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PCP per lo sviluppo di sistemi intelligenti: la best practice di Regione Lombardia

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Armando De Crinito, Direttore Generale Vicario della Direzione Generale Università, Ricerca e Open Innovation di Regione Lombardia

In uno scenario, come quello attuale, di insufficienza di risorse finanziarie e di vincoli di bilancio, la spesa pubblica necessita di essere ottimizzata, qualificata in chiave innovativa e gestita mediante procedure competitive, ovvero progettate, come nel caso dell’appalto pre-commerciale lombardo, per far perdurare davvero la competizione durante il processo innovativo. La principale voce di spesa regionale è costituita dalla sanità.

La prospettiva e la necessità di migliorare la qualità dei servizi sanitari lombardi, tramite l’innovazione e, al contempo, di governare la spesa sanitaria, beneficiando delle economie di scala abilitate dalla competizione e dalle concrete prospettive di mercato, hanno fatto emergere l’esigenza di adottare nuovi strumenti di appalto e di sollecitare il sistema pubblico locale alla proposizione di concreti fabbisogni di innovazione.

E’ così che l’Agenzia regionale acquisti Arca su mandato della direzione Generale Università, Ricerca ed Open Innovation della Regione Lombardia, in collaborazione con l’Ospedale Niguarda di Milano, ha esperito una delle prime gare di appalto pubblico precommerciale nel Paese. La conclusione del procedimento, che ha richiesto diversi anni per la progettazione, è prevista per il 2016.

La finalità del primo progetto pilota, proposto dall’Ospedale Niguarda di Milano, è lo sviluppo prototipale e la sperimentazione di “sistemi intelligenti”, universali ed economici per la movimentazione dei letti di degenza tra corsie e reparti, dotati di sistemi di sicurezza che impediscano le collisioni, anche in percorsi tortuosi, al fine di compararne i vantaggi. Successivamente, una volta commercializzata e acquisita sul mercato, la soluzione innovativa consentirà di evitare gli infortuni e gli effetti collaterali per gli operatori sanitari legati proprio alla movimentazione di letti ospedalieri.

Due i piani di riflessione: strategico e operativo

Nella definizione delle strategie pubbliche, la Pubblica Amministrazione tende a vedersi solamente o prevalentemente come finanziatore di innovazione o come partner del settore privato nei progetti di ricerca e sviluppo, quando invece esprime una domanda di beni e servizi capace, di per sé e se ben qualificata, di incidere effettivamente sui piani di ricerca e sviluppo delle imprese, orientandoli verso il soddisfacimento dei reali fabbisogni ed interesse pubblico.

La constatazione di base, che ci ha consentito di mettere in discussione i modelli in uso, è che gli interventi tradizionali, che agiscono sul fronte dell’offerta (incentivi, sussidi, aiuti di stato, finanziamenti…), oltre a non consentire al settore pubblico di orientare la R&S verso il soddisfacimento di fabbisogni reali di innovazione, non abilitano (sistematicamente) un ingresso dell’innovazione sul mercato.

La Direzione Università, Ricerca e Open Innovation si è assunta la responsabilità di un importante processo di riforma e ammodernamento degli strumenti di incentivazione della Ricerca, Sviluppo ed Innovazione (R&S&I), sostenendo l’uso capillare e strategico degli appalti pubblici per promuovere la ricettività di prodotti e servizi innovativi nei settori, come la sanità, in cui la Regione è un committente importante, anche a valere sulle risorse che già oggi sono disponibili per rendere efficiente il proprio funzionamento e per migliorare la qualità e sostenibilità dei servizi pubblici erogati.

Il progetto pilota che è frutto di una visione di ampio respiro, è stato funzionale alla definizione di un modello di governance della strategia regionale che conferma il coinvolgimento diretto del sistema pubblico lombardo, in primis degli Ospedali e degli IRCSS, chiamati quotidianamente ad affrontare sfide e problematiche complesse. Il policy maker, coerentemente agli obiettivi di ottimizzazione della spesa pubblica, ha assolto un fondamentale ruolo di indirizzo, di coordinamento e di attivazione, senza sostituirsi all’acquirente pubblico, individuato nell’Ospedale Niguarda nel primo appalto pre-commerciale italiano in ambito sanitario, considerato dalla UE una best practice del nostro paese. La chiara e coerente definizione dei ruoli, oltre che la visione europea assunta da Regione Lombardia è, a mio modo di vedere, la chiave di volta per determinare impatti reali, sostenibili e mutuamente vantaggiosi, per la pubblica amministrazione, per i cittadini e per il sistema produttivo, con particolare riferimento alle PMI.

