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La sussidiarietà orizzontale, risorsa e sfida per “governare con la rete” – convegno in occasione dell’anno europeo del volontariato
A seguire Premiazione “Sussidierietà all’opera. Premio per i migliori casi di sussidiarietà orizzontale”
Sul sito è disponibile la registrazione video integrale dell’evento. Cliccare qui
La rete unico modello organizzativo per governare insieme ad altri.
Gregorio Arena spiega che il convegno, come si evince dallo stesso titolo, si colloca all’interno della tematica di fondo di FORUM PA 2011, ossia governare con la rete. La sussidiarietà orizzontale comporta infatti per gli amministratori governare insieme ai cittadini, e non solo per conto loro, così come per i cittadini collaborare con gli amministratori. E la rete è il modello organizzativo migliore, se non l’unico, per governare insieme ad altri. Arena aggiunge che dopo la fase di dibattito, si svolgerà la premiazione dei tre casi più votati dal web nell’ambito del premio “Sussidiarietà all’opera”, saranno inoltre previsti dei riconoscimenti anche per gli altri sette dei dieci finalisti.
La giornata di approfondimento nasce da un’iniziativa congiunta di Fondazione per la sussidarietà, Laboratorio per la sussidiarietà, e FORUM PA, ed è stata organizzata secondo tre momenti diversificati. La mattinata è stata dedicata al momento di formazione del tutorial, ora tocca al convegno ed in seguito si svolgerà la premiazione, il tutto per dare visibilità al tema della sussidiarietà ed al concetto di amministrazione condivisa.
Il Comune di Venezia per la conciliazione di vita e lavoro.
Premesso che la vera questione alla base della disuguaglianza di genere è di tipo culturale, Tiziana Agostini illustra le iniziative messe in campo dal Comune di Venezia per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle donne, testimoniando un’attenzione che la distingue ormai da trent’anni. E oltre alla collaborazione con il dipartimento delle Pari Opportunità, ora sono previsti accordi anche con Confindustria.
Una delle prime iniziative fu la nascita, in accordo con il movimento femminista, del Centro Donna, connubio tra azione politica dal basso ed istituzionale. Una realtà a cui sono collegati progetti come il centro antiviolenza e due case protette, nonché la gestione del 1522, il numero nazionale antiviolenza attivato dal ministero.
Numerose le politiche di conciliazione messe in atto anche all’interno dello stesso Comune: asilo nido d’eccellenza a livello regionale, creato già nel 2002 ; ampliamento della fascia di flessibilità per ingresso al lavoro dei dipendenti; promozione di telelavoro, part time, nonché implementazione della dirigenza femminile, puntando all’obiettivo del 25%.
Gli interventi delle Regioni per l’Intesa Conciliazione.
Mariagrazia Vendrame, dopo aver fornito alcune indicazioni di merito sull’Intesa conciliazione, insiste sull’importanza del monitoraggio da parte del gruppo di lavoro. Ma che non sia fine a se stesso, bensì per far in modo che i dati permettano al dipartimento delle Pari Opportunità di capire cosa avviene realmente sui territori e come sia meglio intervenire, nonché di divenire punto di raccordo sul tema della conciliazione, magari diventando un ministero con portafoglio.
La rappresentante delle Regioni illustra quindi alcuni degli elementi più innovativi previsti dai singoli interventi. Partendo dal coaching aziendale per le donne che rientrano dalla maternità, nel caso della Regione Lazio, passando per le iniziative previste dalla Regione Piemonte, come i nidi aziendali in ambito rurale, ossia nelle fattorie didattiche, per le donne che lavorano in agricoltura, o le forme di facilitazione per ricerche ed interventi su come modificare l’orario di lavoro – tipo telelavoro, part-time o job sharing -, o gli incentivi al congedo parentale dei padri. Per approdare infine alla sua Regione, ossia il Friuli Venezia, che ha progettato degli sportelli conciliazione per ricevere informazioni sul tema.
Molto interessante, secondo Vendrame, anche “Scegliere donna!”, il progetto previsto da Microsoft nell’ambito futuro@lfemminile, per la promozione di profili di donne impegnate nella PA.
Il progetto futuro@lfemminile.
Roberta Cocco illustra futuro@lfemminile, il progetto di responsabilità sociale con cui l’azienda Microsoft da anni è attiva in Italia sulle tematiche femminili, promuovendo la diffusione della tecnologia. Un’iniziativa di successo tutta italiana , che funge da esempio anche all’estero.
Sul fronte della formazione, il progetto comprende corsi sull’uso delle nuove tecnologie, dal livello base fino a quello imprenditoriale. Tre anni fa, in particolare, con il dipartimento delle Pari Opportunità, è stato organizzato un corso per neoimprenditrici, rivolto anche alle donne rimaste senza lavoro a causa della crisi economica. Obiettivo: dimostrare come le moderne tecnologie possano aiutare anche nella conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, che in Italia gravano soprattutto sulle donne.
