intelligenza artificiale possa assumere decisioni importanti per il funzionamento del paese.

Il combinato disposto delle evidenze che emergono dai due diversi studi (fiducia nelle istituzioni, fiducia nel digitale) non può non indurre a soffermarsi sul come possa (debba?) una Pubblica Amministrazione tener conto degli stimoli (in alcuni casi esigenze in latenza), che una cittadinanza sempre più digitale esprime.

Orbene, se da un lato le nuove tecnologie possono contribuire nel dare una risposta concreta a queste richieste, dall’altro occorre tener presente il problema della governance. In particolare, è bene progettare soluzioni innovative che rechino in sé gli “antidoti nativi” contro una possibile centralizzazione del “potere della digitalizzazione”.

A beneficio di un’effettiva e-democracy che dia opportunità di espressione in forme di collaborazione attiva cittadino-istituzioni, al riparo da qualsia tentazione corruttiva tesa a “imbrogliare le carte” che possa celarsi dietro ai processi d’innovazione tecnologica, la PA deve potersi adeguatamente equipaggiare e rafforzare in termini di competenze cross-disciplinari (economia, information technology, legal, …) e di commitment politico.

Blockchain e e-democracy

In estrema sintesi possiamo rappresentare la blockchain come una tecnologia “utile” che consente a persone diverse, che non si conoscono fra di loro, di verificare e validare il succedersi di transazioni memorizzate su un registro condiviso di eventi (il c.d. “Ledger”).

La registrazione su un registro distribuito di un’occorrenza, sia essa intesa come l’elaborazione di un’informazione, piuttosto che come esecuzione di azioni al seguito di eventi, deve qui intendersi nella sua più ampia accezione, volta a facilitare la comprensione di un possibile ed efficacie utilizzo dei protocolli di blockchain che saranno descritti brevemente nel seguito di questo contributo.

Governance decentralizzata e controlli distribuiti, caratteristiche da assumersi basilari nella progettazione di quelle che chiameremo “blockchain governative”, permettono di conseguire alcuni obiettivi piuttosto rilevanti – ad esempio –  in quei contesti dove il fenomeno della corruzione, espresso in tutte le sue forme, da quelle più tenui rappresentate da interventi “censori” o “offuscatori” di verità, a quelle più ponderose ravvisabili in autentiche alterazioni dei fatti, inficia il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadino.

I protocolli di consenso distribuito[3] tipici di alcune blockchain, la capacità di eseguire mediante smart contract[4] un insieme di procedure distribuite in grado di raggiungere un elevato livello di automazione a parità di garanzia dell’immutabilità dei risultati, unitamente alla corretta progettazione di sistemi che sappiano “traghettare” in modo inalterabile un’attualità di eventi e occorrenze “off-chain” verso piattaforme distributed ledger mediante l’azione congiunta di sensori[5], oracoli[6] e digital twins[7], sono tutti ingredienti che devono essere presenti nella progettazione di blockchain governative.

Per una visione at glance delle principali proprietà che caratterizzano soluzioni basate su blockchain, si veda la Fig. 1 sottostante.

Figura 1 - Caratteristiche chiave delle blockchain

Con il termine e-democracy si intende la partecipazione dei cittadini alle attività delle pubbliche amministrazioni locali ed ai loro processi decisionali attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione. L’impiego innovativo delle ICT consente l’apertura di nuovi spazi di dialogo tra cittadini e amministrazione che integrano e rafforzano le forme tradizionali di partecipazione.

Perfezionamento della fiducia e del coinvolgimento attivo del cittadino nei rapporti con le Pubblica Amministrazione, inclusione sociale e welfare 3.0[8], migliore controllo degli impieghi che la PA (in special modo quella locale) destina alle politiche del territorio a fronte del gettito fiscale introitato, efficientamento della trasparenza nell’analisi dei dati[9] (perché una sensoristica, da sola, non riesce prevenire un disastro strutturale? …), sono solo alcune delle finalità perseguibili con una progettazione di blockchain che catalizzino il rapporto cittadino-istituzioni, potendo contribuire al rafforzamento della democrazia.

