Gaia-X: un modello di ecosistema digitale per la PA

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La PA è chiamata, viste le risorse disponibili grazie al PNRR, ad avere una grande chiarezza strategica per lavorare su diversi aspetti, tra cui infrastrutture solide e strategie di integrazione e interoperabilità. Ecco perché Gaia-X può diventare un vero e proprio modello di ecosistema digitale aperto per la PA

19 Gennaio 2022

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Alfonso Fuggetta

CEO e Direttore Scientifico di Cefriel, Professore del Politecnico di Milano

Photo by Andrew Kow on Unsplash - https://unsplash.com/photos/Ndxgo2Bn3WY

Mai come in questi tempi è vero che la variabile scarsa non sono i soldi, ma il tempo. Ogni giorno sentiamo parlare di spese e di piani di investimento per centinaia di miliardi, di costo del denaro (ancora) basso, di enormi risorse allocate per lo sviluppo del Paese. Pochi ricordano che ciò che ci manca è il tempo: ne abbiamo poco, dobbiamo operare subito e avere un effetto a breve. Per questo servono competenze, contesti giuridici e normativi, e modelli operativi che ci permettano di scaricare a terra in tempi rapidi tutte le potenzialità che derivano dall’avere a disposizione enormi risorse e sofisticate tecnologie per costruire il nostro futuro. La Pubblica Amministrazione è chiamata adesso, viste le risorse disponibili grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ad avere una grande chiarezza strategica necessaria per poter lavorare su due aspetti fondamentali: infrastrutture solide, strategie di integrazione e interoperabilità basate su modello Gaia-X (qui un paper di approfondimento) e un patto politico-istituzionale tra amministrazioni, utile a condividere un percorso di cambiamento che non può essere imposto dall’alto.

Cos’è Gaia-X

Gaia-X è una iniziativa nata nel 2019 che coinvolge molteplici soggetti provenienti dal mondo delle imprese, della ricerca, delle associazioni e delle pubbliche istituzioni. Intende creare un ecosistema digitale aperto, trasparente e sicuro all’interno del quale ciascun partecipante possa mettere a disposizione e utilizzare dati e servizi digitali di nuova generazione, secondo linee guida e regole condivise, all’interno dei diversi domini applicativi e di mercato quali, ad esempio, manifattura, trasporti e mobilità, agroalimentare e agritech, servizi avanzati e finanza, educazione e cultura. L’interpretazione che abbiamo dato in Cefriel all’iniziativa Gaia-X è quella di un “innovativo modello di mercato per prodotti digitali Business-to-Business (B2B)”. È mercato perché definisce regole e architetture software di riferimento per distribuire e scambiare prodotti digitali B2B in ambito concorrenziale e aperto; è un modello in quanto può essere istanziato in contesti e ambiti diversi, senza legami stretti con un unico operatore, garantendo quella indipendenza tecnologica di cui oggi si parla molto; è innovativo perché ha come obiettivo la distribuzione di prodotti digitali attraverso moderni meccanismi di vendita, provisioning e gestione.

A quali bisogni di cittadini e imprese risponde?

Disporre di asset informativi scaricabili

Tramite un ecosistema digitale basato su modello Gaia-X, è possibile far scaricare direttamente ai soggetti interessati asset informativi da utilizzare per effettuare successive elaborazioni o analisi. Pensiamo, ad esempio, alla necessità dei cittadini e imprese di leggere e interpretare il mondo che ci circonda attraverso soluzioni facenti uso di dataset pubblici e aperti, grazie alle quali abilitare la possibilità di prendere decisioni basate sui dati.

Avere a disposizione servizi applicativi richiamabili

Per servizi applicativi richiamabili intendiamo connettori che consentono, in modo automatizzato, di attingere a informazioni o funzionalità erogate da altri sistemi (ad esempio, per ottenere lo storico delle transazioni bancarie effettuate da un cliente a partire dai sistemi di gestione dei conti correnti, oppure per ottenere l’ottimizzazione di una immagine grazie agli algoritmi e alle capacità computazionali fornite da sistemi di terze parti).

Poter “scambiare” asset digitali

Con Gaia-X, imprese, organizzazioni, pubbliche amministrazioni possono valorizzare i propri asset digitali mettendoli a disposizione di altri attori, mantenendone sempre completo presidio e controllo, in accordo al principio della sovranità del dato.

