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Valle d’Aosta, bando per Unità di Ricerca parte seconda: quota tre milioni di euro

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Il bando si sta rivelando un importante strumento al servizio della strategia di ricerca ed innovazione per la specializzazione intelligente di cui la Valle d’Aosta si è dotata nel 2014 al fine di valorizzare le eccellenze del territorio regionale ed aumentarne la competitività, favorendo l’espressione e lo sviluppo delle potenzialità imprenditoriali locali: sono stati
finanziati progetti di ricerca in materia di sicurezza e monitoraggio del
territorio, di
smart cities, di
edilizia sostenibile, di sistemi avanzati di gestione energetica dei veicoli

24 Ottobre 2016

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Fabrizio Clermont, dirigente della Struttura ricerca, innovazione e qualità della Regione Valle d’Aosta e Francesco Fionda, project manager della Struttura attività produttive e cooperazione

Nell’ambito delle misure di politica industriale di cui si è dotata la Regione Valle d’Aosta negli ultimi anni riveste particolare importanza, sia dal punto di vista strategico che delle ricadute sul potenziale competitivo regionale, il Bando per la creazione e lo sviluppo di Unità di ricerca: si tratta di uno strumento di finanziamento innovativo nato da una riflessione critica sul sistema della ricerca, nel quale convivono, da un lato, le imprese, che sviluppano progetti di ricerca applicata orientati alla realizzazione di nuovi prodotti/servizi che hanno ricadute immediate sul mercato, dall’altro i centri di ricerca, che sviluppano progetti di ricerca di base che non presentano ricadute dirette sul mondo produttivo: l’idea alla base del bando è quella di far dialogare, mettere in rete, questi due mondi, tramite un nuovo soggetto, che è stato chiamato Unità di ricerca (UdR) .

Con le UdR si è andati nella direzione di uno strumento snello e flessibile: non si è voluto vincolare, infatti, imprese e centri di ricerca a creare nuovi soggetti giuridici, ma si è scelto di stimolarli a collaborare stabilmente, almeno per la durata dei progetti finanziati dal bando, in organizzazioni funzionalmente indipendenti dai soggetti di partenza: le UdR sono, infatti, unità organizzative autonome all’interno delle quali lavorano insieme, sviluppando progetti di ricerca comuni, ricercatori provenienti sia dalle imprese che dai centri di ricerca.

Il bando, elaborato nella sua prima edizione nel 2011, presentava un’altra caratteristica innovativa: si trattava di un bando plurifondo che integrava due linee di intervento differenziate, ma convergenti sullo stesso obiettivo:

  • contributi a fondo perso, cofinanziati dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), per lo sviluppo delle UdR, mediante il finanziamento della realizzazione dei loro Progetti di ricerca;
  • finanziamenti, a valere sul Fondo Sociale Europeo (FSE), per lo sviluppo delle risorse umane coinvolte nelle UdR, mediante l’erogazione di Borse di ricerca per giovani ricercatori che, operando all’interno delle UdR, potevano completare il loro iter di specializzazione sotto la supervisione del Responsabile scientifico dell’UdR, che assumeva il ruolo di responsabile del Progetto di alta specializzazione del borsista.

Il primo Bando per la creazione e lo sviluppo di Unità di ricerca è stato rivisto nel 2015 da un gruppo di lavoro interassessorile che ha coinvolto diverse strutture dell’amministrazione regionale: la struttura responsabile in materia di Ricerca, innovazione e qualità, la struttura competente in materia di Affari europei ed Autorità di gestione FESR, e la struttura Politiche della formazione e dell´occupazione.