Sul lato PA, da 4 anni è stato creato insieme a FORUM PA l’Osservatorio donne nella PA, con l’obiettivo di monitorare la presenza del gentil sesso nel settore e dimostrare il ruolo fondamentale della tecnologia. Dopo il progetto di raccolta delle buone prassi da diffondere in rete alle cittadine, il convegno è l’occasione per lanciare “Scegliere donna!”, un’iniziativa volta alla promozione di profili di donne impegnate nella PA che fungano da modelli positivi per le giovani generazioni.
La conciliazione condivisa tra uomini e donne.
Valeria Maione sottolinea come la tenace resistenza delle donne sul mercato del lavoro, nonostante la crisi, sia in parte riconducibile al fatto che il salario delle donne sia sempre più indifferibile, in quanto di sostegno alle finanze familiari, piuttosto che di supporto. La docente, pur complimentandosi con la concretezza delle relatrici, puntualizza poi come sia necessario cambiare prospettiva, passando dal concetto di conciliazione a quello di condivisione, o meglio di “conciliazione condivisa”, per cui anche l’uomo comincia ad occuparsi della famiglia.
Da economista ritiene che uno degli snodi fondamentali del problema dipenda dal differenziale salariale retributivo, difficile persino da conoscere, visto che si va da un minimo del 6-8% al 20%. La scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro potrebbe infatti essere giustificata da un ritorno economico non all’altezza. Secondo Maione, oltre all’aspetto economico, è invece necessario tenere conto di altri come la fiscalità, oppure l’acquisizione di professionalità di fatto che la maternità permette, come nel caso del problem solving.
Maione accenna infine ad alcuni dei progetti a cui ho lavorato, come la riprogrammazione di un’azienda del settore distribuzione nell’ottica della conciliazione, secondo il concetto di orario a menù, mentre da ultimo si sta occupando del settore bancario, in cui le donne sono molto discriminate.
Intesa conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
Marinella Marino entra nel dettaglio dell’attuazione del piano elaborato dal dipartimento per le Pari Opportunità per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, poi approvato dalla Conferenza unificata Stato-Regioni, per stabilire se alla prova dei fatti si stia dimostrando un valido strumento di policy. Nel frattempo, negli ultimi mesi, la forte accelerazione impressa al tema a livello europeo sta offrendo un enorme sostegno al lavoro del dipartimento.
Nel concreto è stato istituito al riguardo un gruppo di lavoro, di cui fanno parte rappresentanti dei dipartimenti Pari Opportunità e Famiglia, delle Regioni, di Anci ed Upi, e che si riunisce regolarmente: prima ha valutato i programmi attuativi presentati dalle Regioni, che sono pubblicati nei singoli siti, ora dovrà monitorare l’utilizzo dei 40 milioni stanziati, di cui è già stato erogato il 40%. E’ prossima la pubblicazione dei bandi che permetteranno la presentazione dei progetti, in coerenza con le linee programmatiche regionali.
Marino presenta quindi una carrellata dei programmi delle singole Regioni, rispetto a cui è stata incoraggiata l’integrazione con le altre politiche e risorse regionali, in modo da massimizzare gli effetti positivi, indicando le prossime scadenze da rispettare.
La Regione Lazio per la conciliazione di vita e lavoro.
Mariella Zezza illustra le numerose iniziative che la Regione Lazio sta promuovendo per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle donne, con quella volontà politica che finora è mancata. Il rapporto sulle donne al lavoro dice intanto che nel Lazio l’occupazione femminile è in ripresa, fornendo importanti indicazioni per il futuro.
La Zezza cita, tra le misure adottate, il bando regionale sul tema, grazie ai 4 milioni di euro stanziati dal dipartimento delle Pari Opportunità: il Lazio sarà tra le prime Regioni d’Italia con un centro di telelavoro per le donne. Un’altra iniziativa è stata la direttiva assessorile per l’esatta suddivisione tra uomini e donne delle risorse per imprenditoria ed assunzione dei giovani. Il Lazio è stata anche la prima PA italiana ad aver firmato la carta per le pari opportunità e l’uguaglianza sul lavoro.
Queste iniziative hanno suscitato interesse persino in Europa, dove al momento esiste un dibattito molto acceso sul tema dell’innovazione sociale, ossia il nuovo settore su cui si vuole investire per uscire dalla crisi e che si traduce in capitale umano. E’ dunque necessario puntare sull’istruzione dei giovani, ma soprattutto sulla conciliazione dei tempi di vita e lavoro, per le donne e più in generale per le giovani famiglie, visto che spesso dipende da questo il basso tasso di natalità.