Per le nuove imprese creare e per i cittadini fruire di una nuova generazione di soluzioni, applicativi e servizi

Ciascun soggetto partecipante può utilizzare e combinare facilmente asset digitali di altri attori al fine di creare nuovi servizi e metterli a disposizione del resto della società.

Perché la PA deve guardare a Gaia-X come modello di ecosistema digitale?

Oltre alle innumerevoli opportunità offerte a imprese e cittadini, la standardizzazione tecnologica e architetturale proposta da Gaia-X favorisce la piena interoperabilità tecnologica tra i diversi sistemi e la possibilità di poter migrare da un provider di servizi infrastrutturali ad un altro senza impatti, massimizzando pertanto la portabilità e perseguendo la massimizzazione della sovranità tecnologica per tutti i soggetti coinvolti.

Quali le buone pratiche italiane alle quali ispirarsi?

Quando si dice che l’innovazione digitale deve essere misurabile, si fa riferimento al fatto che per valutarne gli impatti occorre guardare alle ricadute concrete che questa ha sui territori. Per questo è importante ribadire che ecosistemi digitali si possono sicuramente costruire e che la parte tecnologica è solo un aspetto, visto che le regole giuste e l’onboarding sono fondamentali. Nel corso degli anni, in Cefriel abbiamo già dato vita a mercati di prodotti digitali con impatti significativi. Tra questi E015, ecosistema digitale aperto promosso da Regione Lombardia insieme a Confindustria, Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, Confcommercio, Assolombarda e Unione del Commercio, e Malpensa Smart City delle Merci, una rete di servizi digitali decentralizzati che consente ai diversi attori di utilizzare, integrare e condividere le informazioni di interesse nel ciclo di trattamento delle merci aeree in arrivo e in partenza nell’aeroporto di Malpensa.

Tramite E015, il territorio lombardo ha condiviso oltre 180 flussi dati certificati che sono stati utilizzati per arricchire più di 110 soluzioni digitali per l’utente finale, abilitando la costruzione di quasi 500 relazioni digitali di scambio dati fra soggetti diversi, sia pubblici che privati, oltre a diverse iniziative basate su E015 quali ad esempio l’Ecosistema Digitale del Turismo, l’Ecosistema Digitale della Mobilità Sostenibile, il Cruscotto Emergenze, le sperimentazioni Blockchain applicate alla Filiera Alimentare e ai Nidi Gratis e l’Accordo Aria. Esempi di flussi E015 sono: eventi e punti di interesse delle diverse aree del territorio lombardo; informazioni e disponibilità dellestrutture ricettive della Valtellina, area che ospiterà le Olimpiadi di Milano Cortina 2026; API E015 «Muoversi in Lombardia», la quale fornisce soluzioni di viaggio intermodale utilizzando il trasporto pubblico regionale lombardo; la posizione delle colonnine di ricarica per auto elettriche; le stazioni meteo per il monitoraggio ambientale installate nel territorio; lo stato di affollamento real-time dei pronto soccorso, e molto altro ancora.

Con l’ecosistema dedicato all’aeroporto di Malpensa, si sono realizzati servizi che consentono di ottimizzare i tempi di accettazione e scarico delle merci, rendere più efficienti i processi e le modalità di gestione delle spedizioni e conoscere gli stadi del processo di trattamento dei carichi. Grazie all’ecosistema digitale, oltre 3.300 spedizioni al mese sono caricate senza la necessità di reinserire dati manualmente, garantendo allo spedizioniere l’effettiva esportazione della merce anche a livello fiscale, e sono gestiti circa 1.000 camion al mese. Inoltre, grazie al progetto FENIX, l’ecosistema digitale Malpensa Smart City delle Merci sta ricevendo un nuovo impulso, nell’ottica di una pianificazione collaborativa tra i diversi attori della filiera con riferimento alle reti transeuropee dei trasporti.

Non è mai troppo presto per lavorare su ecosistemi digitali aperti

Le sfide che dobbiamo affrontare sono complesse e critiche. Non possiamo aspettare. Come diceva John Wooden, uno dei più grandi allenatori di basket della storia, “dobbiamo essere veloci, anche se non dobbiamo aver fretta”. È in questo equilibrio tra velocità, agilità, pianificazione, metodo e struttura che si gioca il futuro della nostra PA, delle nostre imprese e della nostra economia.

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