Il nuovo bando ha riproposto il modello di UdR quale soggetto che, pur non avendo autonomia giuridica:

  • è dotato di autonomia operativa, funzionale e organizzativa;
  • ha sede presso un’impresa o un centro di ricerca, dove svolge la sua attività scientifica;
  • dispone di mezzi strumentali adeguati allo sviluppo dei progetti di ricerca, anche realizzando un Piano di acquisizione di attrezzature e strumentazioni scientifiche e tecnologiche e ricorrendo ai laboratori di ricerca dei partner;
  • dispone di un sistema di gestione, auto monitoraggio e valutazione e controllo della qualità delle attività scientifiche svolte;
  • opera con risorse umane qualificate e garantisce la formazione/aggiornamento del personale addetto alla ricerca secondo un Piano di formazione ;
  • sviluppa un Piano di relazioni con centri di ricerca con competenze scientifiche di alto livello nelle stesse aree di conoscenza;
  • definisce una strategia per acquisire una propria identità tale da assicurarle visibilità nei contesti scientifici di riferimento, nonché per disseminare i risultati della ricerca nel territorio e favorire l’aggregazione dei soggetti del territorio;
  • definisce una strategia per consentire l’ottenimento di altri finanziamenti per i propri progetti di ricerca, in particolare mediante l’accesso a strumenti di finanziamento nazionali ed europei, in un’ottica di sostenibilità della cooperazione e collaborazione tra imprese e centri di ricerca.

La struttura organizzativa dell’UdR deve essere progettata non secondo modelli predefiniti e standardizzati, ma sulla base delle reali esigenze delle attività scientifiche finalizzate agli obiettivi di ricerca: tale struttura deve comunque tendere a un modello di organizzazione snella , con soluzioni logistiche e organizzative non complesse, e rispondere a requisiti di flessibilità operativa.

Anche nel nuovo bando non è richiesto che l’UdR abbia autonomia giuridica ma, per dare maggiore stabilità all’iniziativa, viene chiesto ai soggetti che le danno vita mediante la loro aggregazione intorno a progetti condivisi (imprese e centri di ricerca) di costituire un’ Associazione temporanea di scopo, di durata almeno pari a quella dei progetti finanziati dal bando.

Una criticità emersa nel corso del primo bando è stata rappresentata dalla presenza di attività di ricerca eccessivamente sbilanciate verso la ricerca di base, per sua natura dotata di ridotte e indirette ricadute produttive, almeno nel caso di alcune UdR che avevano come capofila centri di ricerca: al fine di ovviare a tale nodo il bando prevede che le imprese siano destinatarie della tecnologia sviluppata nei Progetti di ricerca realizzati dall’UdR. Viene, quindi, chiesta una specifica ricaduta tecnologica della ricerca.

Per rafforzare questo aspetto, il bando richiede che le UdR possiedano, oltre a un Responsabile scientifico, anche un Responsabile tecnologico , che deve validare l’attività scientifica in relazione all’applicabilità tecnologica delle attività di ricerca e sviluppo e conduce le relative azioni di trasferimento tecnologico.

Per rendere più incisivo il ruolo del capofila, entrambi i responsabili devono essere dipendenti o collaboratori del medesimo e devono assicurare una presenza costante alle attività dell’UdR e alle attività di monitoraggio da parte dell’amministrazione pubblica (nel primo bando, infatti, erano stati scelti, in alcuni casi, soggetti di chiara fama scientifica, ma con scarsi legami con il territorio che operavano prevalentemente a distanza per mezzo di internet).

Si è detto in precedenza che si è ritenuto opportuno favorire un’aggregazione di secondo livello delle UdR: il bando prevede, quindi, di ammettere a finanziamento soltanto le iniziative che presentino almeno una delle seguenti caratteristiche:

  • coinvolgimento di almeno 4 soggetti, ciascuno dei quali sostiene costi non inferiori al 10% del totale (nel primo bando vi erano, infatti, alcune UdR “ minimali” formate da 2 soli soggetti: un’impresa e un centro di ricerca);
  • aggregazione di almeno 2 UdR già attivate sul territorio in risposta ai precedenti bandi dell’amministrazione regionale.
  • Inoltre, per potenziare la ricaduta sul territorio e favorire la sostenibilità dell’iniziativa, il bando prevede incentivi premiali per le UdR che:
  • prevedano un’attività di alta formazione diffusa sul territorio che comporti l’attivazione di Master o Summer school in relazione alle tematiche di ricerca dell’Unità;
  • prevedano la presentazione, da parte del partenariato, di progetti a valere su programmi a finanziamento nazionale o comunitario in relazione alle tematiche di ricerca dell’Unità;
  • prevedano la collocazione della sede dell’UdR nei parchi industriali di proprietà pubblica, al fine di promuovere la creazione di technology park in cui le UdR, mediante la prossimità fisica, fertilizzino il tessuto produttivo e di ricerca circostante.

