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Codice Appalti, Brusoni: “Adottarlo è possibile, senza alibi”

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3 Novembre 2016

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Manuela Brusoni, Presidente Azienda Regionale Centrale Acquisti, Regione Lombardia

Si è diffusa la convinzione che le gare di appalto, a seguito dell’entrata in vigore del nuovo codice, siano fortemente diminuite. Dalla prospettiva di un soggetto aggregatore non ho elementi per avvalorare questa percezione, non rilevando un rallentamento nell’attività che ARCA sta svolgendo e ha in programma. Rilevo piuttosto, nei fatti, un aumento dell’impegno e dell’interesse da parte di tutte le professionalità coinvolte nella conversione in attività concrete del nuovo orientamento normativo, pur nell’inevitabile sovraccarico operativo che ogni cambiamento implica. Un esempio di ciò può essere riscontrato nel momento di passaggio dalla precedente norma all’entrata in vigore del nuovo codice, passaggio che ha richiesto, per alcune gare la cui uscita era concomitante con lo switch normativo, la necessità di rivederne gli aspetti procedurali per aggiornarli alla normativa in procinto di entrare in vigore. E’ stato un lavoro che ha richiesto un impegno decisamente maggiore rispetto all’ordinario, ma non ha paralizzato l’attività perché non si è trattano di sovvertire il concept della gara, che era correttamente impostato, ma di adeguarne il “contenitore” normativo e procedurale .

In altre parole, se un appalto è costruito avendo come nucleo centrale l’identificazione dei fabbisogni a cui dare risposta e i livelli di performance attesi, adeguatamente trasformati in elementi di valutazione, , il passaggio dalla vecchia alla nuova normativa non può essere motivo di blocco, ma semmai di inserimento di possibili miglioramenti o di più efficaci clausole, o, ancora, occasione di ripensamento costruttivo. In termini più generali, ritengo che organizzazioni fondate su competenze forti e con esperienza in questo campo non possano vivere il cambiamento con disorientamento: non si è trattato di un cambiamento breakthrough, ma di un cambiamento incrementale, che si innesta bene su esperienze pregresse e ne richiede un’evoluzione, non un “abbattimento-e-ricostruzione”. Si è tuttavia alzato il livello della complessità e della rilevanza strategica degli acquisti pubblici, nonché del controllo di cui sono oggetto, che rende certamente plausibile il fatto che stazioni appaltanti di piccole dimensioni, con attività non intensiva in tema di appalti, abbiano registrato le maggiori difficoltà e aspettino ora linee guida e decreti attuativi che indichino cosa e come fare.

In questo quadro la “centralizzazione” come processo per mettere a fattor comune le competenze chiave in tema di appalti pubblici, o, in alternativa, la creazione di hub in cui lo scambio di buone pratiche diventi una prassi stabile, diventa un elemento importante e tale da permettere anche a realtà meno competenti in materia di poter lavorare in modo efficiente.

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