Servizi digitali, il cloud ibrido abilitatore della trasformazione - FPA

Servizi digitali, il cloud ibrido abilitatore della trasformazione

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In occasione del tavolo di lavoro, organizzato da FPA in collaborazione con Red Hat martedì 16 febbraio, i responsabili dei processi di trasformazione digitale delle Amministrazioni pubbliche si sono confrontati sul cloud ibrido e su opportunità, criticità e soluzioni per una più efficace organizzazione dei servizi

25 Febbraio 2021

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Eleonora Bove

Content Manager FPA

Photo by Tim Gouw on Unsplash - https://unsplash.com/photos/-gjHizUfFlM

Il cloud ibrido come strumento di resilienza dei sistemi informativi pubblici. Su questo si sono confrontati i responsabili dei processi di trasformazione digitale delle principali amministrazioni pubbliche e player di mercato, in occasione dell’evento digitale organizzato da FPA e Red Hat martedì 16 febbraio: “L’utilizzo dell’Hybrid Cloud per garantire la resilienza del settore pubblico”.

Le Amministrazioni sono chiamate sempre più a soddisfare esigenze di flessibilità, continuità operativa, disponibilità e semplicità di fruizione di dati e servizi. Oggi ci sono nuovi modelli IT in grado di supportare un paradigma moderno per lo sviluppo di architetture che soddisfino, in modo sempre più agile, le esigenze applicative e le trasformazioni di dati in valore. 

Tra questi, il Cloud. Nel 2020 il Cloud si è rivelato lo strumento più adatto per rispondere rapidamente alla situazione di enorme fragilità a cui la pandemia ha sottoposto l’intero sistema economico e sociale.  

I dati presentati al tavolo di lavoro promosso da FPA e Red Hat da Stefano Mainetti, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, confermano un trend positivo per l’adozione di soluzioni Cloud, ma Mainetti avverte: “Bisogna tramutare la risposta all’emergenza in una visione di medio-lungo termine che ponga il digitale al centro e riconosca il Cloud come leva chiave per rendere l’organizzazione pronta a trasformarsi”. 

I dati di mercato della Cloud Transformation 

Secondo le stime 2020 dell’Osservatorio Cloud Transformation, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, nel 2020 il Public & Hybrid Cloud, ovvero l’insieme dei servizi forniti da provider esterni e l’interconnessione tra Cloud pubblici e privati, si conferma protagonista con una crescita del +30% e un valore complessivo che raggiunge i 2 miliardi di euro. Un’accelerazione nettamente più rapida rispetto alla media internazionale, che fa registrare un +8% per un mercato che vale 198 miliardi di dollari a livello globale. In termini di spesa assoluta le Utility registrano un 9% nel mercato complessivo mentre PA e Sanità un 8%. 

I dati del mercato italiano mostrano come soluzioni Cloud abbiano superato i 3,34 miliardi con una crescita del +21%. È stata soprattutto la componente SaaS (oltre 1 Miliardo di euro di spesa complessiva, +46% rispetto al 2019) a guidare questa dinamica. 

I servizi Software as a Service (SaaS) arrivano oggi a rappresentare la metà del volume di spesa in Public & Hybrid Cloud complessiva. La componente Platform as a Service (PaaS) fa segnare un +22% e rappresenta il 14% del mix, guidata dalla crescita delle funzionalità abilitanti i Big Data Analytics a causa dell’aumento delle attività online (e quindi dei dati generati) nonché dalla necessità per tutti i settori di interconnettere i processi e monitorarli. L’Infrastructure as a Service (IaaS) cresce del +16% e vale oggi il 36% della spesa complessiva. 

Il valore del mercato Cloud nella PA 

Questo trend è confermato anche nell’ultimo report AgID  “La spesa ICT nella PA italiana 2020”, che registra una crescita della spesa per il comparto pubblico. Nel 2019 la spesa ICT per la Pubblica amministrazione ammontava a 5.960 milioni di euro, con una ripresa di tutti i comparti grazie ad una crescita del 6,6% rispetto al triennio precedente 2016-2018. Nel 2020 la spesa ICT stimata raggiunge quota 6.216 milioni di euro con una crescita del 4,3% rispetto all’anno precedente.   

In particolare, per quanto riguarda le piattaforme cloud si è passati da 49 milioni del 2019 a 53 milioni di euro nel 2020, con un tasso di crescita del 8%. 

