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Catasto delle reti: opportunità e rischi

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Il catasto
nazionale delle infrastrutture rappresenta una enorme opportunità per lo
sviluppo delle reti
ultrabroadband nel
Paese. I costi delle opere civili di scavo / installazione delle
infrastrutture a banda ultralarga rappresentano infatti la maggior parte del
costo totale

7 Aprile 2016

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Fulvio Ananasso, Club Dirigenti Tecnologie dell’Informazione e Stati Generali dell’Innovazione

Lo scorso 5 novembre 2015 è stato approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il Decreto Ministeriale (DM) che attua le disposizioni del Decreto Legge 12 settembre 2014 n. 133 (convertito con modifiche nella Legge 11.11.2014, n. 164) e istituisce il ‘Sistema informativo nazionale federato delle infrastrutture’ (SINFI). Il SINFI, la cui gestione è affidata al Ministero per lo Sviluppo economico (MISE), registrerà le informazioni relative alle infrastrutture passive nel sottosuolo e soprasuolo (cavidotti, linee aeree, …) presenti sul territorio. Inoltre, è stata assegnata al MISE la registrazione delle infrastrutture passive (cavidotti, linee aeree, …), e all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) la realizzazione e la gestione del “ catasto dei servizi ” — monitoraggio dell’offerta di connettività e velocità degli operatori di comunicazione elettronica (sia wireline che wireless).

I tempi concessi dal DM per le comunicazione al SINFI dei dati relativi alle infrastrutture sono piuttosto ristretti: 90 giorni gli operatori privati, 180 giorni per le pubbliche amministrazioni a partire dalla pubblicazione del DM in Gazzetta Ufficiale.

Il catasto nazionale delle infrastrutture rappresenta una enorme opportunità per lo sviluppo delle reti ultrabroadband nel Paese. I costi delle opere civili di scavo / installazione delle infrastrutture a banda ultralarga rappresentano infatti la maggior parte del costo totale e sono pertanto un serio ostacolo all’implementazione della next generation (access) network (NGN / NGAN).

Esistono però infrastrutture inutilizzate (o solo parzialmente utilizzate) che potrebbero essere adatte a istallare reti in fibra ottica senza necessità di nuovi scavi (ad es. dotti per acqua o elettricità, gasdotti, oleodotti, …). Una mappatura dettagliata delle infrastrutture disponibili nel territorio permetterebbe di evitare la duplicazione delle stesse per realizzare reti a banda larga e ultralarga. Un tale registro delle infrastrutture costituirebbe uno strumento di informazione geo-referenziato che permetterebbe di pianificare e facilitare lo sviluppo di reti ultrabroadband, riducendone sensibilmente i costi (20-30%, secondo i piani governativi).

Il modello del catasto nazionale delle infrastrutture sarà realisticamente del tipo sperimentato con successo in Lombardia e basato su un apposito portale web da cui si può accedere alla mappa del sottosuolo e delle infrastrutture di superficie — telecomunicazioni, acqua, gas, elettricità, … . La Regione Lombardia ha promulgato a suo tempo leggi specifiche al riguardo, e di conseguenza è stato realizzato un registro elettronico a livello municipale, ma è bene tenere presente che il registro fu ideato una quindicina d’anni fa, ma solo da pochi anni la Lombardia possiede la maggior parte dei dati relativi ai decenni precedenti, oltre a quelli da allora a questa parte. Ci sono pertanto voluti anni per arrivare alla situazione attuale, tra reticenze degli operatori (che affermavano di non possedere le mappe delle pose degli anni precedenti) e ricorsi al TAR, e nonostante incentivi e sanzioni — 25 euro per metro lineare agli operatori reticenti.

Sarebbe pertanto opportuno non sottovalutare la circostanza che anche nel resto dell’Italia gli operatori e le pubbliche amministrazioni locali potrebbero non (essere in grado di) rispettare i previsti 90 e 180 giorni, rispettivamente, per la fornitura delle mappe pregresse al SINFI. In mancanza di strumenti / organismi di coordinamento e facilitazione, potremmo realisticamente prevedere mesi (se non anni) di controversie con i gestori, e una composizione graduale del puzzle delle reti pregresse, che renderebbe incompleto (e pertanto scarsamente utilizzabile) il SINFI per parecchio tempo — ancorché aggiornato per le infrastrutture di posa da ora in avanti.

Il catasto delle reti è il fulcro centrale per l’intera strategia governativa sulla banda ultralarga. Malgrado i progressi delle tecnologie geographic information system (GIS) e la loro maggiore diffusione rispetto al passato, la costruzione e messa in esercizio del catasto deve comunque essere considerata piuttosto challenging in termini sia di gestione complessiva che di realizzazione del sistema dal punto di vista hardware, software e procedure operative, anche tenuto conto della complessità dell’iniziativa multinazionale Virgo Registry, la cui sperimentazione è stata presa a riferimento per la creazione del catasto nazionale federato.

Confidiamo che quanto sopra sia all’attenzione degli Enti competenti, e che pertanto si stia attuando al riguardo un project management accurato e rigoroso, in grado di effettuare un coordinamento efficace e mediare opportunamente tra i diversi requisiti, obiettivi e architetture dei vari attori. Contestualmente, è auspicabile uno stretto monitoraggio / project control delle attività critiche, con messa in campo di procedure di risk management / problem solving — in particolare relativamente alle possibili controversie citate sulle mappe delle reti pregresse.

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