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Innovazione sociale made in Italy. Report dal Tavolo Welfare
Daniela Bucci presenta le indicazioni e gli spunti emersi dal Tavolo Welfare, in cui i relatori intervenuti hanno lavorato attorno al tema “Welfare e innovazione sociale”, posizionato come segue: “Partendo dalla definizione di innovazione sociale quale “attività e servizi innovativi che hanno come scopo quello di rispondere a un bisogno sociale”, l’impronta che si è inteso dare al tavolo welfare mira a superare l’approccio categoriale che contraddistingue le politiche sociali nel nostro Paese ed estendere il concetto di innovazione sociale nel welfare a quelle idee, politiche, piani, servizi, interventi, progetti che adottino un approccio antidiscriminatorio e inclusivo, finalizzato a garantire il rispetto, godimento ed esercizio dei diritti umani di tutti”.
Innovazione sociale made in Italy. Report dal Tavolo Finanza
Davide Dal Maso presenta le indicazioni e gli spunti emersi dal Tavolo Finanza, in cui i relatori intervenuti hanno lavorato attorno al tema “Finanza e innovazione sociale”, posizionato come segue: “Il tavolo si è occupato del ruolo che gli operatori del lato dell’offerta di servizi finanziari possono svolgere per sostenere l’innovazione sociale, intesa come processo dal basso che concepisce e realizza soluzioni innovative a problemi sociali diffusi. In particolare, si è prestata attenzione: alla natura e alle caratteristiche degli innovatori sociali; ai loro bisogni finanziari; alle risposte attuali e future possibili da parte della comunità finanziaria (investitori, intermediari, facilitatori)”.
Innovazione sociale made in Italy. Report dal Tavolo Scienza e società
Stefano Ciccone presenta le indicazioni e gli spunti emersi dal Tavolo Scienza e Società, in cui i relatori intervenuti hanno lavorato attorno al tema “Scienza, società e innovazione sociale”, posizionato come segue: “L’approccio dell’innovazione sociale incontra in questo campo un ostacolo rappresentato dalla complessità dei problemi riguardanti il progresso scientifico e dalla necessità di una alfabetizzazione minima per comprenderne, linguaggi, implicazioni e metodi. La costruzione di una comunicazione corretta e di una cultura capace di cogliere la dimensione complessa della produzione della conoscenza scientifica, della tecnologia e della relazione tra questi processi e la società è condizione per un governo democratico dell’innovazione tecnologica. La valenza complessa dell’attività di comunicazione scientifica emerge con più forza a fronte di innovazioni quali quelle in campo biotecnologico e derivanti dalla crescita della capacità manipolativa dei processi biologici, della riproduzione. Ma non ci si può fermare alla divulgazione. È innanzitutto necessario riconoscere la natura sociale di tutti i processi innovativi e di costruzione della conoscenza scientifica. Non esiste una razionalità scientifica che guidi autonomamente i processi innovativi senza fare i conti con vincoli e opportunità di natura sociale, economica, istituzionale, culturale. Il rapporto tra comunità scientifica e innovazione sociale non è però scontato. In questo contesto è possibile e necessario ripensare gli attori coinvolti e la committenza: può il privato sociale, le rete di iniziative economiche e sociali di solidarietà generare domande di valorizzazione dei risultati della ricerca? Ma non si tratta solo di esprimere nuove domande al mondo della ricerca piuttosto di valorizzare le esperienze e le sperimentazioni sociali in grado di generare nuovi approcci, nuove soluzioni, nuovi linguaggi, nuovi usi della tecnologia. È anche possibile riconoscere e valorizzare “nuovi modi di fare scienza” che si sviluppano nella comunità scientifica in base a metodologie cooperative e interdisciplinari”.
Innovazione sociale made in Italy. Report dal Tavolo Imprenditorialità
Marco Traversi presenta le indicazioni e gli spunti emersi dal Tavolo Imprenditorialità, in cui i relatori intervenuti hanno lavorato attorno al tema “Imprenditorialità e innovazione sociale”, posizionato come segue: “Le sfide sociali del terzo millennio si differenziano sempre più da come eravamo abituati ad interpretarle e la crisi degli ultimi anni ha inciso ulteriormente riducendo le risorse pubbliche disponibili ed imponendo la necessità di soluzioni innovative. Appare sempre più necessario dunque un approccio imprenditoriale ed economicamente sostenibile per offrire soluzioni ai problemi sociali più significativi ma le possibili risposte organizzative sono tante e diverse a partire dall’esperienza ormai consolidata della cooperazione sociale, che tanta strada ha fatto in Italia negli ultimi venti anni, alle nuove risposte del Social Business, recentemente oggetto di una specifica iniziativa della Commissione Europea, alle diverse soluzioni di impresa sociale, tra le quali il modello del D.Lgs 155/06 appare solo un primo tentativo di stare al passo con le innovazioni suggerite dai tempi. Inoltre il dibattito su conflitto o possibile coesistenza tra profitto ed impatto sociale è sempre più acceso e sarà probabilmente alla base delle prossime scelte dei legislatori nel settore. E non si possono dimenticare le sfide proposte dai nuovi modelli di intervento delle imprese profit nel sociale, dall’innovazione nella CSR, la cd. Corporate Social Innovation, ai nuovi modelli di welfare aziendale o allo shared value di Porter. Dinanzi a tante novità può esistere dunque una modalità ottimale per sviluppare l’innovazione sociale nell’imprese in Italia? E’ necessario circoscriverla e sostenerla oppure ci possono essere modalità e forme di coesistenza e collaborazione tra mondi imprenditoriali anche diversi? L’impresa sociale italiana è pronta alla sfida?”
