Hybrid Cloud e Multi Cloud: perché serve una regia nazionale

Hybrid Cloud e Multi Cloud: la tecnologia corre e chiede tempi veloci e regia nazionale

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In un tavolo di lavoro riservato sul livello di attuazione della Cloud Transformation della PA e sulle possibili evoluzioni, la community CTO (Chief technology officer) di FPA si è confrontata sul modello Hybrid Cloud – Multi Cloud. Di fronte ai numerosi vantaggi, la complessità non fa paura

11 Giugno 2021

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Redazione FPA

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Migrare in Cloud solo laddove ciò è davvero utile, in virtù delle possibilità concesse dal Piano Triennale 2020-2022. È questa la direzione presa da molte amministrazioni, impegnate ad attuare le direttive AgID e conseguire la piena transizione al digitale. Le possibilità date dalla più avanzata tecnologia Cloud (come il modello Hybrid Cloud e Multi-Cloud), però, sono ancora inesplorate dalla Pubblica Amministrazione. Come spesso avviene, il mercato privato anticipa le evoluzioni, aiutando a intravedere le nuove architetture e le applicazioni, a oggi in forte sviluppo, che possono rivelarsi vantaggiose anche per la PA.

Coinvolti in un tavolo di lavoro riservato, organizzato nell’ambito del progetto Cantieri da FPA in collaborazione con Commvault Systems, HCL Software Italia e NetApp il 26 maggio scorso, i membri della community CTO (Chief technology officer) di FPA si sono confrontati sullo stato di attuazione del Cloud nella PA e sulle linee evolutive all’orizzonte. Ne è emerso un quadro composito, ricco di opportunità, priorità d’azione e spunti di riflessione sugli aspetti critici.

Andiamo a darne conto, partendo dal contesto normativo e da come questo stia influenzando lo sviluppo del progetto di migrazione in Cloud delle amministrazioni.

Il contesto normativo

Come abbiamo avuto modo di evidenziare in un articolo del 25 febbraio scorso, il Cloud ibrido è l’abilitatore della trasformazione digitale della PA. Lo confermano i dati di mercato dell’Osservatorio Cloud Transformation promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano.

I motivi di questa realtà sono in parte empirici e in parte normativi.

Innanzitutto, la pandemia da Covid19 ha promosso il Cloud come migliore soluzione per reagire alla crisi, accelerando l’adozione di questa tecnologia sia nelle aziende sia in molte amministrazioni centrali e locali.

Il Piano Triennale AgID e il PNRR, nel solco dei quali si sta sviluppando la Cloud trasformation della PA orientano i decisori verso il Public & Hybrid Cloud:

  • Lasciando facoltà agli enti locali di utilizzare i data center di classe A, il Piano Triennale 2020-2023 indirizza naturalmente le amministrazioni verso un modello di Cloud ibrido, Public Cloud-PSN . Difatti le infrastrutture e i servizi Cloud abilitati dall’AgID non possono più essere interpretati come unico punto di arrivo, essendo lecito migrare anche verso le infrastrutture del PSN. Ciò ha avuto impatti sul livello di adozione del Cloud nella pubblica amministrazione italiana e probabilmente anche sulla revisione delle strategie.
  • Nella sua ultima versione, il Piano Triennale indica sette linee direttrici di innovazione e il Cloud compare tra queste secondo il paradigma Cloud First. Di fatto, però il Cloud è il fattore abilitante delle altre sei (Digital & Mobile first, Digital identity only, Interoperabile by design, Sicurezza e privacy by design; Once only; Transfrontaliero by design).
  • Il PNRR, invece, dedica al Cloud una buona parte dei 6 miliardi di Euro assegnati alla digitalizzazione della PA. In particolare:
    • 900 milioni di Euro sono dedicati alla “migrazione dei dati e degli applicativi informatici delle singole amministrazioni verso un ambiente Cloud” secondo le logiche previste dal Piano Triennale;
    • 1 miliardo di Euro è stato stanziato per il supporto alle amministrazioni nella realizzazione della migrazione al Cloud tramite una logica di “migration as a service”. Fondamentalmente la novità di mettere a disposizione delle amministrazioni risorse che siano specializzate nella gestione amministrativa e nella contrattazione del supporto tecnico.
    • Infine, nel punto Riforma 1.3 del PNRR c’è il tema dell’introduzione delle linee guida “Cloud first e interoperabilità” in cui si pone anche l’obiettivo di semplificare e rivedere il contesto normativo, prevedendo anche disincentivi per chi ritarda la migrazione in Cloud e rivedendo le regole di contabilità che attualmente disincentivano la migrazione.

I numeri del mercato Cloud nel periodo della pandemia

Nel periodo della pandemia, il mercato Cloud complessivo (Public & Hybrid Cloud + Virtual Cloud + Data Center Automation) è cresciuto del 21% (2020 vs 2019), raggiungendo un valore di 3,34 miliardi di euro.

La parte del leone, con un giro d’affari di 2,03 miliardi di euro, l’ha fatta proprio il Public & Hybrid Cloud: il modello Saas rappresenta oggi il 50% del mercato; IaaS il 36% e PaaS il 14%.

In generale, si nota che IaaS e PaaS hanno subito una contrazione (rispettivamente dal 25 al 16% e dal 38 al 22%), mentre il paradigma SaaS è cresciuto molto, dal 22 al 46%.

