EDITORIALE

L’IA nella pubblica amministrazione può essere un’occasione irripetibile

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I commenti e le valutazioni dei dati presentati con la nostra ricerca relativa all’impatto dell’intelligenza artificiale sul pubblico impiego si sono prevalentemente concentrati, ed è comprensibile, su quella quota di dipendenti pubblici che noi stessi abbiamo definito a “rischio”. Questa attenzione, di nuovo, se pur legittima, rischia di distrarre da considerazioni più ampie anche molto urgenti

7 Giugno 2024

Gianni Dominici

Amministratore Delegato FPA

Foto di Gianni Dominici https://www.flickr.com/photos/gdominici/53529566003/

Quest’anno in apertura di FORUM PA abbiamo presentato la ricerca “L’impatto dell’intelligenza artificiale sul pubblico impiego” che ha avuto e sta ancora avendo grande risonanza, sia sulla stampa che all’interno della nostra community. I commenti e le valutazioni dei dati presentati si sono prevalentemente concentrati, ed è comprensibile, su quella quota di dipendenti pubblici che noi stessi abbiamo definito a “rischio”. Questa attenzione, se pur legittima, rischia di distrarre da considerazioni più ampie anche molto urgenti.

Rivediamo le nostre considerazioni: il settore pubblico è fortemente impattato dall’adozione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi. Il 57% dei 3,2 milioni di dipendenti pubblici è interessato da una forte interazione tra le mansioni svolte e quelle che gli algoritmi sono in grado di svolgere. L’interazione o “esposizione”, come nella letteratura viene definita, è di per sé neutra, nel senso che può tradursi in un arricchimento o in una perdita del proprio lavoro. Si tratta di ben 1,8 milioni di persone, in particolare dirigenti, ruoli direttivi, tecnici, ricercatori, insegnanti, legali, architetti, ingegneri, professionisti sanitari e assistenti amministrativi. Il secondo passaggio è stato di andare oltre a questo concetto di esposizione e vedere, invece, più concretamente quali fossero i segni di questo impatto (la metodologia è ben descritta nel report). Su 1,8 milioni di lavoratori esposti l’80% (circa 1,5 milioni) potrebbe integrare il proprio lavoro con strumenti di IA. Si tratta di lavoratori prevalentemente con ruoli di leadership e gestione (come dirigenti scolastici, responsabili strategici e leader di progetti innovativi, esperti tecnici e professionisti, prefetti, magistrati e direttori generali). Accanto a questi, però, c’è un 12% a rischio di sostituzione pari a poco più di 218mila lavoratori. Sono lavoratori che svolgono mansioni a bassa specializzazione con attività standardizzate e ripetitive che potrebbero essere, appunto, facilmente svolti dalle nuove forme di intelligenza artificiale generativa. È quello che sta già succedendo ad esempio in alcuni grandi enti con il ricorso ad assistenti virtuali e a chat bot nell’erogazione dei servizi con il conseguente risparmio di migliaia di ore umane lavorate. Per le caratteristiche del lavoro pubblico e considerando la strutturale carenza di personale frutto del blocco del turnover esercitato nei decenni precedenti è però difficile pensare che questi lavoratori rischino di perdere il posto del lavoro. Piuttosto questa può essere l’occasione per importanti programmi di riqualificazione del personale (i cosiddetti upskilling e reskilling) da destinare ad altre mansioni più qualificate così da migliorare la produttività e l’efficacia della macchina pubblica nel creare valore per cittadini ed imprese.

E siamo arrivati al punto. Come già anticipato, è su questo aspetto che si sono concentrati gran parte di coloro che hanno diffuso i risultati. Giusta la preoccupazione ma, forse, in questo caso misleading. È almeno parimenti importante, infatti, riflettere sulle dinamiche sollevate nei confronti di quell’ampia quota di lavoratori per cui l’IA è complementare, nel senso proprio del termine e cioè in grado di fornire “competenze” e “capacità” o, meglio, strumenti che vanno, appunto, a complementare l’attività svolta. Come abbiamo scritto nel rapporto questa sinergia è particolarmente marcata nei ruoli di leadership e gestione, dove dirigenti scolastici, responsabili strategici e leader di progetti innovativi, coadiuvati da esperti tecnici e professionisti, potranno sperimentare miglioramenti notevoli. La presenza di figure istituzionali di rilievo, come prefetti, magistrati e direttori generali tra i beneficiari sottolinea ulteriormente il valore aggiunto dell’IA nel promuovere efficienza ed efficacia all’interno della pubblica amministrazione. Ovviamente, questo non sarà scontato e non avverrà in automatico.

Affinché si possa arrivare a quello che in molti chiamano “lavoro aumentato” è necessario che le soluzioni degli algoritmi vengano utilizzate con consapevolezza e competenza. In questi ruoli, infatti, è fortissimo il rischio che il ricorso alla tecnologia in modo non corretto e consapevole porti all’automation bias, cioè a delegare pericolosamente senza gestire i possibil risultati.

La riflessione che abbiamo avviato parte, quindi, proprio da qui. C’è chi parla già da tempo di lavoro ibrido, chi di cybork, cyborg + work, per cui le competenze umane si legano e si complementano in modo indissolubile con quelle artificiali. C’è chi, come Bentivogli, usa il temine Nuovi operAI e chi, ed è la mia definizione preferita, come Butera, usa il termine “lavoratori aumentati”. In tutti i casi si pone l’accento sulla collaborazione uomo-macchina in una logica di complementarità delle funzioni.

La questione però rimane. Considerando che ad essere esposti alle nuove tecnologie, con possibilità di complementarità, sono proprio i ruoli direzionali e gestionali, come fare in modo che questo impatto si trasformi in opportunità? È evidente, e le prime ricerche lo dimostrano, che non è sufficiente saper usare i nuovi tool, studiare da prompt engineer, ma è indispensabile rivedere e ridefinire il ruolo della leadership, riprogettare il lavoro e le organizzazioni pubbliche. Una PA gerarchica e burocratica diretta da una cultura dell’adempimento non sarà in grado di cogliere le offerte dalle nuove tecnologie.

Proprio muovendosi in questa direzione si è appena concluso FORUM PA 2024 come occasione unica e irripetibile di approfondimento di queste sfide. Sono stati oltre 20in tre giorni gli appuntamenti dedicati specificamente al tema dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul settore pubblico (ricordando che l’IA è stato comunque un filo rosso di tutta la manifestazione). A questi si aggiungono una serie di tavoli di lavoro riservati a specifiche per approfondire il tema da prospettive diverse come quella, ad esempio, dei responsabili del personale. Una quantità di materiale enorme su cui stiamo lavorando con la volontà di restituirla al più presto ma anche di riprenderla sul lungo periodo per approfondire ulteriormente spunti e visioni emerse, perché, insieme, è avanti che dobbiamo guardare.

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