Aumento della fiducia nell’amministrazione e miglioramento della qualità delle politiche pubbliche

Il coinvolgimento nelle attività pubbliche offre ai cittadini[10] l’opportunità di acquisire familiarità con le iniziative dell’amministrazione, nonché di esprimere opinioni e pareri che vengono considerati nell’elaborazione delle decisioni. Amministrazione più aperta ed affidabile agli occhi del cittadino, senso di fiducia nei confronti dei poteri pubblici, democrazia rappresentativa, sono tutte istanze che possono ben rappresentarsi e svilupparsi mediante l’adozione di soluzioni basate su blockchain pubbliche.

Il potenziamento delle relazioni tra amministrazione e cittadini, l’opportunità di vedere nel cittadino una risorsa e il suo coinvolgimento nelle diverse fasi del ciclo di vita delle politiche, vedono nell’implementazione di una (o più) blockchain ibride un modello virtuoso che potrebbe consentire l’efficientamento dei processi di informazione, consultazione e partecipazione attiva.

Quali blockchain adottare

Spesso ci si interroga su quali tipologie di blockchain sia più opportuno adottare, in particolare per quelle che gestiscono rapporti e relazioni con la Pubblica Amministrazione. Il dilemma che si pone fra l’impiego di modelli permissioned piuttosto che permissionless deve, all’avviso di chi scrive, potersi superare.

È opinione personale dell’autore di questo contributo che gli scenari in cui sviluppare direttrici di innovazione in questo contesto debbano prevedere l’adozione di modelli “ibridi”, nei quali una (o più) blockchain permissionless si pongano centrali rispetto allo sviluppo e all’operatività di architetture permissioned. È una tecnica, questa, che si basa sulle cc.dd. “Pegged Sidechains”[11] e che prevede di utilizzare blockchain con asset nativi, per le quali il sistema di consenso distribuito prevede un’attività di mining, che fungano da ‘hub’ in modo da garantire l’interoperabilità di blockchain permissioned.

In questo modo si perverrebbe a un buon compromesso fra un sistema di governance decentralizzata e distribuzione dei controlli, nel quale la fiducia è riposta in chiunque dimostri matematicamente di esserne in grado (risolvendo un complicato enigma crittografico), e un sistema di governance centralizzata e controlli distribuiti, nel quale solo in alcuni individui noti e predeterminati è riposta la fiducia, dove le transazioni sono validate raggiungendo un consenso distribuito tra più soggetti preselezionati. In altre parole, si avrebbe la garanzia di una decentralizzazione economicamente ottima (in senso Paretiano) salvaguardando la scalabilità.

Nel concreto, si potrebbe ipotizzare di creare un’infrastruttura pubblica basata sul modello di blockchain ibrida, in cui il processo di validazione del consenso è attuato da qualsiasi individuo (cittadini attivi) o organizzazione speciale implementata, ad esempio, sul modello delle B Corporation (o Società Benefit)[12], che sia identificato e identificabile[13]. Tale infrastruttura potrebbe rappresentare l’hub pubblico di cui si è accennato poc’anzi, al quale possono interfacciarsi blockchain private (o, in alcuni casi, anche ibride) su cui sono implementati i servizi degli enti locali e mediante le quali, in generale, sono governate le politiche di territorio.

In relazione alla possibile implementazione della blockchain ibrida che funge da “hub”, potrebbe infine non escludersi la possibilità di una remunerazione dei partecipanti (cittadini attivi e organizzazioni) mediante l’attribuzione di tokens che potrebbero essere impiegati quale “valuta di compensazione” a sostengo di iniziative di welfare[14].

IL CONVEGNO

La blockchain per una gestione distribuita e condivisa dei servizi pubblici

Il convegno si propone di restituire uno scenario del mercato e delle opportunità offerte da questa tecnologia, nonché del ruolo della PA nella nuova strategia nazionale, attraverso il confronto con alcuni membri della task force del MISE e l’analisi di casi di applicazione e sperimentazione in atto in ambito pubblico

Roma Convention Center La Nuvola, 16 Maggio 2019

Quali servizi operabili su blockchain governative

Concludiamo questo articolo con una breve elencazione dei possibili principali servizi che, operati sulle blockchain evinte in precedenza come infrastrutture a supporto dei servizi locali (da non confondersi con la “blockchain infrastruttura pubblica” che funge da hub nazionale), potrebbero essere implementati.

