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Formare le nuove generazioni al ruolo di “cyber-defender”

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E’ il senso ultimo di una nuova iniziativa promossa da Sapienza Università di Roma in collaborazione con il CINI che si terrà nella Capitale da marzo a maggio 2017. Un cyber-challenge dedicato esclusivamente a ragazzi fra i 18 e 23 anni per colmare il gap fra la domanda crescente in ambito industriale e governativo e quelle menti brillanti che saranno il motore del cambiamento nell’approccio verso la cyber-security in tutti gli aspetti produttivi e strategici nazionali nei prossimi decenni.

12 Dicembre 2016

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Camil Demetrescu, coordinatore di CyberChallenge.IT, membro di CIS-Sapienza e professore di ingegneria informatica presso Sapienza Università di Roma

Formare le nuove generazioni di Cyber-defender. E’ il senso ultimo di una nuova iniziativa promossa da Sapienza Università di Roma in collaborazione con il CINI che si terrà nella Capitale da marzo a maggio 2017. Un cyber-challenge dedicato esclusivamente a ragazzi fra i 18 e 23 anni per colmare il gap fra la domanda crescente in ambito industriale e governativo e quelle menti brillanti che saranno il motore del cambiamento nell’approccio verso la cyber-security in tutti gli aspetti produttivi e strategici nazionali nei prossimi decenni.

La sfida, che ruota attorno a temi concreti come malware dissection, reverse engineering, Internet of Things, cognitive security, mobile app security e privacy engineering, agisce come un catalizzatore per identificare giovani di talento, promuovendo la formazione di competenze che possano indirizzarli verso una carriera nel campo della sicurezza informatica.

Formare le nuove generazioni di Cyber-defender è del resto anche una delle priorità strategiche per il sistema Paese definite dal Framework Nazionale per la Cyber-security sviluppato nel 2015 da un consorzio di università, enti governativi e partner industriali sotto il coordinamento del Centro di Ricerca di Cyber Intelligence and Information Security della Sapienza e del Laboratorio Nazionale di Cybersecurity del CINI [1]. La rivoluzione digitale sta portando a trasformazioni economiche sempre più veloci e inarrestabili che stanno cambiando il mondo del lavoro, influenzando gli equilibri tra stati, tra aziende, e tra stati e aziende. Chi non saprà intercettare questa rivoluzione, mettendo in campo le menti migliori e investendo nella conoscenza, diventerà terzo mondo del terzo millennio. La situazione italiana in questo scenario è particolarmente critica: secondo Eurostat, l’Italia è ultima tra i Paesi UE per esperti in informatica e ITC, con il 2,5% dei lavoratori, fra cui pochi giovani e pochi laureati [2].

Che la formazione dei giovani sia un asset cruciale per lo sviluppo economico e sociale delle nazioni è testimoniato da interventi autorevoli come quello del presidente americano Barack Obama, che rivolgendosi ai membri del Congresso nel suo discorso annuale del 2016, nota come: “Negli anni a venire, è necessario fare leva su quel progresso, … offrendo a ogni studente quelle competenze informatiche e matematiche concrete che possano renderli pronti al mondo del lavoro fin dal primo giorno” [3]. Nella sua presentazione dell’Italian Cyber Security Report, Roberto Baldoni, Direttore del Laboratorio Nazionale Cybersecurity del CINI, osserva come: “Intercettare giovani, anche prima dell’università, è di fondamentale importanza per convogliarne l’interesse verso un dominio in cui potrebbero eccellere, ma che potrebbe non essere neppure preso in considerazione per mancanza di opportunità o di conoscenza in un momento in cui il sistema Paese non sta ancora investendo sufficientemente in una cultura della cybersecurity.”

Per quanto riguarda il cyber-challenge, il formato gara come agente per convogliare l’entusiasmo e l’interesse verso la cybersecurity è uno strumento ampiamente sperimentato a livello internazionale. Numerosi Paesi promuovono competizioni su temi caldi sotto forma di “Capture the Flag”, gare di abilità nello scovare e neutralizzare, oppure sfruttare in uno spirito di hacking etico, vulnerabilità nascoste nel software. Nel 2016, l’European Cybersecurity Challenge ha ospitato dieci squadre europee che si sono sfidate in una competizione internazionale, fra cui Austria, Germania, Grecia, Irlanda, Regno Unito e Spagna [4]. L’Italia? Ancora grande assente.

E’ indispensabile invertire la tendenza. CyberChallenge.IT cerca il talento cyber nei giovani con l’obiettivo di colmare il gap culturale tra l’Italia e gli altri Paesi europei in un momento in cui la sfida digitale sta rivoluzionando ogni aspetto della nostra società. L’iniziativa alterna incontri tematici tenuti da aziende leader come IBM e Cisco con sessioni pratiche di addestramento intensivo al calcolatore pensate per portare giovani con ottime capacità di programmazione, ma senza alcuna preparazione specifica in sicurezza informatica, ad affrontare la loro prima gara di abilità cyber. Primo passo verso gare più impegnative come quelle internazionali e una carriera in cybersecurity.

CyberChallenge.IT, alla sua prima edizione, ha come scopo quello di diventare l’Italian Cyber Challenge sull’esempio di programmi correlati nati negli Stati Uniti e nel Regno Unito [5]. Nei prossimi anni il programma prevede di estendersi progressivamente in tutto il territorio italiano verso gli studenti delle scuole superiori e verso giovani anche non necessariamente iscritti all’università utilizzando la struttura capillare sul territorio del Laboratorio Nazionale di Cyber Security.

[1] http://www.cybersecurityframework.it/

[2] http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/tlc/201…

[3] https://www.whitehouse.gov/blog/2016/01/30/compute…

[4] http://www.europeancybersecuritychallenge.eu/2016/…

[5] https://cybersecuritychallenge.org.uk/

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