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Eurispes: ecco come (e perché) il mobile payment si diffonde in Europa

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Le nuove norme sono orientate a rendere le transazioni più sicure, tagliare i costi e permettere a nuovi operatori del mercato di utilizzare strumenti mobili e online per effettuare pagamenti per conto di un cliente. L’utente che utilizza un conto online avrà il diritto di utilizzare un software di pagamento realizzato da parti terze autorizzate, non solo dagli istituti finanziari dunque, e di poter effettuare i pagamenti attraverso i servizi di tali fornitori

14 Ottobre 2016

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Giovambattista Palumbo, direttore Osservatorio Politiche fiscali Eurispes

Secondo un rapporto del Center for Technology Innovation (CTI) dell’Università di Brookings, lo sviluppo della tecnologia mobile porterebbe 220 milioni di persone in più dal settore bancario informale (quale per esempio l’hawala) a quello formale, per un totale di mille miliardi di dollari nell’economia dei paesi in via di sviluppo. Significa inoltre (aspetto non indifferente) maggiori controlli ai fini antiriciclaggio e, non solo, sulle transazioni finanziarie. La maggior parte della popolazione mondiale vive infatti oggi fuori dai sistemi finanziari formali.

Secondo il rapporto sull’inclusione finanziaria della Banca Mondiale, solo il 62% degli adulti con più di 15 anni ha accesso un conto corrente in un istituzione finanziaria. Gli altri, due miliardi di persone, restano esclusi. Il mobile money è anche per tale motivo una realtà avanzata, per esempio, in Africa subsahariana. Secondo un rapporto McKinsey il 54% degli abitanti dell’Africa sub-sahariana esegue più di una volta al mese rimesse di pagamento a lunga distanza, oltre i confini nazionali, totalizzando 5 miliardi di transazioni all’anno.

Secondo il Cgap ( Consultative groupe to assist the poor), un centro di ricerca che promuove l’inclusione finanziaria nel Sud del mondo, la telefonia mobile è oggi la tecnologia fondamentale per spalancare le porte delle banche ai 2,7 miliardi di persone nel mondo che non hanno accesso ai servizi finanziari. M-pesa e’ per esempio il servizio di money transfer attraverso la rete cellulare che ha rivoluzionato l’Africa, offrendo un metodo di pagamento a una parte di mondo che ha poche possibilità’ di accedere ai servizi bancari. Tuttavia in questo settore relativamente nuovo le normative sono ancora carenti e laddove presenti differiscono significativamente da Paese a Paese.

In generale il Regno Unito si può considerare un pioniere dei mobile payment. Un altro paese europeo leader nel campo dei Mobile Payment è la Francia, che per prima ha lanciato sperimentazioni su scala nazionale relative ai pagamenti tramite cellulare NFC-enabled. L’iniziativa è nata dalla volontà degli operatori di telefonia mobile francesi in collaborazione con gli istituti bancari e finanziari di creare un sistema integrato e organico, così da gettare le basi per un solido modello di accordi commerciali tra i diversi stakeholder, espandibile a livello di standard in tutta Europa. A tale scopo è stata costituita già nel 2008 l’AEPM (Association Européenne Payez Mobile) che raccoglie le adesioni dei maggiori operatori telefonici e degli enti di credito della Francia e mira a incentivare lo sviluppo dei Mobile Payment di prossimità in tutta Europa.

Anche in Austria i primi ad essersi interessati al tema dei mobile payment sono stati gli operatori telefonici, dove il principale attore, Mobilkom Austria AG, ha addirittura creato una banca, la A1 Bank di Mobilkom, per gestire la parte finanziaria del servizio.

Anche in Spagna è stato sviluppato un progetto interoperabile di Mobile Remote Payment attraverso la formazione di un consorzio denominato Mobipay España S.A., composto dai principali operatori mobili e dagli istituti finanziari presenti in Spagna.

Lo stesso vale per Belgio, Olanda e Polonia.

Sebbene non rientri tra i Paesi Membri dell’UE o dell’EEA, e quindi non sia soggetta al recepimento delle Direttive PSD ed EMD, un altro progetto di Mobile Proximity Payment (NFC) in collaborazione con MasterCard paypass e BlackBerry è stato avviato in Turchia dall’operatore telefonico Turkcell.

