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Lo scenario del sistema previdenziale

Antonio Finocchiaro apre il convegno inquadrando il problema. Tre sono i fattori che da qualche anno a questa parte hanno portato ad una situazione non più governabile, e che deve essere necessariamente gestita in maniera innovativa: da una parte l’allungamento della vita, con il conseguente innalzamento dell’età media, in secondo luogo l’abbassamento del tasso di natalità, ed infine la crisi economica che ha rallentato la crescita del PIL e bloccato la incremento salariale. I provvedimenti che il nostro Paese ha adottato negli ultimi anni per rispondere a questa hanno riguardato: l’innalzamento dell’età di pensionamento, la creazione di una previdenza integrativa ed il trasferimento di una parte del rischio di longevità ai lavoratori.

Ricostruire il sistema pensionistico adottando un punto inclusivo rispetto alle nuove generazioni

Il sistema previdenziale italiano per Edoardo Gambaccini è all’avanguardia per quanto riguarda la capacità di assicurare una sostenibilità a medio lungo termine ed è stato anche preso a modello per alcune proposte inserite dalla Commissione Europea nel libro verde dedicato al tema delle pensioni. Tuttavia esso genera una serie di preoccupazioni per quanto riguarda la tenuta del sistema sotto il profilo sociale e l’adeguatezza dei trattamenti futuri. Dopo le riforme del ’95 necessarie per adeguare il sistema alla logica di corrispettività e delle proporzionalità, quindi, oggi si impone una riflessione per dare una risposta adeguata alle esigenze di chi si affaccia al mondo del lavoro. Il primo passo da fare è quello di rimuovere quei vincoli che impediscono ai lavoratori di valorizzare tutta la contribuzione versata ai fini di un unico trattamento pensionistico. Proprio in tal senso è stato attivato un tavolo tecnico presso il Ministro del Lavoro.

Il contributo dell’INPADP alla stabilizzazione del sistema pensionistico.

Paolo Crescimbeni illustra gli interventi avviati dall’INPDAP per dare il proprio contributo alla stabilità del sistema pensionistico, che per lo più si sono concentrati nell’adeguarsi in maniera rapida ed efficiente alle nuove norme in materia di trattamento pensionistico dei dipendenti pubblici. Nella sua analisi Crescimbeni si sofferma sul fatto che nell’ambito del lavoro pubblico la previdenza complementare non è ancora riuscita a decollare ed è per questo che l’istituto sta avviando una serie di iniziative di comunicazione indirizzate ai propri utenti

Costruire il futuro: la sicurezza sociale dalla parte dei giovani

 

L’evento parte dalla constatazione che il nostro sistema pensionistico è stato profondamente modificato. I motivi principali di questi cambiamenti sono stati il progressivo aumento della durata della vita media (che determina di conseguenza un allungamento del periodo di pagamento delle pensioni) e il rallentamento della crescita economica (che causa una riduzione dell’ammontare dei contributi necessari a pagare le pensioni).

Tali modifiche fanno sì che, nel futuro, le nuove pensioni saranno via via  più basse in rapporto all’ultima retribuzione percepita (il cosiddetto “tasso  di sostituzione”). E’ questa la ragione principale per cui alla previdenza  obbligatoria viene affiancato il secondo pilastro del sistema: la previdenza complementare.

Se il secondo pilastro della previdenza è un’opportunità per tutti lo è a maggior ragione per i giovani che dovranno, sin dall’inizio della loro carriera lavorativa, poter contare su strumenti efficaci per garantirsi una pensione adeguata.

Il cammino della sussidiarietà attraverso l’integrazione europea e la partecipazione.

