Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

EDITORIALE

Servizi, piattaforme e openness: tre dimensioni per scoprire quanto sono digitali i Comuni italiani

Home PA Digitale Servizi Digitali Servizi, piattaforme e openness: tre dimensioni per scoprire quanto sono digitali i Comuni italiani

Presentata a Roma l’indagine FPA in esclusiva per Dedagroup Public Services: solo 24 Comuni capoluogo hanno un buon grado di maturità digitale, 44 sono nella fascia intermedia e 39 in rilevante ritardo

21 Marzo 2019

Gianni Dominici

Direttore Generale FPA

Evento NextPA2019: Foto di Dedagroup https://twitter.com/DEDAGROUP_ICT

Valutare la maturità digitale delle amministrazioni, e in particolare dei Comuni, è una sfida che costantemente si rinnova. Per natura e funzioni le città sono tra gli enti maggiormente coinvolti nell’erogazione di servizi pubblici al cittadino e possono agire come veri e propri motori della digitalizzazione.

Ma perché abbiamo bisogno di misurare la digitalizzazione delle città (intesa non solo come livello di tecnologie applicate, ma anche come processi di cambiamento in atto)? Per conoscere prima di tutto, perché è dalla conoscenza dei fenomeni che dobbiamo partire per indirizzare le politiche e gli investimenti.

Maturità digitale: cosa vuol dire e perché misurarla

Come scrivevo nel 2002, in occasione della pubblicazione dell’indagine Censis e Rur “Le città digitali in Italia”: “oggi non si governa comandando, ma si governa accompagnando, cioè creando cultura, opinione, attenzione, impegno in tutti gli operatori…per fare opera di governo bisogna accompagnare i problemi, stare dentro ai fenomeni, capire come si vanno evolvendo, aiutare a capire dove stanno i problemi”. Sono passati 17 anni da quel lavoro di ricerca: allora parlavamo di e-government, informatizzazione e telematizzazione della rete, ma anche di nascita delle community di innovatori. Oggi parliamo di integrazione dei servizi comunali all’interno delle piattaforme nazionali (SPID, PagoPA e ANPR), di Digital Openness, condivisione e apertura dei dati e attivazione degli strumenti di comunicazione con i cittadini, e in un’ottica più ampia di open governance, un modello abilitante in cui la PA è al servizio del paese, dei suoi territori, dei suoi cittadini (tema che sarà centrale nel prossimo FORUM PA che si terrà a Roma dal 14 al 16 maggio).

In questo contesto indagare la maturità digitale dei Comuni significa anche parlare di: competenze interne dei dipendenti, non solo del comparto IT, ma di tutti gli uffici chiamati a gestire ed erogare i servizi pubblici alla cittadinanza; processi interni alla macchina pubblica, che dovrebbero essere ripensati per partire dai bisogni del cittadino e sfruttare appieno le opportunità offerte dalle nuove tecnologie digitali di maggiore qualità; condivisione e apertura dei dati promuovendo l’apertura dei dati pubblici in forme che possano effettivamente impattare positivamente su società civile e imprese; comunicazione con il cittadino, che va intercettato nei luoghi fisici e virtuali della sua vita quotidiana.

La ricerca di FPA per Dedagroup sulla maturità digitale dei Comuni capoluogo

Proprio oggi abbiamo presentato un’indagine, realizzata da FPA in esclusiva per Dedagroup Public Services[1], che analizza questi e altri temi, concentrandosi sulla dimensione urbana della digitalizzazione, in particolare quella dei comuni capoluogo di provincia. In questa sua prima edizione, l’indagine ha preso in esame le variabili relative a tre dimensioni: Digital Services, grado di accessibilità on line di 40 tipologie di servizi comunali; Digital PA, grado di integrazione delle piattaforme nazionali (SPID, PagoPA e ANPR) nei servizi comunali; Digital Openness, condivisione e apertura dei dati e attivazione degli strumenti di comunicazione con i cittadini.