In Italia del resto la penetrazione di smartphone è la più alta in Europa, e raggiunge il 50% di chi possiede un telefono cellulare. Nel Dicembre 2011 Intesa Sanpaolo ha lanciato il primo servizio di mobile proximity payment in Italia. Altri istituti di pagamento, sono attivi nel campo dei mobile remote payment supportando, rispettivamente.

Al di là degli operatori di estrazione finanziaria come circuiti di pagamento ed istituti di credito, un altro player del mercato del mobile payment, è rappresentato poi dalle società di telecomunicazione e nello specifico gli operatori di telefonia mobile sia “tradizionali” che virtuali. A maggio 2011 TIM, Vodafone, Wind, 3 Italia, PosteMobile e Fastweb hanno infatti annunciato la creazione di una piattaforma comune tra i diversi operatori di rete mobile per offrire ai propri clienti la possibilità di pagare beni digitali sfruttando il credito telefonico, inserendo online il numero di cellulare e una password.

Il Parlamento Europeo in data 8 ottobre 2015, ha infine accolto le modifiche apportate dalla Commissione Europea, alla proposta di Direttiva in materia di servizi di pagamento nel mercato interno (Payment Services Directive 2).

La proposta di Direttiva, in particolare, è mirata a modernizzare il sistema normativo europeo in ambito di servizi di pagamento, abrogando la precedente Direttiva 2007/64/CE (cosiddetta Payment Services Directive 1).

Un intervento che, insieme al nuovo Regolamento sulle commissioni dei pagamenti con carte UE 2015/751 ed al quadro regolativo Europeo proposto dalla BCE (tramite il SecuRe Pay Forum) insieme ad EBA per la sicurezza dei pagamenti via internet ed in mobilità, sotto il profilo delle opportunità, può esortare lo sviluppo di nuove tecnologie (a supporto della sicurezza e autenticazione) e di nuovi servizi di pagamento alternativi prestati (anche) tramite il canale Mobile.

Tra le più importanti novità in tema di deroghe impiego credito telefonico per digital contents, tickets e donazioni è stato consentito agli operatori di reti o servizi di comunicazione elettronica, di intermediare il pagamento senza la necessità di ottenere una licenza di intermediario abilitato (Istituto di pagamento o Istituto di moneta elettronica) o di operare in partenariato con uno di essi.

Le nuove norme sono quindi orientate a rendere le transazioni più sicure, tagliare i costi e permettere a nuovi operatori del mercato di utilizzare strumenti mobili e online per effettuare pagamenti per conto di un cliente.

L’utente che utilizza un conto online avrà il diritto di utilizzare un software di pagamento realizzato da parti terze autorizzate, non solo dagli istituti finanziari dunque, e di poter effettuare i pagamenti attraverso i servizi di tali fornitori. Ad esempio, i consumatori che sono sprovvisti di carte di credito o di debito potranno autorizzare nuovi operatori di mercato a utilizzare i loro dati bancari per effettuare pagamenti dai loro conti.

L’addebito dei prestatori di servizi di pagamento non dovrebbe superare i costi diretti. Costi aggiuntivi per l’utilizzo degli strumenti di pagamento, come le carte di credito e di debito, per il quale gli oneri amministrativi per l’ interscambio tra banche sono già regolamentate, saranno vietati.

Per quanto attiene la sicurezza dei pagamenti e la responsabilità dei fornitori in caso di furto, una banca che gestisce il conto del cliente potrebbe negare al fornitore di servizi l’accesso a esso solo per motivi di sicurezza, obiettivamente giustificati e motivati, che siano stati segnalati alle autorità di vigilanza. Questa tutela dovrebbe precludere ogni possibilità alle banche di “bloccare” il mercato per i nuovi servizi di pagamento. I fornitori dei servizi di pagamento, dal canto loro, sarebbero tenuti a garantire l’autenticazione sicura degli utenti e ridurre il rischio di frode.

Le linee direttrici di tale revisione – in linea con la strategia Europa 2020 e con l’Agenda Digitale Europea – sono chiare: l’obiettivo primario da realizzare è quello di contribuire ad un ulteriore sviluppo del mercato UE per i pagamenti elettronici, in cui consumatori, dettaglianti e altri operatori di mercato possano godere appieno dei vantaggi offerti dal mercato interno, creando chiarezza giuridica e condizioni di parità che si traducano in una convergenza verso il basso dei costi e dei prezzi a carico degli utenti di servizi di pagamento e garantiscano maggior sicurezza e trasparenza dei servizi stessi.

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