La ripresa del tema della sussidiarietà, per anni dimenticato, si deve al processo di integrazione europea e al trattato di Maastricht, che nell’articolo 1 afferma che le politiche vanno realizzate nel “modo più vicino possibile ai cittadini”, anche se in realtà la Corte di Giustizia europea non dà attuazione a tale principio. Così apre il suo intervento Lorenza Violini, sottolineando come l’elemento sussidiario abbia richiamato tutti alla logica del controllo nell’ottica del fare meglio, in modo che l’esercizio delle funzioni pubbliche porti al risultato previsto.
L’Europa ed i vincoli imposti dalla moneta unica, e poi anche dalla crisi, hanno inoltre costretto l’Italia a guardare al suo modo di erogare i beni sociali in una logica di efficienza. Anche se è da sottolineare che la sussidiarietà, oltre ai suoi aspetti positivi, può presentare anche dei lati negativi, rappresentando un sistema per risparmiare, esternalizzando i servizi. Per amare la sussidiarietà è necessario un forte cambiamento culturale di riscoperta del senso di responsabilità che anima la parola stessa, nel perseguimento del bene comune, sia da parte del pubblico che del privato, puntando nel modo migliore alla valorizzazione delle risorse del cittadino.
In questo senso è necessario riscoprire l’elemento della partecipazione che ha sempre caratterizzato la nostra società civile e che rappresenta la dimensione più vera della nostra democrazia. Dal ’92 ad oggi, attraverso l’Europa ed il nostro impegno, si è dunque compiuto il cammino della sussidiarietà, termine così sdoganato dalla sorta di clericalismo che lo caratterizzava.

Il volontariato per un nuovo modello di sviluppo.

Prima di entrare nel merito del suo intervento, Fausto Casini, che è anche presidente Anpas, compie una premessa su alcuni temi della sussidiarietà. A partire dalla riflessione che quella di tipo orizzontale viaggia su tutti i livelli istituzionali, piuttosto che essere l’ultimo gradino una volta terminata quella verticale. Manca purtroppo l’interazione con le politiche nazionali, un’assenza pesante e da colmare. Un altra premessa è che la sussidiarietà non comporta una distinzione netta dei ruoli tra responsabilità pubblica e privata, quanto una condivisione. Il rischio maggiore è infatti quello della deresponsabilizzazione, per cui quando si hanno poche risorse si fa quel che si può. La sussidiarietà si trasforma così in esternalizzazione di servizi a basso costo, che è un modo per perderne il valore, come sta accadendo con il servizio civile.
Lo snodo centrale del discorso è invece che il volontariato rappresenta una modalità di approccio al lavoro innovativo, che non solo consente al sistema di essere più includente, ma che rimarrà proprio del volontario anche nel suo ruolo di lavoratore retribuito.
E contro l’affermazione che il volontariato toglie lavoro in quanto i servizi vengono resi gratis, è necessario piuttosto combattere contro l’inefficienza dell’uso delle risorse economiche ed attivare quelle dinamiche che consentono di creare lavoro, sia volontario che retribuito. Il volontariato è dunque un tema da sviluppare non pensando che non ci sono mezzi sufficienti, bensì puntando ad un modello di sviluppo differente, in cui i cittadini, anche quando operano in sobrietà, si fanno carico dei beni comuni.

Scommettiamo sulla sussidiarietà e sulle qualità civili degli italiani.

