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Dal p2p al p2goverment, come l’instant payment può cambiare la PA

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Se si vuole ridurre il gap rispetto ad altri Stati e incentivare i pagamenti elettronici per modernizzare e snellire tutto il sistema, è necessario pensare a soluzioni che risultino familiari e semplici per i cittadini. È forse presto per dire che le soluzioni p2p siano la soluzione adeguata (o perlomeno una delle soluzioni), ma questo fenomeno, che punta molto sulla quotidianità dei gesti e dell’utilizzo, è senz’altro da monitorare

16 Novembre 2016

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Ivano Asaro, Politecnico di Milano

Il mondo dei pagamenti abilitati da smartphone da tempo è oggetto di evoluzioni, novità, esperimenti, a volte anche fallimenti. Negli ultimi due anni anche in Italia abbiamo osservato la crescita, l’evoluzione e il fermento attorno alle soluzioni di Mobile P2p (peer-to-peer, o person-to-person).

Questi nuovi servizi permettono ad esempio di scambiarsi denaro in tempo reale tra privati, dividere il conto al ristorante tra amici o raccogliere le quote per fare un regalo, il tutto senza passare da lenti e laboriosi bonifici (che mantengono comunque un ruolo fondamentale per le transazioni di importo più elevato), ma con operazioni cosiddette di “Instant Payment” che permettono che gli importi (di valore limitato) siano recapitati in tempo reale e utilizzabili immediatamente dal destinatario.

Più che di novità, però, è più corretto parlare di evoluzione. Il concetto del peer-to-peer, infatti, non è nuovo: attori come TransferWise, MoneyGram, Western Union o la stessa PayPal offrono la possibilità di inviare denaro ad altri privati già da diversi anni. Le nuove soluzioni di Mobile p2p portano innovazione ed evoluzione in termini di performance, strumenti di pagamento e canali di attivazione.

Nuove performance

Come già accennato, a questi servizi viene associato il concetto di “Instant Payment”. Il trasferimento di denaro, infatti, avviene – almeno nella percezione dell’utente – in tempo reale. A livello di compensazione interbancaria spesso non avviene realmente tutto nell’immediato, ma l’utente legge dall’app un saldo aggiornato in tempo reale e con questo può operare. Dal momento del click sul tasto “Invia denaro”, quindi, entro qualche secondo il destinatario riceve la notifica di accredito.

Nuovi strumenti di pagamento

A livello di user experience, i servizi di Mobile p2p sono abbastanza simili: una volta aperta l’app, è sufficiente selezionare il destinatario del denaro dalla rubrica (in stile “WhatsApp”), digitare la cifra (e un’eventuale descrizione o messaggio) e cliccare “invio”.
Le differenze però non mancano, soprattutto sullo strumento di pagamento sottostante associato. Proviamo a vedere le diverse tipologie utilizzando alcuni servizi internazionali.

Alcune soluzioni addebitano/accreditano denaro direttamente sui conti correnti degli utenti. È il caso, ad esempio, di Paym nel Regno Unito. Nato nel 2014, vede ad oggi 17 istituti finanziari aderenti. Dopo aver registrato il numero di telefono e averlo associato al conto corrente dal quale si desidera operare, l’utente può ricevere ed inviare soldi direttamente dalla mobile app. A giugno 2016, Paym contava oltre 3 milioni di utenti unici registrati e 100 milioni di sterline scambiate tramite il servizio.

Una seconda tipologia prevede una modalità del tutto analoga, ma basata su una carta di pagamento invece del conto corrente. Square Cash ne è un esempio: l’utente deve associare una carta di credito o debito per poter inviare denaro. È possibile avviare una transazione direttamente dall’app, utilizzando iMessage o Siri dall’iPhone, oppure online utilizzando un cosiddetto $cashtag. Il servizio è stato lanciato nel 2013 e a ottobre 2015 contava oltre 1 miliardo di dollari scambiati.

Molti servizi utilizzano infine un conto virtuale, ricaricabile con una carta di pagamento o con un conto corrente. Venmo ne è un esempio. Fondata da due giovani nel 2009 in Pennsylvania, Venmo nel 2012 è stata acquisita per 26,2 milioni di dollari da Braintree che, nel 2013, è stata acquisita a sua volta da PayPal (per 800 milioni di dollari). Gli utenti possono fare operazioni utilizzando il credito caricato tramite conto corrente o carta, ma anche il denaro ricevuto da parte degli altri utenti. Venmo ha processato 2,4 miliardi di dollari nel 2014, 7,5 miliardi nel 2015 e oltre 1 miliardo nel solo mese di gennaio 2016.