L’adozione del Cloud: differenze pubblico – privato 

Il cloud si sta consolidando come scelta strategica nell’evoluzione dei sistemi informativi e l’hybrid cloud sta divenendo la via privilegiata.  Il 74% delle imprese intervistate dall’Osservatorio Cloud Transformation integra i servizi IaaS, PaaS e SaaS con i sistemi interni, in un ambiente di Hybrid Cloud. Nel 54% dei casi si tratta del risultato di una scelta strategica volta a massimizzare i benefici delle due modalità di erogazione delle tecnologie, contro il 46% in cui l’Hybrid Cloud è invece il risultato di scelte contingenti realizzate nel tempo.  

Qual è la scelta della PA? I Servizi IAAS sono quelli più utilizzati in tutti i comparti. In particolare, l’89% delle Regioni e Province Autonome adottano servizi IAAS, secondo la rilevazione AgID. I servizi PAAS presentano una diffusione maggiore nelle PAL con il 68% di rispondenti, mentre il SaaS risulta più adottato da Regioni e Province Autonome e dalle PAC. 

Le esperienze delle amministrazioni 

Al tavolo promosso da FPA e Red Hat, tante le amministrazioni centrali che hanno portato la loro esperienza di cloud transformation. Tra queste l’Istat, che dal 2016 ha avviato un processo di modernizzazione dell’Istituto con l’obiettivo di ampliare l’offerta e migliorare la qualità delle informazioni prodotte, con l’efficacia e l’efficienza dell’attività complessiva. Massimi Fedeli, Direttore Centrale per le Tecnologie Informatiche dell’Istat, racconta: “Siamo passati da una struttura verticale, in cui le Direzioni erano organizzate a silos, a funzioni trasversali che rispecchiano la progressiva digitalizzazione dei processi, del posto di lavoro del dipendente e la migrazione in cloud dei servizi. C’è stato un grosso investimento formativo – sottolinea – da parte della direzione generale, al fine di valorizzare le competenze interne e al contempo promuovere nuove professionalità”.  

Sul tema competenze concorda Maurizio Stumbo, Direttore Direzione sistemi Informativi di LazioCrea, che sottolinea: “Competenze verticali sono fondamentali per correre come corre la tecnologia. Non possiamo erogare servizi con personale non adeguatamente formato. Fondamentale che su questo la PA si innovi”. E rispetto all’adozione di soluzioni cloud, Stumbo ci tiene a sottolineare il ruolo che possono avere nel miglioramento dei servizi e nella loro progettazione, sia in un’ottica di user experience, che per un’uniformità di piattaforme di servizi a livello nazionale. 

Al tavolo era presente anche Inail, che a fine 2020 ha chiuso l’ambizioso progetto di trasferire i principali servizi digitali dell’Istituto dal sistema mainframe a una nuova piattaforma in cloud. Il progetto avviato nel 2018 ha coinvolto diversi partner tecnologici e tutte le direzioni centrali e le strutture territoriali dell’Istituto. 

Anna Sappa, Dirigente dell’Ufficio infrastrutture ICT della Direzione Centrale per l’Organizzazione Digitale di Inail, partendo da questa importante esperienza, mette l’accento sul ruolo che hanno giocato i vendor e di come il risultato sia stato possibile con la collaborazione integrata di diversi partner tecnologici: “La strategia che abbiamo adottato da molto tempo – dice – è quella di lavorare con i fornitori in stretta partnership, riconoscendo il loro ruolo di consulenza sui grandi progetti, valorizzando il know how e facendosi guidare nelle scelte tecnologiche”. Mercato e amministrazione come partner dell’innovazione, quindi. 

Conclusioni 

Il Cloud journey si presenta come un percorso complesso, ma obbligato per le pubbliche amministrazioni e oggi ancora più necessario per garantire servizi efficienti ai cittadini. La mancanza di competenze e di risorse adeguante, come precisa al tavolo Simone Puksic, IBM Synergy Manager di RED HAT, è un tema pervasivo sia nel pubblico che nel privato, ma questo gap viene colmato proprio all’interno di quelle partnership pubblico-privato in cui il patrimonio tecnologico e culturale delle aziende ICT è messo a fattor comune. PA e imprese, basando la loro collaborazione su un impianto valoriale comune, possono percorre insieme la strada verso lo sviluppo e l’acquisizione di nuove competenze. La prossima sfida sarà quella di rendere davvero interoperabili le piattaforme e sfruttare adeguatamente la capacità del cloud di abilitare nuove modalità di fruizione e nuovi servizi digitali.