Imprenditorialità e innovazione sociale – I modelli
Come e perché le aziende no profit intervengono sulle aziende profit in crisi? E in che è coinvolta la pubblica amministrazione? Partendo dal concetto di filiera sussidiaria, che mette insieme la pubblica amministrazione, le imprese profit, le imprese sociali e il no profit, Giorgio Fiorentini illustra, da un punto di vista rigorosamente economico – aziendale, quattro modelli di impresa sociale che possono applicarsi all’attuale situazione di difficoltà diffusa. L’obiettivo è dare una soluzione nuova ed efficace all’allarmante crescita della disoccupazione sui territori italiani.
Napoli 2.0. La Social Innovation Competition
Maurizio Carrara racconta l’iniziativa di social innovation competition Napoli 2.0, realizzata da Unicredit Foundation con Euclid network e Project Ahead. La competizione si è svolta attorno a sei tematiche messe sul tavolo da altrettante associazioni attive sul territorio della città di Napoli. 170 le proposte di innovazione arrivate, da Napoli ma anche dagli Stati Uniti, dal Nord e dall’ Est Europa. Tra gli esempi citati: per la tematica “beni confiscati alla mafia” ha vinto una ragazza che ha proposto di trasformare una famosa villa in un orto botanico in cui produrre prodotti da immettere nel mercato. Unicredit Foundation accompagna il passaggio dall’idea al progetto esecutivo e di qui al reperimento di finanziatori per renderla finalmente realtà. “C’è bisogno della collaborazione dell’amministrazione comunale”, sottolinea in chiusura.
Innovazione sociale made in Italy. Apertura dei lavori
Gianni Dominici, in qualità di direttore generale FORUM PA, apre i lavori della Giornata dedicata all’innovazione sociale. “L’innovazione sociale – afferma – non è una ciliegina da aggiungere alla torta ma è un elemento centrale nella riflessione sulla nuova pubblica amministrazione che portiamo avanti”. Ad essere in crisi, infatti, non sono solo le casse delle amministrazioni ma il modello stesso di governo dei territori. Per questo l’innovazione sociale non può non entrare nei nuovi modelli cd smart di governo locale. A partire dalla rete e dall’output della Giornata romana di maggio da appuntamento agli innovatori sociali italiani a Bologna, ad ottobre, nella tre giorni che FORUM PA dedica alle Smart cities.
Innovazione sociale, Scienza e società
Federico Neresini propone una riflessione sulle dinamiche di attivazione dell’innovazione e sui soggetti coinvolti. “L’innovazione – spiega – è un processo co- evolutivo, dunque coinvolgere i cittadini non o è una opportunità o un bisogno, ma una presa d’atto. Non ha infatti nessun senso parlare di innovazione pensando che riguardi solo i laboratori di ricerca e/o le amministrazioni”. In questa visione la pubblica amministrazione ha un ruolo fondamentale, essendo l’attore che più di ogni altro può lavorare non tanto per promuovere direttamente l’innovazione quanto per allargare l’orizzonte di partecipazione al più ampio raggio possibile.
Intervento di apertura dei lavori “Innovazione sociale made in Italy. Come e perché”
Ad introdurre e condurre i lavori dell’appuntamento pomeridiano “”Innovazione sociale made in Italy. Come e perché”, Gregorio Arena, tra i massimi esperti in Italia in materia di sussidiarietà orizzontale e amministrazione partecipata.
Innovazione sociale made in Italy. Report dal Tavolo Governance dei Beni Comuni
Chiara Buongiovanni presenta le indicazioni e gli spunti emersi dal Tavolo Governance dei beni comuni, in cui i relatori intervenuti hanno lavorato attorno al tema “Governance dei beni comuni e innovazione sociale”, posizionato come segue: “Con l’attuale crisi i beni comuni sono tornati alla ribalta, quale elemento centrale del benessere delle collettività e dei singoli che le compongono. Dall’ambiente all’acqua, dal benessere sociale delle diverse categorie ad una vita dignitosa per ciascuna di esse, dalla legalità fino alla democrazia, dallo spazio pubblico all’arte, all’istruzione e alla cultura, i beni comuni e le questioni legati alla loro cura sono prepotentemente al centro dell’agenda dei governi locali e non solo. La governance dei beni comuni è un terreno molto fecondo per l’innovazione sociale, che con il suo approccio chiama alla cooperazione attori provenienti da settori diversi, con soluzioni innovative volte a rispondere a bisogni sociali e a creare e rinsaldare reti e relazioni. Nel tavolo, condividendo esperienze e approcci, lavoreremo per definire indicazioni di policy e di strumenti che, partendo dall’approccio dell’innovazione sociale, possano essere utili (e perciò presentate) a chi è chiamato a fare governance dei beni comuni, in quanto beni “di tutti” piuttosto che dello Stato e delle amministrazioni territoriali”. (qui la sintesi visuale dei risultati del Tavolo)