Nuovi canali di attivazione

I servizi di Mobile p2p, infine, innovano anche per quanto riguarda i canali di attivazione del pagamento. La maggior parte dei servizi utilizza il numero di cellulare per identificare gli utenti, ma non è l’unico canale disponibile. Alcuni utilizzano l’indirizzo email, altri permettono di generare un Qr Code che, letto dal destinatario, permette di concludere la transazione. Anche i social network cominciano ad essere coinvolti da queste soluzioni: è il caso, ad esempio, del servizio WikiPay che permette di inviare denaro scegliendo di utilizzare l’ID Facebook del destinatario. Infine, esistono servizi, come PayPal.me, che identificano i destinatari attraverso un link URL: gli utenti si registrano scegliendo un nome utente univoco, dopodiché i mittenti possono inviare denaro collegandosi al sito di PayPal.me, seguito da “/nomeutente”. Nei primi 100 giorni dal lancio, PayPal.me ha contato 1 milione di link registrati.

La situazione italiana

Anche in Italia da un paio di anni abbiamo assistito al lancio di numerosi servizi promossi da player di diversa natura e con diverse architetture scelte per i servizi. Fatta eccezione per PayPal, che oltre al numero di cellulare, permette di utilizzare anche l’indirizzo email e il link, gli altri servizi utilizzano quasi in toto il numero di telefono per identificare gli utenti.

Le differenze si notano più che altro negli strumenti di pagamento scelti: molti hanno optato per un conto virtuale collegato a un conto corrente, come 2Pay, Chat&Cash di Banco Popolare, PayPal, Satispay e Tinaba; Hype di Banca Sella, PostePay e Soldo hanno compiuto una scelta simile, ma utilizzando una vera e propria carta prepagata come conto virtuale, ricaricabile con carta o conto corrente. Jiffy di SIA e Zac di CartaSi hanno invece scelto di operare direttamente sui conti correnti di mittente e destinatario (e per questo necessitano degli accordi con i gruppi bancari che desiderano aderire).

Non solo tra privati

I servizi di Mobile p2p rispondono sicuramente a un bisogno importante per gli utenti: quello della difficoltà di raccogliere o prestare denaro in tempi brevi, dividersi somme avanzate o ripagare un piccolo debito. –Sono queste dinamiche, soprattutto perché completamente gratuite per gli utenti, che probabilmente incentiveranno la diffusione di massa. Ma la vera rivoluzione è probabilmente avvenuta successivamente al lancio di queste soluzioni: alcuni di questi nuovi servizi permettono infatti di effettuare acquisti anche presso gli esercenti e recentemente sono state annunciate anche altre novità molto interessanti. Satispay, che già conta oltre 8.000 esercenti attivi e 1 milione di euro al mese transati, ha annunciato infatti un accordo con Ingenico per l’integrazione del servizio in oltre 80.000 POS che gli esercenti utilizzano già per accettare i tradizionali pagamenti con le carte, eliminando così il problema di avere uno smartphone in cassa. Inoltre, ha presentato il primo progetto di integrazione del servizio con un registratore di cassa, in collaborazione con la catena di ristoranti Old Wild West.
Integrazione con i POS annunciata anche per Jiffy, che conta oltre 400.000 utenti registrati e tutti i POS di UBI Banca abilitati a Bergamo e Milano e, a breve, per Hype, che verrà integrato e accettato in 80.000 POS.

Un’opportunità per la Pubblica Amministrazione?

Visti i numeri e la crescita che questi servizi stanno registrando, anche lato esercenti, vien da pensare immediatamente alla Pubblica Amministrazione, verso la quale vengono indirizzati circa il 50% di tutti i pagamenti che avvengono nel nostro paese. Se si vuole ridurre il gap rispetto ad altri Stati e incentivare i pagamenti elettronici per modernizzare e snellire tutto il sistema, è necessario pensare a soluzioni che risultino familiari e semplici per i cittadini. È forse presto per dire che le soluzioni p2p siano la soluzione adeguata (o perlomeno una delle soluzioni), ma questo fenomeno, che punta molto sulla quotidianità dei gesti e dell’utilizzo, è senz’altro da monitorare. La paghetta per i figli, i conti da dividere con altre persone, la raccolta di denaro per un regalo sono infatti gesti molto più usuali e frequenti che il pagamento di un bollettino verso la PA. L’aggiunta della possibilità di pagare anche in negozio aumenta in maniera esponenziale le opportunità di utilizzo quotidiane. A quel punto, fare un pagamento verso la PA con uno strumento che si conosce a memoria e di cui ci si fida soprattutto, verrebbe molto più facile. Che il passaggio dal p2p (person-to-person) al p2g (person-to-government) possa davvero essere una leva per i pagamenti elettronici verso la PA?

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