vices[1], che analizza questi e altri temi, concentrandosi sulla dimensione urbana della digitalizzazione, in particolare quella dei comuni capoluogo di provincia. In questa sua prima edizione, l’indagine ha preso in esame le variabili relative a tre dimensioni: Digital Services, grado di accessibilità on line di 40 tipologie di servizi comunali; Digital PA, grado di integrazione delle piattaforme nazionali (SPID, PagoPA e ANPR) nei servizi comunali; Digital Openness, condivisione e apertura dei dati e attivazione degli strumenti di comunicazione con i cittadini.

Su 107 comuni capoluogo considerati nella ricerca, 24 hanno raggiunto un buon grado di maturità digitale, 44 appartengono alla fascia intermedia e 39 invece sono in rilevante ritardo o esclusi dal processo.

I dettagli e l’elenco dei Comuni divisi per grado di maturità si trovano nel file allegato.

Confermato il divario Nord-Sud ma non mancano le sorprese

Evidente il buon posizionamento dei Comuni dell’area del Nordest (9 su 23 si collocano nella fascia più elevata e solo 4 in quella più bassa) e dei Comuni con più di 240.000 abitanti (8 su 12 sono nella fascia più elevata e uno solo in quella più bassa). Visibile la distanza dei Comuni del Sud e dei Comuni di minore dimensione: buona parte delle 39 città risultate in rilevante ritardo appartengono infatti al Meridione (26 comuni) o sono piccole realtà del Centro e del Nord (altri 11 comuni). Anche se ci sono importanti eccezioni: nella fascia più elevata, importante la presenza di città meridionali come Lecce, Bari, Cagliari e Palermo e di realtà di piccola dimensione, come la già citata Verbania, Mantova e Siena.

Altro dato rilevante è che nessuna amministrazione riesce ad essere davvero eccellente, cioè a raggiungere il punteggio più alto in tutte le dimensioni prese in esame. La fascia intermedia è la più consistente e, se in una trentina di casi si tratta di amministrazioni che si collocano a livello intermedio in tutte e tre le dimensioni o in almeno due di esse, in altri 14 casi si tratta, invece, di amministrazioni che hanno raggiunto un livello elevato in una dimensione ma si collocano in quello basso in una o entrambe le altre (tra queste Torino e Napoli). Ciò mette in luce il fatto che i processi di maturazione digitale possono procedere con velocità differenziate nei diversi ambiti e che si ottengono risultati maggiori quando i processi coinvolgono i diversi aspetti in modo tendenzialmente uniforme. È necessaria quindi l’adozione di un programma di trasformazione complessivo che connetta e valorizzi i singoli interventi.

Trasformazione digitale: appuntamento a FORUM PA 2019 (Roma, 14-16 maggio)

Tra meno di due mesi avremo l’occasione per approfondire ulteriormente tutti questi temi nei tanti appuntamenti in programma al FORUM PA di Roma, in particolare all’interno del percorso dedicato alla Trasformazione digitale dove parleremo, tra l’altro, dello scenario di trasformazione digitale del Paese e di servizi pubblici digitali.


[1] L’Indagine sulla maturità digitale dei Comuni capoluogo sostanzia il modello Ca.Re. di Dedagroup Public Services, modello frutto di una rielaborazione del DESI (Digital Economy & Society Index) rispetto agli obiettivi definiti della strategia nazionale sulla PA digitale (Agenda Digitale italiana, Strategia per la Crescita Digitale, Piano triennale per l’ICT) e di una sua contestualizzazione a livello locale. Con il modello Ca.Re. Dedagroup Public Services intende fornire agli Enti locali uno strumento operativo per misurare i risultati raggiunti nella digitalizzazione, per confrontarsi con altri Enti e per capire su quali ambiti intervenire per migliorare il proprio livello di digitalizzazione.

Su questo argomento

Information security e compliance: quanto e perché sono importanti per i cittadini