In dettaglio, è opinione dell’autore che sia opportuno raggruppare i servizi per ciascuna delle due tipologie di blockchain “locali” ipotizzate: blockchain private, dove le autorizzazioni sono assegnate da un ente centrale a soggetti noti che possono accedere e validare le transazioni sul ledger e blockchain ibride, nelle quali il solo processo di validazione del consenso è attuato da individui o organizzazioni, come ad esempio un consorzio locale o un gruppo di cittadini riunitisi in associazioni del territorio.

Nella prima categoria di servizi rientrerebbero i seguenti:

  • Servizi a supporto dell’emissione e della gestione delle identità digitali;
  • Servizi a supporto della registrazione di atti pubblici e dei rapporti (transazioni) fra pubblico e privato;
  • Servizi correlati al trasporto pubblico locale (in special modo quelli che evolvono verso architetture MaaS – Mobility as a Service e che prevedano una gestione multi-modale);
  • Sistemi a supporto della digitalizzazione del voto nelle urne[15];
  • Sistemi a supporto di Supply Chain Management (in particolare quelli riferibili alla gestione dei fabbisogni degli enti locali) che possano prevedere anche un’evoluzione nell’ottica di SCF (Supply Chain Finance);
  • Sistemi a supporto dell’e-Procurement.

Nella seconda categoria potrebbero, invece, annoverarsi i seguenti servizi:

  • Servizi di votazione, qui intesi come strumento per la costruzione e gestione del dibattito, finalizzato a consentire ai cittadini un modo nuovo d’interazione con gli amministratori locali[16];
  • Servizi di fact-checking (grazie all’interazione di sensoristica e apporto collaborativo offerto da cittadini consapevoli);
  • Servizi di abilitazione e supporto al conseguimento di best practices (p.e. riduzione consumi energetici, waste management, ecc.)[17];
  • Servizi a supporto di iniziative di promozione turistica locale;
  • Sistemi a supporto della tracciabilità agro-alimentare (prodotti “a kilometrozero”);
  • Gestione valute complementari;
  • Gestione di sistemi di welfare locale;
  • Servizi a supporto della gestione di Smart-grid Energy.

Sono solo alcuni dei maggiori servizi, quelli evinti nelle elencazioni di cui sopra e ipotizzati da chi scrive, che potrebbero essere operati su blockchain, per ognuno dei quali è necessario (oltre che opportuno) procedere a un’attenta analisi di fattibilità, prima di avviarne in concreto le progettualità.

Sotto il profilo strategico, apparirebbe rilevante poter sperimentare iniziative di Open Innovation pubblico-privato, un approccio all’innovazione in base al quale anche il settore pubblico potrebbe – parimenti – basarsi su idee, risorse e competenze tecnologiche che arrivano dall’esterno, in particolare da startup, università, enti di ricerca, fornitori e consulenti.

LEGGI IL DOSSIER

“La PA crea valore se…”: tutti i contributi

Contributi, riflessioni e spunti per rispondere alla domanda: “Quali sono le iniziative prioritarie perché l’amministrazione pubblica possa creare 'valore pubblico' in una prospettiva di sviluppo equo e sostenibile?”. I risultati di questo processo di ascolto, arricchiti dai contributi che sono stati raccolti durante FORUM PA 2019, saranno raccolti in un white paper finale da sottoporre poi a consultazione pubblica

16 Giugno 2019



[1] XXI RAPPORTO GLI ITALIANI E LO STATO – Rapporto annuale sugli atteggiamenti degli italiani nei confronti delle istituzioni e della politica http://www.demos.it/a01557.php

[2]EUROPEAN TECH INSIGHTS – MAPPING EUROPEAN ATTITUDES TO TECHNOLOGICAL CHANGE AND ITS GOVERNANCE2019 – WEF, marzo 2019 https://www.weforum.org/agenda/2019/03/a-surprising-number-of-people-trust-ai-to-make-better-policy-decisions-than-politicians

[3] I protocolli di consenso distribuito delle blockchain permettono di raggiungere l’accordo su un’unica verità (ossia convenire su un unico ordine con cui le transazioni sono occorse), cui si perviene mediante l’adozione di regole comuni e grazie a un sistema di incentivi o di regole di governance accettate da ciascuna entità che è attiva sulla blockchain.