Esiste da alcuni anni nella nostra Costituzione una novità importante, che può aiutare il nostro paese a ripartire, ed è proprio il “principio di sussidiarietà”, un termine antico per indicare che i problemi si possono risolvere insieme, con un’alleanza fra cittadini e istituzioni. Ne è convinto Luca Cordero di Montezemolo, secondo cui l’incontro tra imprenditoria e volontariato non è una stranezza considerando che per qualunque imprenditore il più grande patrimonio è rappresentato dagli uomini e dalle donne che lavorano con lui. Sono gli italiani, giacimenti di eccellenze e di risorse, animati da un grande spirito di iniziativa, chiamati oggi ad usare queste capacità, in genere destinate all’interesse privato, per i beni comuni. Sempre più in direzione di un’Italia dei cittadini attivi e del volontariato che è già una realtà concreta e attuale, come dimostrano i premi che si stanno per assegnare.
La sussidiarietà può rappresentare una sorta di “manutenzione civica” del nostro paese, un enorme valore aggiunto sia sotto il profilo economico, sia nella produzione di “capitale sociale. Essa apre inoltre la strada ad unanuova cittadinanza e ad nuovo modo di essere delle amministrazioni pubbliche che, lungo la strada dell’efficienza e del merito, non possono più limitarsi a svolgere le loro funzioni di regolazione ed erogazione. Devono piuttosto “favorire” le autonome iniziative dei cittadini per il bene comune, in quella che è l’essenza della sussidiarietà espressa nell’art. 118 della Costituzione, in una collaborazione fra soggetti pubblici e privati che diventi una forma di “amministrazione condivisa”. Con l’auspicio che tale principio sia sempre di più un tema centrale per lo sviluppo del nostro paese.

“Favoriscono”: come, quando e perchè

Secondo Alessandro Montebugnoli il tema della sussidiarietà va affrontato con metodo empirico, ragionando su esperienze concrete, anche attraverso procedure concorsuali che sollecitino i cittadini ad esprimere le loro capacità ideative. Un approccio scelto in quanto a suo dire la sussidiarietà non è una ricetta, ma uno schema che bisogna riempire, nel tentativo da parte del relatore di dare significato a quel “favoriscono” dell’art 118 riferito ai poteri pubblici rispetto alle autonome iniziative dei cittadini. Tale principio sembra infatti chiaro, parlando di politiche collocate “quanto più possibile vicino ai cittadini”, ma in realtà è generico, e non in grado di fungere da criterio per le scelte da compiere. Tesi di cui si trova riscontro nelle riflessioni dottrinali di Antonio Estella in merito all’applicazione del principio in sede europea, secondo l’accezione verticale
Sul fronte della sussidiarietà orizzontale e dell’opportunità che i cittadini si occupino dell’interesse generale in prima persona, se ragionando su materiale empirico, una certa esperienza risulta convincente e ne indaghiamo i motivi, questa è la strada da compiere per scoprire le categorie per meglio definire il principio di sussidiarietà. Metodologia a parte ed entrando nel merito del discorso, i cittadini devono occuparsi dell’interesse generale perché hanno il controllo su risorse peculiari, grazie a cui godono di vantaggi comparati rispetto alle istituzioni pubbliche. Con la conclusione che il giusto rapporto da intrattenersi tra le due parti è più stretto di quanto non suggerisce quel “favoriscono” e ben espresso piuttosto dal concetto di amministrazione condivisa.

Sussidiarietà orizzontale e capitale sociale.

Giuseppe Cotturri introduce la nozione di capitale sociale, sempre più usata, che indica la capacità dei cittadini di farsi carico di problemi di interesse generale. Un tema scelto per aprire un confronto sul concetto di sussidiarietà orizzontale, inserito nella nostra Costituzione nel 2001con l’articolo 118. Una norma che fa riferimento all’iniziativa autonoma dei cittadini per la tutela dei beni comuni, ai fini del governo della società, con margini di manovra più ampi rispetto alla semplice erogazione di servizi in conseguenza della riduzione nell’offerta pubblica. Una strategia che comporta un’evoluzione da un modello accentrato di Stato a un modello diffuso e caratterizzato da principi di coesione e di tipo federativo. Ma i cittadini ed il cosiddetto terzo settore sanno cogliere questa opportunità?
Prima di tutto occorre la giusta interpretazione del principio di sussidarietà, ecco perché il tema del capitale sociale assume particolare importanza. Esso indica quella circolarità esistente tra ciò che i cittadini possono fare e le istituzioni realizzano per stimolare l’iniziativa civica e che viene invece sottovalutata dalla scienza sociale. Il significato più innovativo dell’articolo 118 è infatti il margine di azione consentita alle istituzioni per aprire spazi agli interventi dei cittadini in direzione del bene comune, affidando il futuro ad una virtuosa cooperazione tra le due parti. Tanto da registrarsi in seguito uno sviluppo di soggetti del terzo settore prima impensabile.
L’iniziativa presa da Labsus e FORUM PA per premiare le buone pratiche del settore rappresenta dunque un esempio di quanto si può realizzare ed una spinta all’innovazione.

