Recovery Fund e trasformazione digitale: è il momento di porre le basi per “il decennio digitale europeo”

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In questo contributo mi propongo di mettere in evidenza quanto la transizione digitale sia basilare nei provvedimenti europei per la ripresa e la resilienza in questo momento delicato per l’economia europea e per quelle nazionali e cosa questa centralità consegna ad ogni Paese come opportunità e come responsabilità

1 Ottobre 2020

Carlo Mochi Sismondi

Presidente FPA

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In questo contributo mi propongo di mettere in evidenza quanto la transizione digitale sia basilare nei provvedimenti europei per la ripresa e la resilienza in questo momento delicato per l’economia europea e per quelle nazionali e cosa questa centralità consegna ad ogni Paese come opportunità e come responsabilità. Il quadro in cui ci muoviamo è quello dei 750 miliardi stanziati dal Consiglio europeo per Next Generation EU che abbiamo già descritto.

Il digitale nel Next Generation EU

Partiamo dal documento che la Commissione ha inviato lo scorso 17 settembre agli Stati membri per guidarli nella stesura dei Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR). “Promuovere la crescita sostenibile attraverso la transizione verde e digitale” è uno dei quattro obiettivi di tutta la manovra e da allora in poi il cosiddetto “verde e blu”, per usare l’immagine di Luciano Floridi, ossia il digitale e l’economia verde andranno sempre viste come le due facce della stessa medaglia.
Le stesse linee guida indicano, in un paragrafo titolato proprio “Transizione digitale e produttività”, 4 punti chiave che dovrebbero ispirare i piani nazionali:

  1. AMBIZIONE: gli Stati membri dovrebbero garantire un alto livello di ambizione sulla transizione al digitale come parte dei loro piani.
  2. CONNETTIVITÀ: gli Stati membri dovrebbero concentrarsi su quelle riforme e investimenti che migliorano la connettività.
  3. COMPETENZE: sviluppare competenze digitali a tutti i livelli è una condizione per garantire che tutti gli europei possano partecipare alla società e trarre vantaggio dalla transizione digitale.
  4. NUOVE TECNOLOGIE: i piani di recupero e resilienza dovrebbero anche concentrarsi sulla costruzione e diffusione di capacità digitali all’avanguardia.

Pur nell’autonomia di ogni Stato membro la Commissione indica poi alcune caratteristiche che dovranno caratterizzare ogni piano nazionale. Per il digitale leggiamo:
Il Recovery and Resilience Facility rappresenta un’opportunità unica per promuovere la trasformazione digitale di tutti i settori economici o sociali, compresi i servizi pubblici. Per garantire un’attuazione efficace, la Commissione propone che ogni piano di recupero e resilienza includa un livello minimo del 20% della spesa relativa al digitale.
In soldoni per l’Italia significa che solo sul RRF dovranno essere spesi per la transizione al digitale almeno 38 miliardi.
La Commissione suggerisce poi, in un documento destinato agli estensori dei piani, anche 7 obiettivi da realizzare per la transizione digitale:

  1. connettività: misure per colmare il divario digitale anche tra aree rurali e urbane e affrontare i fallimenti del mercato per quanto riguarda la diffusione di reti ad altissima capacità, compresa la copertura in fibra 5G;
  2. investimenti legati al digitale in R&S: informazione e comunicazione finanziate con fondi pubblici;
  3. capitale umano: sviluppo della capacità digitale per sostenere un’istruzione resiliente ed efficiente, sistemi di formazione e ricerca;
  4. e-government, servizi pubblici digitali ed ecosistemi digitali locali: modernizzare la pubblica amministrazione utilizzando i principali abilitatori digitali;
  5. digitalizzazione delle imprese: accelerare il processo decisionale e l’esecuzione con l’automazione basato sull’intelligenza artificiale;
  6. investimenti in capacità digitali e diffusione di tecnologie avanzate: come i dati spaces, edge computing, high performance computing, cybersecurity, intelligenza artificiale, infrastrutture di calcolo quantistico, infrastruttura cloud;
  7. rendere più verde il settore digitale: politiche per ridurre sprechi e consumi energetici e a aumentare l’utilizzo di energie rinnovabili per la digitalizzazione e l’utilizzo del calore di scarto dei datacenter.

