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Coalizione dei Conservatori Accreditati: con l’allargamento del mercato trasparenza e correttezza a rischio?

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Con l’entrata in vigore dell’obbligo della conservazione digitale
si è aperto un mercato notevole, e sono ancora ancora molti i nodi da
sciogliere prima di arrivare ad una pa che possa dire completamente addio alla
carta in sicurezza e nel rispetto delle (non sempre chiare) norme.

18 Novembre 2015

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Redazione FPA

Il 12 novembre scorso ANORC e AIFAG hanno annunciato la nascita di una nuova coalizione che – riunendo tutti i conservatori accreditati da AgID – si propone come interlocutore con le autorità e i decisori. Con l’entrata in vigore dell’obbligo della conservazione digitale si è infatti aperto un mercato notevole, e sono ancora ancora molti i nodi da sciogliere prima di arrivare ad una pa che possa dire completamente addio alla carta in sicurezza e nel rispetto delle (non sempre chiare) norme. Abbiamo fatto il punto con Andrea Lisi, Presidente di Anorc a cui abbiamo chiesto se fosse proprio necessaria una nuova aggregazione e perché.

Consapevoli del fatto che le posizioni della nuova coalizione possono essere non condivise dagli altri protagonisti dei processi di digitalizzazione e di conservazione nella pa, e certi che uno scambio corretto di opinioni possa solo fare bene al dibattito, contribuendo a far emergere i punti ancora oscuri e gli elementi di miglioramento la redazione di FPA resta a disposizione di chi volesse proporre visioni alternative.

Esistono già associazioni che riuniscono i conservatori, come quella di cui lei è presidente: ha senso quindi la nascita di un nuovo gruppo che associ i conservatori accreditati da AgID?

La nostra associazione ANORC ha una vocazione più ampia, rappresentando non solo i conservatori ma tutti gli operatori (persone giuridiche e persone fisiche) che si occupano, a vario titolo e su diversi fronti, di conservazione digitale e dei processi a essa legati. La Coalizione (che ha un carattere interassociativo, coinvolgendo anche i conservatori accreditati iscritti ad AIFAG – Associazione Italiana Firma Elettronica Avanzata Biometrica e Grafometrica) è invece un progetto che nasce, sempre nell’alveo di ANORC, per rispondere a un’esigenza molto specifica e urgente: quella di mettere in atto iniziative celeri e concrete, anche nei confronti delle autorità competenti, per regolamentare il mercato della conservazione verso la PA e favorirne un corretto sviluppo all’insegna della concorrenza leale.

Infatti, in base alla normativa italiana (comma 3 dell’art. 5 delle nuove Regole tecniche) solo ai Conservatori accreditati da AgID le PA possono affidare in outsourcing i sistemi di conservazione che le stesse non intendano implementare all’interno della propria struttura organizzativa: questa disposizione spesso viene ignorata dalle stesse pubbliche amministrazioni, e addirittura in progetti sviluppati anche a livello centrale, recando un danno alle aziende che si occupano di conservazione e che, confidando nella normativa, hanno intrapreso il percorso di accreditamento presso AgID per certificare ufficialmente la qualità dei propri servizi.

Le parole chiave che avete sottolineato presentando questa iniziativa sono trasparenza e correttezza del mercato della conservazione. Sono fattori a rischio secondo voi?

Sì, sono fattori a rischio purtroppo, considerato il quadro che si sta delineando di cui faccio solo un esempio che considero particolarmente significativo. Con le disposizioni introdotte per la fatturazione elettronica tra privati, pare attribuirsi in capo a un unico fornitore (peraltro non accreditato presso AgID) il compito di gestire e conservare le fatture PA di tutti coloro che si interfacciano con il sistema di interscambio. In questo modo – all’insegna di una male interpretata semplificazione – andiamo verso lo scenario di un unico gestore non accreditato che conserverà i documenti informatici, non solo di PA e imprese, ma anche di tutti i privati che abbiano rapporti con la PA , ribaltando così principi generali del diritto che prevedono sempre un equilibrio degli interessi in gioco, sbilanciando l’andamento del mercato e ledendo l’interesse del privato cittadino che magari vorrebbe “possedere” il proprio documento, e non doverne invece richiedere l’esibizione, in caso di contenzioso, proprio alla propria controparte nel processo, se è essa a conservarlo per lui. In maniera similare ci si muove nei progetti nazionali relativi a certificati e prescrizioni mediche on line, dove sembrerebbe essere ignorata del tutto l’esigenza ineludibile (e obbligatoria) relativa alla conservazione dei dati e documenti informatici. Stessa cosa accade nel processo civile telematico, dove si confonde un sistema informativo con il sistema di conservazione e di nomine a Responsabili della conservazione neppure a parlarne! E poi ancora, potrei citare altri casi emblematici, come quelli di nascenti poli archivistici che non applicano le regole tecniche in vigore, o di enti pubblici o aziende totalmente partecipate che si muovono sul mercato offrendo servizi di conservazione anche al di fuori dei confini territoriali di loro competenza… insomma, i motivi di allarme non mancano.

Quali sono le prime azioni che avete intenzione di intraprendere come Coalizione?

Intendiamo innanzitutto chiedere alle istituzioni competenti la presenza di regole certe per tutti i conservatori e un effettivo controllo sulla loro applicazione, prevedendo delle sanzioni reali per gli inadempienti. Incentiveremo inoltre un confronto costante con le istituzioni per ragionare insieme su eventuali correttivi da apportare alle regole tecniche e verificare gli eventuali impatti del Regolamento eIDAS sui servizi di conservazione. Per portare avanti queste e altre attività, chiederemo agli aderenti alla Coalizione di svolgere un ruolo attivo, di vigilare sul mercato per segnalarne tempestivamente le deviazioni ma anche di proporre, basandosi sulla solida esperienza maturata nel settore, possibili correttivi e miglioramenti.

Inoltre cercheremo di portare avanti azioni divulgative sulla materia della conservazione dei documenti informatici e sulle esigenze del protocollo informatico (materie tra loro correlate e che spesso sono totalmente ignorate nelle PA).

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