Pure nella PA, in pandemia, si è riscontrato un aumento del SaaS anche se, dall’analisi del mercato verticale PA del Politecnico, emerge una crescita dei servizi Cloud molto più contenuta, pari all’8%. Il motivo è il rallentamento dell’IaaS, il paradigma più utilizzato dalla PA nel periodo pre-pandemico. Ciò si è verificato per due ragioni: per via dell’emergenza, che ha bloccato le migrazioni in IaaS e per la revisione dal punto di vista strategico sul Cloud del Piano Triennale, che potrebbe aver determinato un’ulteriore contrazione dello IaaS.

In generale, però, l’emergenza ha spinto all’adozione del Cloud secondo il paradigma del SaaS, ma per ottenere l’agilità e l’innovazione a cui ambiscono aziende e Pubblica amministrazione questa scelta non può essere sufficiente. Bisogna sviluppare IaaS e PaaS e guardare ai nuovi modelli evolutivi.

Opportunità e criticità

Tutti concordi sul Cloud Ibrido come soluzione, dal commento dei partecipanti allo scenario normativo descritto, emergono diversi nodi:

  • il tema dei costi;
  • la mancanza di sufficienti competenze interne a molte amministrazioni, soprattutto quelle di dimensioni minori;
  • la scelta dell’approccio da adottare per affrontare il percorso di svecchiamento dell’infrastruttura esistente;
  • la mancanza di interoperabilità tra le infrastrutture della PA;
  • il digital divide, vero freno all’utilizzo del cloud ibrido, cioè allo sfruttamento dei servizi sul cloud pubblico.

I partner tecnologici presenti al tavolo di confronto, hanno evidenziato la centralità del dato, suggerendo di affrontare la trasformazione digitale a partire dal software per poi evolvere nell’infrastruttura. La valorizzazione, la protezione e la gestione del dato sono attività che richiedono innanzitutto la riprogettazione delle applicazioni secondo il paradigma Cloud.

Le amministrazioni che mostrano di essere più avanti in questo percorso di transizione, e che oggi rappresentano un faro per gli enti più arretrati, concordano sull’importanza della riprogettazione dei servizi, dell’interoperabilità e dell’orchestrazione, consci del fatto che non si possa replicare ciò che si faceva prima.

L’auspicio condiviso è quello di creare una rete, con regole comuni e con una decisa regia nazionale; che comprenda:

  • le infrastrutture che hanno dimostrato di avere i requisiti di sicurezza, di performance e di scalabilità richiesti da AgID;
  • le infrastrutture degli enti che, recependo le direttive, hanno iniziato il percorso di trasformazione digitale senza completarlo. Ciò, per non disperdere gli investimenti fatti.

Trend evolutivi vs tempi normativi

L’Hybrid Cloud presenta molti benefici, ma anche criticità e grande complessità, che dovrebbe essere trasformata in un’opportunità di generazione di valore.

La complessità è data:

  • dalla gestione di infrastrutture diverse, tra Public Cloud e PSN;
  • dalle strategie per i sistemi Legacy, che solo l’11% delle aziende ha già migrato in Cloud, a testimonianza del fatto che la riprogettazione dei servizi non è ancora di semplice applicabilità.

Questo ultimo dato offerto dalla survey del Politecnico è importante per comprendere il trend evolutivo. Difatti, a fronte dell’11% di cui si parlava, di un 12% di aziende che dichiarano di rimanere on-premises e di un 27% che evolverà verso il Cloud Only, c’è un 50% di aziende che pensa di evolvere verso un modello ibrido.

L’Hybrid Cloud è dunque l’esito delle strategie delle aziende più avanzate da un punto di vista tecnologico, quelle realtà che tradizionalmente vengono prese a modello per anticipare il percorso della PA.

Infatti, il 74% delle grandi imprese è già in una configurazione ibrida, quindi integra servizi SaaS, PaaS e IaaS con i sistemi informativi interni. Di queste, il 54% dichiara proprio di aver fatto una scelta specifica, che è volta a massimizzare i benefici.

In aggiunta all’Hybrid Cloud, il 34% delle grandi aziende private ha sposato anche il modello MultiCloud, cioè la fruizione di servizi Cloud da provider differenti, che consente di:

  • ridurre il rischio di lock-in;
  • combinare diverse applicazioni e servizi per ottenere migliori funzionalità;
  • garantire scalabilità del sistema;
  • avere un’erogazione più efficiente in tutte le diverse aree geografiche.

Il trend evolutivo delle grandi aziende, dunque, mostra un modello Hybrid Cloud/Multi-Cloud che, sotto i profili di agilità, continuità, economicità e sicurezza, sembra essere il più vantaggioso.

Per quanto riguarda il paradigma Cloud native, invece, si va verso l’architettura a microservizi che consentono di gestire ogni servizio come una sottoparte dell’architettura principale, superando una serie di limiti tipici delle architetture monolitiche.

Conclusioni

Lo scenario dell’evoluzione del Cloud è estremamente fluido e non avrà un vero punto di arrivo, perché la tecnologia offrirà nel tempo soluzioni sempre più efficaci, efficienti e complesse.

L’aspetto normativo legato all’adozione di queste tecnologie sarà sempre molto più lento rispetto all’evoluzione dei sistemi. Quindi, al netto di tutte le criticità emerse nel corso del dibattito, la PA dovrà chiedere e ottenere la libertà di utilizzare tutte le soluzioni e i fornitori di tecnologia hardware e software più adeguati alle esigenze specifiche, per esempio architetture software già costruite cloud native, o già a micro servizi.

Il tutto con una forte regia nazionale, sulla quale la gran parte della community CTO di FPA concorda, nella convinzione che sia necessaria per accompagnare la totalità delle amministrazioni nel percorso di digitalizzazione.

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