Il ruolo del volontariato per lo sviluppo del Paese

Volontariato e P.A., un rapporto difficile?

Danilo Festa riconosce la sussidiarietà come principio fondamentale di libertà dei paesi europei, citando norme della legislazione italiana e comunitaria a suo sostegno e ricordando in quale direzione la PA può agire in suo nome. In Italia, nel rispetto di tale principio, esiste sui temi dell’associazionismo e del volontariato un groviglio di normative, che si sta cercando di rendere più comprensibile. Tra di esse, si distingue quella del 5 per mille, senza cui molte associazioni non riuscirebbero a realizzare le loro attività.
Il compito della PA centrale, rispetto alla sussidiarietà, è la collaborazione. Nel caso del 5 per mille, le istituzioni devono in prima istanza semplificare le norme burocratiche – considerando che ben il 20% dei fondi dell’anno 2008 non sono stati assegnati a causa di errori formali – . In secondo luogo è quello di controllare che venga realmente utilizzato per i fini indicati, rendendo necessaria la rendicontazione. Ogni anno vengono inoltre emanate delle direttive sui contributi derivanti dalle leggi sopra citate, rispetto a cui indichiamo i settori per cui le associazioni possono presentare dei progetti.
Il problema è che ogni anno il ministero è costretto a riprendere indietro una parte dei fondi assegnati al 5 per mille perché l’organizzazione interessata non è riuscita a spenderli oppure non esiste più. Ma mentre in questo caso esiste il “meccanismo” di salvaguardia, per cui i soldi non usati vanno redistribuiti a chi li ha spesi bene, per gli altri progetti molte volte ci sono diverse annualità da pagare, perché i finanziamenti arrivano in ritardo da parte del ministero dell’Economia.

Sussidiarietà ed efficacia delle politiche sociali nella pubblica amministrazione sociale.

Natale Carlo Lauro illustra l’indagine sulla sussidiarietà 2010, incentrata sul rapporto con la PA locale, realizzata dalla Fondazione per la Sussidiarietà. Dopo un excursus storico, viene data la definizione di sussidiarietà per la PA più vicina al dettato dell’articolo 118 della Costituzione, che la distingue in verticale ed orizzontale. La finalità della ricerca è quella di valutare i legami tra sussidiarietà e politiche sociali dei Comuni italiani sopra i 10mila abitanti, per cui si indagano sia i modelli da loro attuati, intervistando segretari comunali o dirigenti del settore, sia le aspettative dei cittadini, ascoltando invece le famiglie. La scelta è ricaduta sui Comuni in quanto livello di governo più vicino ai cittadini, e sulle politiche sociali perché l’impianto normativo del settore è stato pensato secondo logiche sussidiarie.
Dalla prima indagine emerge la crescente diffusione della sussidiarietà all’interno dei Comuni, mentre sul fronte delle politiche sociali essa garantisce maggiore efficacia e soddisfazione dei fabbisogni dei cittadini. La parallela indagine sulle famiglie ha confermato l’importanza del Comune come il soggetto più in grado di rispondere alle loro esigenze. L’indagine apre così alla prospettiva di un nuovo modello di sviluppo basato sul principio di sussidiarietà. La Fondazione in questo senso intende fornire dei dati per accompagnare le decisioni politiche, per cui ha realizzato la “banca dati delle best practices” e la determinazione dei “fabbisogni e dei costi standard” delle politiche sociali.