[4] Uno Smart Contract è la “traduzione” o “trasposizione” in codice informatico di un contratto, che permette di verificare in automatico l’avverarsi di determinate condizioni e di eseguire in automatico azioni (o dare disposizione affinché si possano eseguire determinate azioni) nel momento in cui le condizioni determinate tra le parti siano raggiunte e appurate.

[5] Ci si riferisce in particolare a terminali IoT (smart object, sensori, ecc.)

[6] Gli “oracoli” rappresentano un sistema mediante cui una (o più) parti possono contribuire all’interazione fra Smart Contract e mondo esterno alla blockchain.

[7] Copie digitali ottenute, ad esempio, tramite l’uso congiunto di smart objects in un contesto IoT e certificati digitali.

[8] Con “welfare 3.0” l’autore di questo contributo intende riferirsi a un sistema di politiche sociali che si basano sulla responsabilizzazione degli attori e sull’edificazione di un sistema di qualità dei servizi, in special modo quelli offerti da amministrazioni locali che agiscono sul territorio.

[9] Ci si riferisce in questo caso a sistemi di fact checking basati sull’impiego di smart contract operati su blockchain pubbliche.

[10] Queste riflessioni sono frutto dell’elaborazione dell’autore su alcune tematiche evinte nell’ambito dell’iniziativa “PAQ – Pubblica Amministrazione di Qualità”, il marchio del Dipartimento della Funzione Pubblica che, nel contesto degli indirizzi internazionali ed europei, promuove un insieme di iniziative per sostenere le amministrazioni impegnate a migliorare la propria performance e la qualità dei servizi pubblici.

[11] Le “Pegged Sidechains” sono state teorizzate dal crittografo Adam Back e da altri informatici, fra cui Matt Corallo e Luke Dashj, nell’ottobre del 2014.

[12] Le Società Benefit (o B Corp, in inglese) sono società che integrano nel proprio oggetto sociale, oltre agli obiettivi di profitto, lo scopo di avere un impatto positivo sulla società e sulla biosfera. Una Società Benefit è un nuovo strumento legale che crea una solida base per l’allineamento della missione nel lungo termine e la creazione di valore condiviso. In Italia la disciplina delle Cocietà Benefit è contenuta nella legge n.208 del 28/12/2015 (legge di Stabilità 2016) Art.1, Commi 376-384 ed è entrata in vigore a partire dal 1° Gennaio 2016.

[13] È’ opportuno rimarcare in questa sede quanto previsto dalla quinta direttiva antiriciclaggio (direttiva 2018/843/UE) in termini di identificazione per chi opera e accede a blockchain indipendentemente dalla tipologia di accesso al ledger (permissionless o permissioned), per una migliora valutazione dei quali si rimanda all’articolo “Valute virtuali, wallet provider, exchange platform: cosa cambia con la quinta direttiva antiriciclaggio e cosa ancora deve cambiare”, R. Garavaglia, 30 giugno 2018, Blockchain4Innovation http://bit.ly/2u3LE7I

[14] In alcuni contesti di applicazione tale forma di remunerazione può costiutuire la base del c.d. “UBI Universal Basic Income”.

[15] È opinione dell’autore che possa, allo stato di attualità tecnologica noto, escludersi l’impiego di sistemi basati su blockchain (di qualsiasi tipo) per il voto a distanza.

[16] È questo, probabilmente, l’uso più naturale delle blockchain governative impiegate in un contesto locale, che abilita nuoveforme di relazione e di ingaggio tra cittadini, imprese e amministrazione.

[17] Tramite l’adozione di blockchain è possibile creare una piattaforma che abilita, in modo controllato e sufficientemente protetto all’esposizione di azioni o comportamenti corrutivi, l’utilizzo di token impiegati come forme di incentivazione volte a favorire determinati comportamenti di cui beneficia l’intera collettività.

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