Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

La fibra al posto del doppino per un’Italia competitiva. La relazione AGCOM 2009

Home PA Digitale La fibra al posto del doppino per un’Italia competitiva. La relazione AGCOM 2009

Se l’Italia vuole competere a livello europeo nelle telecomunicazioni non ci sono alternative alla Fibra. Lo aveva detto un anno fa e oggi, a 12 mesi di distanza, Corrado Calabrò, Presidente dell’Autorità Garante per le Comunicazioni (AGCOM), lo ripete nella relazione annuale 2009, costatando, con un po’ di amarezza, che in tutto questo tempo non è stato fatto praticamente nulla per realizzare una rete in fibra ottica capillare ed efficiente.

9 Luglio 2009

D

Tommaso Del Lungo

Articolo FPA

Se l’Italia vuole competere a livello europeo nelle telecomunicazioni non ci sono alternative alla Fibra. Lo aveva detto un anno fa e oggi, a 12 mesi di distanza, Corrado Calabrò, Presidente dell’Autorità Garante per le Comunicazioni (AGCOM), lo ripete nella relazione annuale 2009, costatando, con un po’ di amarezza, che in tutto questo tempo non è stato fatto praticamente nulla per realizzare una rete in fibra ottica capillare ed efficiente.

“Mentre il mercato della telefonia voce ha iniziato una fase di regresso è invece in progressivo aumento quello del servizio dati (internet per capirci)”. Sono le parole del Presidente di AGCOM Corrado Calabrò durante la presentazione del rapporto 2009.
Dopo una lunghissima parte dedicata al sistema televisivo, che annuncia la fine del duopolio rai/mediaset e che descrive le tabelle di marcia per lo switch off della televisione analogica, il rapporto, come l’anno passato, dedica una trentina di pagine al tema della banda larga e degli investimenti che in questo settore si stanno – o meglio non si stanno – realizzando.

“Il mercato dei servizi dati – dice infatti Calabrò – per sostenersi e svilupparsi, richiede investimenti già nelle reti attuali e molto di più nella rete di nuova generazione, necessaria per l’alta velocità trasmissiva. E invece gli investimenti diminuiscono”.
Nel 2005 le connessioni in fibra erano circa 200 mila e in tre anni, a fine 2008, il numero complessivo è aumentato appena del 50% arrivando a 300 mila. Una crescita troppo lenta in un settore che, invece, in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, traina il resto dell’Europa con aumenti di ricavi di 300 miliardi l’anno.

Il potenziamento della rete in rame, le tecnologie Wireless, satellitari o mobile sono tutte iniziative concorrenti e da incentivare, ma le cui prospettive temporali sono decisamente limitate. Per Calabrò “Allo stato attuale delle conoscenze c’è una sola tecnologia che ci consenta a un tempo, di sovvenire adeguatamente alle esigenze attuali delle zone ad alta densità di traffico e di assecondare le richieste in crescita negli anni a venire con un intervento valido per i prossimi 50 anni; ed è la fibra ottica (anzi la FTTH – fiber to the home)”.

Gli investimenti

Il problema dei costi, che tanto preme al Ministro Romani, non sembra essere per Calabrò un vero problema. Da tutti i governi del mondo arrivano, infatti, indicazioni che individuano negli investimenti in tecnologie innovative una priorità ed anzi una leva per uscire dalla crisi, in quanto sono quelli che producono i maggiori effetti sulla crescita del prodotto interno lordo dei paesi avanzati, riducendo i costi delle transazioni di mercato, accrescendo la produttività del lavoro e l’occupazione e rendendo possibile l’introduzione di innovazioni di prodotto e di processo dalla sanità al risparmio energetico.
“Non ci dice niente – ha commentato Calabrò – che la Cina, il Giappone, l’Australia, il Regno Unito, la Germania, l’Olanda siano proiettati in tale direzione? E che il presidente Obama, che pure deve fronteggiare una crisi finanziaria ed economica sconvolgente, abbia posto l’alta velocità trasmissiva tra i punti qualificanti del suo programma di governo?”

Riguardo la “banda larghina” del Ministro Romani (i 2 megabit garantiti su tutto il territorio nazionale entro il 2012) il Presidente dell’AGCOM ha mostrato apprezzamento, facendo notare che superare il digital divide che ancora colpisce il 7% della popolazione è doveroso, ed anche economicamente proficuo, “Ma ciò non deve distogliere dall’altro passo che contemporaneamente deve compiere il sistema, quello verso l’ultrabanda, ossia le fibre ottiche, che presentano un incomparabile valore prospettico”.

I due tipi di interventi, quindi, ben lungi dall’essere sostitutivi, sono complementari. Sarebbe come rinunciare a costruire le autostrade finché ogni paesino di montagna non abbia una strada asfaltata di collegamento.

Alle molte preoccupazioni che sostengono che la domanda di connettività nel nostro paese non giustificherebbe gli investimenti necessari a realizzare un’infrastruttura di nuova generazione Calabrò risponde, in maniera decisa, che il livello di alfabetizzazione informatica è destinato a salire, e che una migliore regia  sugli investimenti in banda larga degli enti locali (che il Rapporto Caio propone di affidare proprio all’AGCOM) farebbe certamente risparmiare un bel po’ di risorse.

Gestire il passaggio dal doppino alla fibra: il modello digitale terrestre

La parte della relazione dedicata alle infrastrutture IT si chiude con un’indicazione, o forse sarebbe meglio dire un auspicio, affinché lo sviluppo del progetto fibra ottica in Italia possa essere guidato da una società “veicolo” formata da un nucleo forte di partner industriali con un mix di capacità imprenditoriali per sviluppare il progetto fibra.
Tramontata, infatti, ormai da tempo la possibilità che l’operatore dominante si assuma in toto l’onere dell’investimento, l’unica strada ancora aperta è quella di puntare ad una rete aperta con un gruppo di investitori (operatori di telecomunicazioni, media company e capitale pubblico) disposti a finanziare il progetto.
Per gestire l’eventuale passaggio dal doppino telefonico alla fibra il modello seguito per il digitale terrestre potrebbe dimostrarsi efficace, individuando differenti aree territoriali e sostituendo gradatamente nel tempo la vecchia infrastruttura telefonica con la nuova in fibra. “Si parta anche con un nucleo ristretto di abitazioni – ha concluso Calabrò –  ma si parta subito!”

Scarica la relazione del presidente Corrado Calabrò

Scarica la relazione annuale 2009 dell’Autorità per le Comunicazioni

Su questo argomento

Porre obiettivi nelle Regioni: l’unico modo per innovare e creare valore pubblico