Come il bando precedente, il meccanismo centrale del bando è costituito dal finanziamento di:

  • progetti di ricerca , mediante risorse del programma “Investimenti per la crescita e l’occupazione 2014/20 (FESR)”,
  • ricercatori, mediante risorse del programma “Investimenti per la crescita e l’occupazione 2014/20 (FSE)” .

Le UdR possono sviluppare fino ad un massimo di 3 Progetti di ricerca, che devono essere coordinati fra loro in un Programma di ricerca. Il Programma di ricerca deve riguardare un ambito tecnologico coerente con la Smart specialisation strategy della Regione, la strategia di ricerca e innovazione per la specializzazione intelligente della Valle d’Aosta.

Non è necessario che tutti i partner partecipino a tutti i progetti di ricerca dell’UdR, ma ciascun partner deve sostenere almeno il 10% dei costi complessivi del Programma di ricerca.

Il Progetto di sviluppo dell’UdR deve avere durata compresa tra 24 mesi e 36 mesi, mentre ciascun Progetto di ricerca deve avere durata compresa tra 12 mesi e 36 mesi (nel precedente bando la durata era di 24 mesi: è stata portata a 36 mesi per dare maggiore stabilità alle UdR e concedere un orizzonte temporale più lungo per la conduzione delle attività di R&S).

Per la realizzazione dei progetti, vengono finanziati i costi relativi a:

  • personale di ricerca,
  • ammortamento di strumentazione e attrezzature,
  • acquisizione di conoscenze e brevetti,
  • materiali per la ricerca,
  • spese generali supplementari (nella misura forfettaria del 25% dell’ammontare dei costi diretti).

La percentuale di finanziamento è pari al 100% per i centri di ricerca, mentre per le imprese si applicano i massimali previsti dal Regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione del 17 giugno 2014, noto come Regolamento di esenzione (General Block Exemption Regulation, GBER), che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato.

L’importo massimo del contributo pubblico è pari a 200.000 € per ogni Progetto di ricerca, con un massimo di 600.000 € per ogni Programma di ricerca (con un notevole incremento rispetto al bando precedente che limitava il finanziamento a 200.000 € per ogni UdR).

Per quanto concerne le risorse umane, la struttura organizzativa dell’UdR deve prevedere la presenza di almeno 2 borsisti: per ogni progetto sono ammissibili a finanziamento fino a un massimo di 2 Borse di ricerca che consentono di inserire 2 ricercatori che operano sul Programma di ricerca dell’UdR.

Possono accedere alla Borsa di ricerca giovani ricercatori che risultino inoccupati o disoccupati.

La selezione dei borsisti viene demandata all’UdR, che deve applicare una procedura ad evidenza pubblica che garantisca l’evidenza, la pubblicità, la trasparenza e l’imparzialità ed il rispetto dei principi di pari opportunità e non discriminazione per la loro selezione, che deve avvenire prima della presentazione del progetto di sviluppo dell’UdR. Il borsista svolge attività di formazione e attività di ricerca. Può prendere parte a tutte le attività programmate dall’UdR per la promozione della ricerca e la diffusione dei risultati. Il Responsabile scientifico dell’UdR assume il ruolo di Responsabile scientifico nel Progetto di alta specializzazione del borsista.

Considerata la durata triennale dei progetti, che può comportare la necessità di far fronte a eventi inaspettati, il bando prevede alcuni meccanismi di adattamento dei Programmi di ricerca:

  • in caso di motivate esigenze, può essere concessa una proroga di durata non superiore a 6 mesi;
  • sono ammissibili modifiche dei progetti accettate dall’amministrazione regionale;
  • sono ammesse variazioni del quadro finanziario dei Progetti di ricerca nei limiti del 20% di ciascuna voce di spesa e/o fasi per ciascuno stato di avanzamento, mentre per le variazioni superiori deve essere richiesta autorizzazione preventiva;
  • sono ammissibili, in casi eccezionali che devono essere debitamente motivati, variazioni del partenariato approvato, ad esclusione del partner con ruolo di capofila.

