Nuove infrastrutture PA, tutto comincia adesso

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In questi mesi di dibattito sulle nostre pagine, è emersa una sensazione diffusa di una mancanza di strategia e governance in materia di infrastruttura. L’avvio delle gare non è sufficiente. Una strategia vera e propria è più evidente sui temi generali delle infrastrutture digitali Paese, come dimostra il più ampio piano banda ultra larga del Governo e il recente Catasto delle Infrastrutture

27 Luglio 2016

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redazione

Primavera-estate 2016: si è svegliata in questa fase, tardi, l’Italia che vuole dare alla pubblica amministrazione una nuova infrastruttura al passo con le esigenze dei grandi progetti dell’Agenda digitale.

La gara per il cloud PA è sbocciata a luglio, nell’ambito del più grande piano per il Sistema pubblico della connettività, come ci racconta anche Consip. L’Spc (cui la nostra testata ha dedicato uno speciale ) sta partendo in questa fase, avendo dovuto aspettare l’esito dei ricorsi di alcuni operatori telefonici al Tar del Lazio. E l’Spc come il cloud non solo hanno funzione di abilitatori necessari a supporto dei progetti di PA digitale, ma anche possono essere volano per una operatività diversa, più evoluta. Per esempio nel segno della cooperazione applicativa.

Le risorse ci sono, per le infrastrutture PA. Si ricade del resto nella generosa programmazione europea e ci si può avvantaggiare anche del piano banda ultra larga governativo per portare fibra alle amministrazioni.

Eppure, la sensazione diffusa – in questi mesi di dibattito sul nostro sito dedicato alle infrastrutture digitali della PA – è che la strategia e la governance ancora non ci siano. L’avvio delle gare non è sufficiente, a tale scopo. Una strategia vera e propria è più evidente sui temi generali delle infrastrutture digitali Paese, come dimostra il più ampio piano banda ultra larga del Governo e il recente Catasto delle Infrastrutture (di cui ci parla il ministero allo Sviluppo economico, abituale contributore del nostro sito con diverse firme).

Come al solito, ci sono buone pratiche già imitabili e la visione è chiara, su come bisogna razionalizzare il patrimonio hardware e software della PA.

Ma una strategia unitaria deve ancora vedersi all’orizzonte. Rischiamo di ripetere gli errori del passato; il piano di razionalizzazione dei datacenter (presente nel piano Crescita per l’Agenda digitale di marzo 2015) giace nel dimenticatoio e solo alcune Regioni si sono portate avanti (come raccontato sul nostro sito con diversi casi di studio).

Bisognerà probabilmente attendere l’esito del Piano triennale dell’Agenzia per l’Italia Digitale per avere una strategia più unitaria sui datacenter. E aspettare anche le conseguenze delle gare cloud e Spc. Un 2016 ancora di costruzione e attese, insomma. Nella speranza che già entro fine anno arrivi quello sprint che nel 2017 ci porti a uno stato definito per il futuro digitale delle infrastrutture PA.