Dati satellitari: ecco il business che generano

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9 Novembre 2015

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Massimo Zotti, Planetek Italia - Istituto Italiano Open Data

Quando si parla di Open Data, e ci si riferisce alle informazioni che il settore pubblico dovrebbe rendere accessibili per assicurare trasparenza e creare opportunità di business, ci si scontra spesso con gli annosi problemi della mancata armonizzazione e integrazione delle banche dati.

Esiste però una tipologia di dati, liberamente accessibili e riusabili, che possiede le caratteristiche sognate da qualsiasi data analyst, e sono le immagini satellitari. Si tratta di dati disponibili in formati standard, pur nella loro varietà, e aggiornati frequentemente, di altissima qualità e diffusi da enti affidabili. Il meglio che ci può essere per costruirci sopra un business durevole.

Un paio d’anni fa, quando ancora in Commissione Europea si discuteva delle strategie di licensing per i dati acquisiti dalle missioni satellitari del programma Copernicus, alcuni studi avevano dimostrato [i] che per i governi nazionali le data policy orientate alla liberazione dei dati sono più sensate e vantaggiose nel medio-lungo periodo. Il cambio di passo si è avuto con l’USGS, il servizio geologico americano che da quarant’anni porta avanti le missioni Landsat, che nel 2008 [ii] ha deciso di liberare l’accesso al suo sterminato archivio di immagini satellitari. Oggi il satellite Landsat 8 acquisisce costantemente immagini di altissima qualità sull’intero globo terrestre, e la data policy free & open è confermata per i dati della missione Landsat 9 che sarà lanciata fra 8 anni.

Dall’anno scorso sono poi partite le missioni europee Sentinel, con un approccio molto più integrato rispetto al programma Landsat, perché la strategia europea, anziché ad un solo satellite, è estesa ad un piano pluriennale e ambizioso che prevede il lancio di svariati satelliti di diverso tipo. Tutto questo accade nell’ambito del programma Copernicus , che molti conoscono con il vecchio nome GMES, e che vuole rispondere alla domanda di servizi di osservazione della Terra in Europa. Per questo il programma mette a disposizione degli Stati europei i cosiddetti Core Services, per il monitoraggio del suolo, dei mari, dell’atmosfera, dei cambiamenti climatici, e per la gestione delle emergenze e della sicurezza. Questi servizi mettono a disposizione dei cittadini europei dati (satellitari ma non solo) o altri servizi: ad esempio, per il monitoraggio del suolo, l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) si occupa di produrre o aggiornare mappe tematiche ad alta risoluzione di tutta l’Europa relative alle superfici artificiali, alle aree forestate ed altri tematismi, che tutte insieme permettono di tenere sotto controllo la copertura del suolo di tutta l’Europa.

Anche gli output dei Core Services sono generalmente disponibili come Open Data, e questa è la grossa opportunità, ma anche la sfida di Copernicus per l’Europa: sfruttare i prodotti a valore aggiunto ed i dati satellitari open per sviluppare una capacità molto più grande di quella attuale nella realizzazione di servizi ed applicazioni, che siano realmente utili, economicamente sostenibili, ed orientati a soddisfare una reale domanda degli utenti.

Sono i cosiddetti servizi downstream, tra cui rientrano anche applicazioni commerciali che costruiscano Valore Aggiunto su dati telerilevati da satellite – commerciali o Open. I servizi downstream seri in realtà sanno sfruttare non solo i dati satellitari, ma anche le informazioni e gli altri dati resi disponibili, sia dai servizi essenziali offerti dall’Unione Europea, tra cui i già citati Core Services di Copernicus, che dalle amministrazioni e gli enti locali, e persino da singoli individui con processi di volunteered geographic information, come quelli che hanno portato alla creazione di OpenStreetMap, la mappa del mondo intero a contenuto libero.

Un esempio eccellente al riguardo è quello che ha consentito all’ ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, di generare la mappa ad altissima risoluzione del consumo di suolo in Italia. Presentata lo scorso maggio , si tratta di uno strato ad altissima risoluzione che identifica le aree impermeabilizzate e le aree a copertura artificiale per l’intero territorio italiano. Sfruttando lo strato ad alta risoluzione sull’impermeabilizzazione del suolo fornito dal programma Copernicus, ISPRA ha curato la realizzazione, con immagini satellitari con risoluzione a 5 metri, della prima cartografia nazionale ad altissima risoluzione sul consumo di suolo come prodotto specifico per il nostro Paese. Naturalmente questo dataset, che è disponibile in opendata assieme a tutti gli altri dati del rapporto sul Consumo di Suolo in Italia , non è stato creato soltanto grazie ad un processo di classificazione semi-automatico delle immagini satellitari, ma sfruttando anche dati ancillari resi disponibili dagli enti locali a livello regionale, come database topografici e carte tecniche, e l’informazione vettoriale da OpenStreetMap per migliorare l’identificazione delle strade.

L’imminente disponibilità dei dati satellitari free & open della missione Sentinel 2 renderà certamente possibile un aggiornamento più frequente di questo strato informativo sull’intero territorio nazionale.