Gli elementi di novità

In sintesi, gli elementi di novità che sono stati introdotti nel bando del 2015 sono:

  • Unità di ricerca di maggiori dimensioni per creare una “ massa critica” (minimo 4 soggetti partecipanti o 2 UdR aggregate);
  • stanziamento di maggiori risorse finanziarie per il finanziamento dei Progetti di ricerca a fronte di Unità di ricerca più stabili nel tempo (progetti di durata triennale finanziati nei limiti di 600.000 € di contributo complessivo per ciascuna UdR);
  • previsione di contributi premiali per attività di alta formazione, presentazione di progetti su bandi di finanziamento nazionali o comunitari, concentramento insediativo delle sedi delle UdR nei technology park regionali;
  • snellimento procedurale: per il finanziamento dei borsisti viene utilizzata la metodologia dei “ costi standard”, che non richiedono la rendicontazione delle spese sostenute mediante la presentazione di ogni singolo documento giustificativo, bensì adottano un sistema a forfait. Inoltre, con la costituzione delle ATS, l’amministrazione regionale ha come unico interlocutore il capofila, che provvede, poi, alla ripartizione del contributo fra i partner.

I primi risultati

In risposta al bando sono pervenute 12 proposte progettuali, che hanno aggregato 53 soggetti tra imprese e centri di ricerca (in media ogni UdR era composta da 4,5 soggetti). Sono state valutate positivamente 8 proposte, di cui 6 sono state interamente finanziate e una soltanto parzialmente. Per il finanziamento dei Programmi di ricerca delle UdR sono stati concessi contributi per complessivi 3,5 milioni di euro, a valere sul POR FESR 2014/2020. Per quanto riguarda le Borse di ricerca sono stati finanziati 12 borsisti, con un impegno complessivo di 610.000 euro, a valere sul POR FSE 2014/2020.

Una prima valutazione di tipo qualitativo dei risultati consente, fin da ora, di fare le seguenti riflessioni:

  • il bando ha già raggiunto uno dei suoi scopi in quanto ha riscosso un notevole interesse e ha consentito l’aggregazione di UdR di piccole dimensioni in soggetti più grandi;
  • sono stati presentati progetti da parte di soggetti non interessati al primo bando, che hanno costituito UdR a forte vocazione industriale, con capofila provenienti dal mondo delle imprese;
  • nel complesso vi è un buon equilibrio tra i partecipanti in quanto 3 UdR hanno come capofila un’impresa e 4 UdR un centro di ricerca;
  • un impresa e un centro di ricerca hanno deciso di insediarsi nel tecnology park di Aosta;
  • molte UdR hanno manifestato l’intenzione di attivare Master o Summer school in relazione alle tematiche di ricerca dell’Unità;

In un’ottica più generale, considerando le implicazioni in termini di politica industriale, il bando si sta rivelando un importante strumento al servizio della strategia di ricerca ed innovazione per la specializzazione intelligente di cui la Valle d’Aosta si è dotata nel 2014 al fine di valorizzare le eccellenze del territorio regionale ed aumentarne la competitività, favorendo l’espressione e lo sviluppo delle potenzialità imprenditoriali locali: in coerenza con gli ambiti tecnologici individuati dalla Smart Specialisation Strategy, sono stati finanziati progetti di ricerca in materia di sicurezza e monitoraggio del territorio, di smart cities, di edilizia sostenibile, di sistemi avanzati di gestione energetica dei veicoli, nonché di agrifood, tutte iniziative che rispondono a emergenti e pressanti sfide sociali e che sono potenzialmente in grado di contribuire al rilancio del sistema economico locale in un’ottica di crescita intelligente e sostenibile.

La successiva attività di monitoraggio consentirà di valutare mediante dati quantitativi l’efficacia e l’efficienza delle attività delle UdR e di analizzare compiutamente le ricadute dell’azione sul territorio.

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