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Cloud PA, nuovi modelli organizzativi e il nodo delle competenze

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Si è tenuto lo scorso 29 settembre il secondo incontro della Community CTO di FPA, realizzato in collaborazione con Commvault Systems, HCL Software Italia e NetApp. Sul tavolo, la difficoltà di trovare le competenze adeguate alla trasformazione cloud e i nuovi modelli organizzativi che questa porta con sé

7 Ottobre 2021

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Redazione FPA

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Le competenze e i nuovi modelli organizzativi, necessari per accompagnare la PA nella transizione al Cloud sono stati al centro del secondo incontro riservato della Community CTO di FPA, organizzato nell’ambito del progetto Cantieri e realizzato in collaborazione con Commvault Systems, HCL Software Italia e NetApp.

Come evidenziato nel primo incontro, la componente tecnologica connessa al Cloud è solo la punta dell’iceberg: vanno dunque presi in seria considerazione aspetti come le competenze e l’organizzazione che consentono al Cloud di diventare l’abilitatore per la transizione digitale.

Il nodo delle competenze

Secondo le analisi riportate da Davide Zacchetti, Ricercatore Senior dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, che hanno costituito il filo conduttore dell’incontro, la consapevolezza della centralità di questi temi sta emergendo sia nelle grandi aziende sia nella PA. Lo stesso Governo considera le competenze la principale sfida per l’attuazione del programma verso il Cloud nazionale, come evidenzia l’impegno per la creazione di un Polo Strategico Nazionale. L’obiettivo è mettere a disposizione risorse specializzate nella gestione amministrativa, nella contrattazione del supporto tecnico per la realizzazione della migrazione al Cloud.

Per il dibattito è stato di stimolo il modello per la transizione, messo a punto dal Politecnico, che prevede all’interno delle organizzazioni la creazione di due aree IT che lo stesso Cloud riuscirà a riconnettere:

  • sistemi tradizionali, per gestire le risorse on-premise e che opera nella classica logica waterfall;
  • digital It, orientato al Cloud e all’Agile.

Le competenze necessarie per gestire entrambe le aree raramente sono presenti nelle grandi aziende, come l’indagine dell’Osservatorio evidenzia, rilevando carenze nella gestione hybrid e multiCloud, nello sviluppo Cloud native, nelle metodologie e strumenti Agile/DevOps, nella migrazione al Cloud.

La soluzione adottata per porre rimedio alle carenze di competenze è stata per oltre la metà delle organizzazioni del campione dell’Osservatorio il ricorso a partnership con fornitori e consulenti specializzati, seguita da formazione delle risorse interne e assunzioni mirate.

Queste soluzioni potranno essere adottate anche dalla PA con alcuni accorgimenti:

  • la partnership non va vista come cessione a terzi di attività ma scambio reciproco, dove le persone interne acquisiscono nuove conoscenze e partner crescono a loro volta; a questo fine l’IT interno dovrà svolgere meno attività di tipo gestionale/operativo e più attività di governo, controllare i costi, analizzare i contratti dei Cloud service provider;
  • la formazione va intesa ad ampio raggio sia verso le varie aree IT sia con campagne di awareness rivolte tutti gli utenti per diffondere la cultura del Cloud;
  • le assunzioni mirate, diventeranno possibili grazie alle indicazioni del PNRR, che tuttavia prevede contratti triennali con il rischio di disperdere dopo questo periodo le competenze.

Per compensare l’esternalizzazione di parte della attività è utile il rafforzamento delle competenze interne con la creazione di un Cloud Center of Excellence (COE) che non deve però diventare l’ennesimo silos ma deve interagire con il resto dell’azienda e con i fornitori partner.

Nuovi modelli organizzativi

Il cambiamento delle modalità di lavoro, indispensabile per la transizione al Cloud, si articola su due temi:

  • la modalità di gestione dei modelli IT, deve evolversi dal classico waterfall verso un modello Agile, iterativo-incrementale;
  • la gestione controllata delle necessità di variazione deve prevedere il coinvolgimento fin da subito dell’utente, visto non più come cliente finale della tecnologia, ma partner attivo della trasformazione digitale.

Per evitare il rischio di ingorgo nella messa a terra, entrano in gioco la metodologia DevOps che introduce un elevato livello di automazione, non solo a livello del progetto, ma anche nello sviluppo delle applicazioni.

L’impiego delle metodologie Agile/DevOps, secondo il campione di grandi aziende dell’Osservatorio, portano grandi benefici come la velocizzazione dello sviluppo e l’incremento dei rilasci, la collaborazione fra sviluppo e operations, la maggior soddisfazione degli utenti. Sono presenti tuttavia freni, condivisi dal dibattito della Community, come la carenza di competenze della direzione IT e la resistenza al cambiamento. Questi limiti alludono soprattutto alle competenze soft indispensabili per comprendere la rilevanza della trasformazione e avere gli elementi (sul lato interlocutori business e top management, clienti finali) per essere coinvolti nei progetti.
L’evoluzione verso il DevOps che comporta l’automazione delle diverse fasi di sviluppo applicativo sembra tuttavia inevitabile sia per soddisfare le richieste di maggior velocità sia per far fronte alla grande quantità di scrittura di codice che la transizione al Cloud richiede.

In questo quadro emerge l’utilità della creazione di centri di competenza per superare la barriera metodologica-culturale che rischia di bloccare il processo di transizione e per non disperdere esperienze e conoscenze.

Conclusioni

I rappresentanti della PA presenti al tavolo hanno evidenziato preoccupazioni soprattutto in ambito sicurezza e nella capacità di valutazione dei costi che il passaggio al Cloud comporta.

La sicurezza, preoccupazione legittima, visto che in Cloud, a livello applicativo e di rete, aumenta la superficie d’attacco, dovrà rappresentare uno dei punti di attenzione sia nella definizione delle partnership sia della formazione.

Sul tema dei costi Zacchetti suggerisce, partendo dall’esperienza fatta con le aziende private, di costruire il business case della migrazione al Cloud, utile per comunicare internamente il perché della scelta, e di dotarsi di un sistema di monitoraggio indispensabile per gestire i costi del Cloud a regime.

L’incontro, in sintesi, ha messo in luce una crescente consapevolezza della necessità di cambiamento culturale e di uno sviluppo delle competenze e dei modelli organizzativi per la transizione al Cloud.

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