Intervento al convegno NW.03 “Il sistema di interventi per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro: un esempio di collaborazione interistituzionale”
Creazione ed incremento di nidi o interventi similari; facilitazione del rientro al lavoro dopo congedo parentale; incentivi per acquisto di servizi di cura nella forma di voucher/buono o buono lavoro; sostegno a modalità di prestazione lavoro e tipologie contrattuali facilitanti come part time o telelavoro; altri interventi innovativi proposti da Regioni o Province compatibili con le finalità di conciliazione.
Alessandra De Marco illustra l’utilizzo delle risorse assegnate alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro nell’ambito del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, specificando quali sono le cinque tipologie in cui possono concretizzarsi gli interventi da parte delle Regioni. Il Fondo è stato creato nel 2006 a partire da 3 milioni, poi incrementati, finché nel 2009 il ministro Carfagna ha stabilito, con il parere favorevole della Conferenza unificata, il decreto di riparto delle risorse non ancora spese, pari a 100 milioni di euro. Tra i 5 campi individuati, la conciliazione dei tempi di vita e lavoro rappresenta la parte più rilevante, con uno stanziamento di 40 milioni euro (40%) .
I destinatari sono tutti coloro che hanno esigenze di conciliazione, quindi in primo luogo le donne (70%), ma non solo, e coprono non solo la cura di figli piccoli, bensì anche di familiari anziani o disabili. Gli interventi sono stati individuati attraverso un’indagine quali-quantitativa svolta in parallelo su criticità, bisogni, aspettative per le donne che lavorano, in relazione agli strumenti e ai servizi di conciliazione.
Il sistema di interventi per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro: un esempio di collaborazione interistituzionale
La “Conciliazione dei tempi di vita e di lavoro” è un tema che – in Italia – riguarda soprattutto le donne.
Intervenire per un suo sviluppo concreto non vuol dire soltanto aumentare la qualità della vita delle famiglie e delle donne ma anche -e soprattutto- aumentare l’occupazione femminile e, con essa, la ricchezza del nostro Paese.
Una problematica di questa portata può e deve essere affrontata in ogni suo aspetto, coinvolgendo tutte le Amministrazioni dello Stato.
Così, ad esempio, dalla collaborazione tra il Ministero per le Pari Opportunità, quello per la Pubblica Amministrazione e il Dipartimento per la Famiglia, e’ nato il progetto Asili Pa, che ha già portato alla creazione di oltre mille posti nido in un solo anno.
Così è stata siglata, attraverso il Ministero del Welfare, l’intesa Conciliazione con le parti sociali che consente di rendere più flessibili i tempi di lavoro per le donne.
Così, ancora, con un accordo con le Regioni attraverso la Conferenza Unificata, ha visto la luce il “pacchetto Conciliazione” del Ministero per le Pari Opportunita’: 40 milioni di euro sono stati trasferiti alle Regioni e ciascuna di esse, sulla base delle esigenze peculiari del territorio, li ha investiti per creare nuovi servizi o implementare quelli esistenti. Grazie a queste risorse, sono stati finanziati interventi specifici come incentivi alle aziende Family Friendly, diffusione del tele- lavoro, creazione della banca delle ore, erogazione di voucher per i servizi di cura della prima infanzia e delle persone anziane o diversamente abili.
La conciliazione dei tempi di vita e lavoro.
Monica Velletti sottolinea come l’aumento dell’occupazione femminile sia una priorità del suo dipartimento, da ottenere attraverso una riorganizzazione delle modalità di lavoro. Sono dunque necessari strumenti che diano flessibilità e permettano alle donne di conciliare famiglia e lavoro, migliorando sia il loro accesso che la loro permanenza sul mercato del lavoro. In generale è importante renderlo per loro più friendly, incentivandole verso la stessa ricerca di occupazione: al riguardo, gli ultimi dati Istat rivelano una diminuzione delle donne inattive. Il problema è in realtà globale, ma i dati Eurostat del dicembre 2010 testimoniano come la situazione italiana sia tra le peggiori (disoccupazione media 46% contro media europea 58,6%), mentre il dato più significativo è che dove esiste flessibilità (come telelavoro o part time), l’occupazione femminile aumenta.
Dopo aver illustrato gli ultimi provvedimenti del governo sul tema, con il decreto legge contenente le norme per i lavoratori svantaggiati, Velletti illustra gli interventi specifici del suo dipartimento. Partendo dall’Intesa conciliazione raggiunta con le Regioni, con lo stanziamento di 40 milioni destinati a 5 tipologie di interventi, passando all’intero programma di inclusione delle donne sul mercato del lavoro, fino al piano sud. Dopo un cenno ai provvedimenti che seppur indirettamente contribuiscono all’incremento dell’occupazionale femminile, come quello sulla presenza delle donne nei cda, Velletti conclude che il loro prossimo obiettivo è dare attuazione alla delega sulle forme di flessibilità contenuta nel collegato lavoro.