Circa l’appalto pre-commerciale attivato, non parlerei di difficoltà, ma di complessità sul piano attuativo, trattandosi di una metodologia e di un processo, non solo di una procedura, del tutto nuovi che richiedono competenze specialistiche e sofisticate, specialmente per l’individuazione, valutazione e descrizione del fabbisogno, per l’analisi dello stato dell’arte della tecnologia, attuata mediante una analisi di anteriorità brevettuale ed una consultazione preliminare del mercato, oltre che per la progettazione della gara, ivi inclusi i meccanismi di gestione della proprietà intellettuale.

L’appalto pubblico pre-commerciale è infatti un contratto per l’acquisto “non in esclusiva” di servizi di ricerca e sviluppo, che prevede la condivisione dei rischi e dei benefici – alle condizioni di mercato – tra acquirente pubblico e soggetti appaltatori e mediante il quale diversi operatori sono chiamati a sviluppare, in parallelo, nuove soluzioni, quindi non già presenti sul mercato, idonee a fronteggiare i problemi posti dal settore pubblico.

Regione Lombardia ha adottato, per prima, una metodologia “ TLC-PE” (total life-cycle functional and performance description) molto efficace per descrivere il fabbisogno in termini funzionali e prestazionali , abilitando la proposizione di soluzioni creative ed innovative, assicurando la perfetta comparazione di soluzioni prototipali alternative, anche divergenti tra loro e indirizzando l’ottimizzazione delle prestazioni lungo tutto il ciclo di vita della soluzione, senza prescrivere le specifiche tecniche di progettazione e limitare l’innovazione.

Certamente ogni appalto va progettato ad hoc, tenendo conto dell’entità del gap di innovazione da colmare, del particolare servizio pubblico ove si va ad inserire l’innovazione e, non ultimo, della specifica regolamentazione del settore. Come nei progetti di ricerca, anche nelle gare il “copia e incolla” non funziona.


Siamo estremamente soddisfatti dei risultati di questa attività: la possibilità di comparare i vantaggi e gli svantaggi di soluzioni alternative, di poter valutare nel merito i progetti di ricerca e sviluppo prima ancora di impegnarsi in un appalto di fornitura, che Regione Lombardia potrà esperire in modo più consapevole al termine della fase pre-commerciale.

Attualmente due operatori economici, in particolare una impresa (Oppent S.p.A.) ed un consorzio composto da imprese ed organismi di ricerca (RTI INFO SOLUTION S.p.A. – Politecnico di Milano – Università degli Studi di Milano Bicocca), che hanno superato con successo le prime due fasi dell’appalto pre-commerciale (sviluppo dell’idea e dello studio di fattibilità, progettazione tecnica), stanno finalizzando la prototipazione e nei primi mesi del 2016 avremo i risultati della sperimentazione.


I punti forza di un procedimento di questo tipo

L’appalto pre-commerciale, ove e se correttamente progettato, risulta idoneo a sostenere il processo innovativo, a determinare effettive prospettive di mercato anche a livello internazionale e ad ampliare la partecipazione delle imprese, soprattutto micro e di piccola-media dimensione.

La ricetta, ovviamente, prevede la massima trasparenza ed apertura e consente alla pubblica amministrazione di aprirsi a quanto di meglio il mercato può offrire su scala internazionale.

Le imprese, dal canto loro, riescono a sviluppare prodotti migliori, meno costosi e rispondenti alle esigenze del settore pubblico e, quindi, a ridurre i tempi di ingresso sul mercato ed a competere su scala globale, in virtù di una maggiore comprensione della domanda.

I meccanismi di condivisione dei rischi e dei benefici connessi alle attività di R&S tra le imprese e la pubblica amministrazione determinano un interesse di entrambe a promuovere un’ampia commercializzazione e adozione delle nuove soluzioni. Gli operatori economici, titolari dei diritti di proprietà industriale e/o intellettuale, saranno sollecitati a commercializzare la propria soluzione, già sperimentata dall’Ospedale Niguarda e Regione Lombardia, in quanto finanziatore e promotore della fase di ricerca, otterrà una compensazione finanziaria proporzionata alle future vendite commerciali.

Gli eventuali introiti saranno destinati all’attivazione di ulteriori appalti pre-commerciali: così il circolo virtuoso si chiude.

Le misure attivate in modo coerente con i principi europei e con il diritto vigente, sia per quanto riguarda il progetto pilota che la definizione delle linee guida regionali, riconosciute come best practices dalla Commissione Europea, hanno beneficiato anche della competenza qualificata della Dr.ssa Sara Bedin, riconosciuta a livello europeo come esperta nel PCP, cui va il merito di aver affiancato la Regione in questo processo di cambiamento.


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