Servizi pubblici digitali: una necessità in un periodo come questo

Servizi pubblici digitali: una necessità in un periodo come questo

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L’emergenza causata dal COVID-19 ha fatto sì che molti servizi pubblici digitali diventassero essenziali e fondamentali per i cittadini. Di questo e altro si parla nell’intervista di Gianni Dominici a David Osimo, Director of Research al The Lisbon Council.

22 Aprile 2020

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Redazione FPA

Mai come adesso i servizi pubblici digitali sono diventati fondamentali per tutti. In questo momento di emergenza sanitaria, poter sbrigare le pratiche online è l’unica alternativa: gli sportelli sono, nella maggior parte dei casi, chiusi e, comunque, gli spostamenti sono molto limitati. In questa emergenza, la pubblica amministrazione italiana non sempre è riuscita a supportare l’enorme mole di lavoro telematico, vista anche la repentinità delle misure restrittive.

Di questo e di molto altro si parla all’interno di questa intervista di Gianni Dominici a David Osimo, Director of Research al The Lisbon Council, nel percorso #road2ForumPA2020 di avvicinamento a FORUM PA 2020, la manifestazione che si terrà in due momenti distinti: dal 6 all’11 luglio online e dal 4 al 6 novembre on site, in presenza.

L’intervista

David Osimo afferma che “la scarsa qualità e usabilità dei servizi digitali non è mai stato un problema di vita o di morte finora, dato che esisteva anche l’alternativa dello sportello. Adesso che le alternative non ci sono, i servizi online diventano molto più importanti e si riconosce il valore e l’importanza di servizi che funzionano bene”.

Servizi pubblici usabili, quindi, ed efficienti, così da poter uscire dall’emergenza Coronavirus ancora più forti di prima: “Questa crisi è un acceleratore di trend in corso” continua Osimo, “Credo che abbiamo scoperto con sorpresa, nell’ambito pubblico e dei servizi, quanto sia facile fare incontri online e svolgere al meglio il management a distanza. L’importante è che ci sia la fiducia”.

Ma cosa ci insegna questa crisi? Osimo sottolinea che “bisogna orientare i servizi intorno agli utenti: analizzando i dati relativi a come vengono utilizzati i servizi online, fino ad arrivare alla creazione di strumenti in cui l’utente viene incluso a livello di design dei servizi”.

Fondamentale, quindi, la co-creazione dei servizi, che non vuol dire solamente includere i cittadini nel processo: “La co-creazione porta vantaggi solo se accompagnata da forti competenze interne, architetture stabili e standard. La PA se vuole co-creare deve dare certezza alle aziende che vogliono investire e ai cittadini che vi partecipano”.

Infine, sull’utilizzo dei dati, Osimo afferma che c’è ancora molta confusione: “C’è una grande mancanza di cultura del dato, in Italia e in Europa. Il vero problema è la scarsa capacità di analizzare i dati”. D’altra parte, però, c’è anche una crescita della consapevolezza dell’importanza dei dati: “Credo che abbiamo una grande occasione per investire sulla capacità di processare, raccogliere e analizzare i dati”. Investiamo quindi sulle competenze, anche in questo senso, per costruire una PA diversa per il futuro.