Fuggetta: "Razionalizzare i datacenter pubblici, gli errori che rischiamo di fare" - FPA

Fuggetta: “Razionalizzare i datacenter pubblici, gli errori che rischiamo di fare”

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Con l’avvio dell’ANPR, le basi di dati oggi presenti presso i comuni verranno progressivamente consolidate nell’archivio centrale. Andremo verso soluzioni standardizza-te/intercambiabili/interoperabili che potranno essere fruite tramite soluzioni cloud

11 Marzo 2016

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Alfonso Fuggetta, professore Ordinario di Informatica presso il Politecnico di Milano

Il tema della razionalizzazione dei centri elaborazione dati (CED) delle amministrazioni pubbliche è sicuramente una questione importante, per due principali motivi:

  • Razionalizzare i CED produce significativi risparmi di spesa. Troppo spesso, oggi le risorse di elaborazione dati delle diverse amministrazioni sono gestite senza sfruttare economie di scala, duplicando quindi sforzi e investimenti.
  • Spesso i server e le risorse informatiche delle amministrazioni sono collocati in uffici e locali non tecnici, o comunque privi di adeguati livelli di gestione, sicurezza e affidabilità (in particolare, il disaster recovery).

È quindi certamente importante perseguire l’obiettivo di consolidare i CED. Ma come procedere? Quali sono i passaggi che dovremmo seguire? Stiamo facendo ciò che serve? Stiamo sbagliando qualcosa?

Le fasi del consolidamento

Come altre esperienze industriali hanno dimostrato, il processo da seguire per realizzare un reale consolidamento dei CED è il seguente:

  1. Consolidamento applicativo. Spesso si hanno una molteplicità di soluzioni in-formatiche per svolgere gli stessi compiti o compiti simili. Il primo passaggio di un processo di razionalizzazione – e forse il più complesso – è proprio quello di consolidare il parco applicativo, standardizzare le soluzioni, unifica-re le fonti informative. È un’opera di reengineering del software, adeguamento o cambiamento dei processi, addestramento e formazione del personale: in generale, si tratta di reengineering di processo, organizzativo e tecnologico.
  2. Virtualizzazione. Il consolidamento applicativo permette di avviare i processi di virtualizzazione, cioè rende possibile usare un numero molto minore di applicativi che possono essere più facilmente spostati su macchine virtuali.
  3. Consolidamento infrastrutturale. Avendo virtualizzato gli ambienti di esecuzione, è possibile spostarli su sistemi cloud IaaS, sia “public” che “private”. Ciò corrisponde ad un reale consolidamento dei CED, in quanto le infrastrutture per gestire le macchine virtuali possono essere accentrate all’interno di pochi spazi fisici.

Come si intuisce, il consolidamento dei CED è un processo complesso al termine del quale, effettivamente, si possono ottenere i risultati attesi. Purtroppo, in questi anni si parla troppo spesso di questo tema partendo dalla coda, cioè dalla creazione delle infrastrutture fisiche dei CED, senza preoccuparsi dei precedenti due passaggi. Quali le motivazioni e le conseguenze?

Errori e problemi

Se non si avvia un processo di consolidamento applicativo e di virtualizzazione, non è possibile ragionevolmente dimensionare il numero e le prestazioni dei CED: quanti? dove? di che dimensioni? Non per niente, nel passato si sono sentite ipotesi o pro-poste che apparivano motivate più da considerazioni di carattere politico che strate-gico: per esempio, “40 CED perché ce ne devono essere due per regione”. In realtà, se si procedesse ad un efficace processo di consolidamento applicativo si potrebbe ottenere un livello di razionalizzazione molto maggiore: quanti CED hanno colossi che servono miliardi di utenti come Apple, Microsoft o Google? Non si potrebbe pensare che certe proposte derivino dal bisogno di “accontentare” le ambizioni delle varie amministrazioni o la voglia di investire in infrastrutture fisiche?

D’altro canto, senza consolidamento applicativo e virtualizzazione, il rischio è che l’intera operazione si traduca in un puro “trasloco” che, paradossalmente fa lievi-tare i costi invece di ridurli. Perché?

Oggi, tanti piccoli comuni hanno i propri server in stanze dei loro palazzi comunali. I costi di housing sono sostanzialmente fissi e annegati all’interno dei costi di gestione dell’amministrazione. Spostare le macchine in CED comporta costi di housing che si aggiungono a quelli esistenti, fissi e incomprimibili. Quindi, complessiva-mente, si spende di più.

Il caso ANPR

L’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente è un caso che rientra pienamente in questo ragionamento. Ad oggi, le anagrafi sono gestite a livello comunale. In alcuni casi – i grandi comuni – esse sono gestite in data center spesso in outsourcing. In altri casi, si tratta di sistemi operanti presso le stesse amministrazioni comunali. Dal punto di vista applicativo, due sono le situazioni tipiche:

  • Applicativi custom, sviluppati su commessa per il singolo comune.
  • Pacchetti applicativi usati da una molteplicità di comuni.

Con l’avvio dell’ANPR, le basi di dati oggi presenti presso i comuni verranno progressivamente consolidate nell’archivio centrale (la ANPR, appunto). I programmi dovranno essere adattati per utilizzare l’ANPR o sostituiti da soluzioni già integrate con l’ANPR. In generale, andremo verso soluzioni standardizza-te/intercambiabili/interoperabili e tutte centrate sull’ANPR. Tali soluzioni potranno essere fruite tramite soluzioni cloud e, come tali, essere gestite in modo centralizzato in CED privati o pubblici. È un tipico caso nel quale il consolidamento applicativo abilita quello infrastrutturale.

Se si facesse il contrario, avremmo solo un “trasloco” di hardware dal luogo dove oggi si trovano in qualche CED, con costi che, come si è detto, potrebbero essere anche superiori all’attuale.

Certamente, il consolidamento riduce la replicazione delle soluzioni e di conse-guenza restringe le opportunità per i system integrator e le software house, fatto che avrebbe ovviamente un impatto economico negativo. Ma non si salva il mercato sprecando soldi: lo si salva razionalizzando la spesa e sfruttando i risparmi per fare quegli investimenti in nuovi servizi e infrastrutture di cui tanto parliamo e per i quali si dice manchino le risorse.

Come sempre, serve logica, non retorica

Troppo spesso, si immaginano strategie (o presunte tali) sull’onda si semplificazioni e operazioni retoriche: “consolidiamo i CED così risparmiamo”. Purtroppo, il più delle volte i problemi sono più complessi di come li si dipinge. E soprattutto, la loro risoluzione richiede l’avvio di iniziative di innovazione articolate e strutturate, e non si possono risolvere con quelle che chiamiamo “facili scorciatoie”. È la iattura del nostro paese: semplificare e banalizzare, con illusione che l’evocare un obiettivo lo renda automaticamente raggiungibile e anzi raggiunto. Pur-troppo, è più complesso di così: servono vision, competenze, progettualità, gover-nance, perseveranza, risorse, tempo. Quando lo capiremo?