Il digitale nel discorso della Presidente della Commissione

Il giorno prima dell’invio di questi documenti, il 16 settembre, la Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, nel suo importantissimo discorso sullo Stato dell’Unione aveva detto: 
Dobbiamo fare dei prossimi dieci anni il decennio digitale europeo.
Abbiamo bisogno di un piano comune per l’Europa digitale con obiettivi chiaramente definiti per il 2030, in ambiti come la connettività, le competenze e i servizi pubblici digitali. 
E dobbiamo seguire principi chiari, quali: il diritto alla privacy e alla connettività, la libertà di espressione, la libera circolazione dei dati e la cybersecurity.
Ora l’Europa deve guidare il processo di digitalizzazione, altrimenti sarà costretta a seguire la strada tracciata da altri, che fisseranno gli standard per noi.
Per questo occorre agire con rapidità.
E continuando a parlare della transizione digitale come una delle principali sfide continentali si era poi concentrata su tre aspetti: la costruzione di una vera economia dei dati come importante volano per l’innovazione e l’occupazione; le tecnologie di frontiera e in particolare l’intelligenza artificiale su cui investire pesantemente, ma con una precisa volontà di regole che mettano al centro le persone; le infrastrutture a cominciare dal superamento del divario geografico e l’estensione della Banda Ultra Larga a tutta la popolazione europea.

Il digitale nel documento programmatico del Governo italiano

Il Governo italiano, nelle sue linee guida per la predisposizione dei progetti che comporranno il PNRR, linee che sono state trasmesse al parlamento e che sono in discussione in questi giorni, riprende questa centralità della transizione digitale e indica come prima delle nove direttrici di intervento del PNRR “Un Paese completamente digitale” e come prima delle sei “missioni” del piano la “Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo”.
Questa missione è poi declinata in obiettivi:

  1. Digitalizzazione della PA, dell’istruzione, della sanità e del fisco
  2. Sviluppo delle infrastrutture cloud e razionalizzazione dei datacenter
  3. Identità digitale unica
  4. Rete nazionale di telecomunicazione in fibra FTTH
  5. Sviluppo del 5G
  6. Trasformazione digitale delle imprese
  7. Crescita degli investimenti in R&S
  8. Sostegno alla crescita e alla patrimonializzazione e fusione delle PMI

Conclusioni

I documenti esaminati sono i fondamenti su cui si basa l’erogazione di una enorme mole di danaro al nostro Paese perché possa finalmente trovare un nuovo orientamento verso uno sviluppo più rispettoso della giustizia sociale ed ambientale. La transizione digitale è centrale in questa strategia come strumento abilitante delle politiche, come piattaforma di diritti e di partecipazione, come volano di sviluppo economico e di occupazione.
Gli obiettivi definiti sono molto ambiziosi e, a condizioni date, appaiono di difficile raggiungimento per un Paese che da decenni è in fondo alle classifiche europee per maturità digitale della società e dell’economia. È non solo auspicabile, ma possibile un cambio di passo, solo se saremo capaci di attuare delle innovazioni che rendano possibile il cambiamento, a cominciare, ed è il mio campo, dall’amministrazione pubblica. Senza pretesa di esaustività ne elenco qualcuna:

  • è necessario mettere in piedi una formazione sui fondamenti strategici della trasformazione digitale per tutti i dirigenti pubblici, a cominciare da quelli in posizione apicale. Se non si comincia da loro non si va lontano;
  • altrettanto importante è impostare un’alfabetizzazione informatica di base, secondo i principi del Syllabus, per tutti i dipendenti pubblici;
  • un’economia dei dati ci impone l’Integrazione e la razionalizzazione delle basi di dati delle diverse amministrazioni, il Piano triennale e il Decreto Semplificazioni rilanciano la Piattaforma Digitale Nazionale Dati, ma il più è ancora da fare;
  • l’interoperabilità reale ed efficace tra sistemi informatici di strutture pubbliche e private è ancora di là da venire, rendendo di fatto impossibile quel passaggio dai controlli ex ante ai controlli ex post che sono gli unici in grado di garantire semplicità e velocità;
  • appare sempre più necessario fare ordine, consolidare e standardizzare gli applicativi delle amministrazioni come prerequisito per una razionalizzazione dei data center pubblici che appare, in questi ultimi provvedimenti, immaginata al ribasso e che chiederebbe invece maggiore ambizione; 
  • il continuo rinnovellare il codice degli appalti non ha portato un reale miglioramento nei processi di procurement d’innovazione né nelle pratiche di interazione del pubblico con il mercato. In entrambe le aree è necessario un deciso salto di qualità;
  • appare urgente il potenziamento degli strumenti e delle azioni per la cybersecurity su tutto il territorio nazionale e in tutte le amministrazioni, ricordando che la forza di una catena è data dalla resistenza del suo anello più debole.

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