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L’alleanza per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Francesca Quadri illustra l’impegno profuso dal dipartimento delle Pari Opportunità per favorire la conciliazione dei tempi vita e lavoro delle donne. E’ stato così elaborato, d’intesa con la Conferenza unificata, un piano generale per cui sono stati impegnati 40 milioni di euro e che sta dando buoni frutti.
Tra le altre iniziative previste il piano Italia 2020, realizzato dai ministri Carfagna e Sacconi per favorire le donne nell’accesso e nella reintegrazione nel mercato del lavoro dopo un periodo di maternità: coinvolte anche le imprese, che hanno aperto un tavolo con le parti sociali. Poi ancora il bando sperimentale dei ministeri delle Pari Opportunità, della Famiglia e della Pubblica Amministrazione per l’incremento degli asili nido nella PA, nonché il potenziamento dei contratti di reinserimento nelle Regioni del sud per le donne che hanno perso il lavoro da più di 6 mesi. Ed infine il decreto legge sviluppo che concede crediti di imposta fino al 50% degli oneri salariali per le imprese che assumono lavoratori svantaggiati, che comprendono anche le donne.
L’obiettivo del 60% di presenza femminile nel mercato del lavoro imposto dalla Strategia di Lisbona è lontano, ma il trend è positivo, visto che in un momento di crisi economica il tasso è in aumento.

Occupazione femminile e la disparità tra pubblico e privato.

Alessandra Servidori auspica che all’interno della strettissima alleanza realizzata tra i 3 ministeri del Lavoro, delle Pari Opportunità e della Pubblica Amministrazione sul tema dell’occupazione femminile si arrivi se non alla parificazione almeno alla comparazione sistematica del lavoro nel settore pubblico e privato. La differenza sta infatti diventando eclatante, quando invece spesso sistemi o tipologie contrattuali potrebbero essere gli stessi, a volte rappresentanti della PA sono convitati di pietra, quando invece ci sarebbero nuove pratiche da scambiarsi.
Come Osservatorio sulla contrattazione hanno già predisposto un pacchetto di nuove prassi fornito da ministeri, anche nella PA ce ne sono di magnifiche. L’Osservatorio ha effettuato una prima scrematura, in seguito toccherà alle parti coinvolte nell’intesa del 7 marzo effettuare una classificazione più precisa – sul tema delle buone prassi manca in Italia in realtà un sistema valutazione, per cui spesso esistono premi di autocertificazione – . La loro è solo una manovalanza, sono al servizio del processo, così come di chi all’interno della PA sta esplorando i nuovi strumenti della contrattazione a livello decentrato.

La riforma della PA per l’occupazione al femminile.

Antonio Naddeo parla della forte collaborazione sul tema del lavoro femminile tra il suo dipartimento e la Consigliera di parità, sia nella scrittura della riforma della PA, che nella fase applicativa all’interno della Civit, la Commissione che si occupa del tema della valutazione. Buona la collaborazione anche con il dipartimento delle Pari Opportunità, con cui è partito in passato un monitoraggio ora diventato annuale per capire la condizione del lavoro femminile nella PA, in cui la situazione risulta a suo avviso migliore rispetto al privato.
Secondo Naddeo, in generale la riforma della PA non fa distinzione tra il lavoro maschile e quello femminile, almeno negli intendimenti. Se esiste infatti una differenziazione nella valutazione della performance tra sistema pubblico e privato, ciò non avviene a livello di genere, anzi il proposito è di tener conto della condizione di svantaggio in cui si trova la donna a causa del carico familiare. L’auspicio è di continuare la collaborazione con il ministero del Lavoro e delle Pari Opportunità, soprattutto ora sul tema del part time all’interno del collegato lavoro. Il suo dipartimento è disponibile ad una revisione tenendo conto delle esigenze femminili, ma secondo il principio fondamentale che il part time, vista la carenza di personale, è un lusso per la PA.

La conciliazione attraverso una nuova contrattazione collettiva.

Giorgio Santini dichiara che per il sindacato l’approccio da seguire per costruire un percorso di conciliazione dei tempi di vita delle donne è quello dell’occupabilità, secondo due direzioni: da una parte, quella delle politiche genericamente sociali, dall’altra con le politiche legate alla loro inclusione nel mercato del lavoro. Va in questo senso l’accordo siglato con il ministero del Lavoro il 7 marzo, che resta però solo un protocollo di intenti ed una premessa al lavoro da compiere.
In primo luogo nel senso di completare il quadro legislativo con interventi che siano strutturali, come nel caso del collegato al lavoro, cercando di rendere il part time lungo uno strumento più strutturale del mercato del lavoro, molto adatto alle nuove occupazioni legate servizi e già preso a modello dall’Olanda.
La seconda questione è legata allo sviluppo di una nuova contrattazione collettiva di tipo generativo, attraverso una serie di modalità contrattuali costruite su dimensione aziendale o territoriale. Ciascuna contrattazione diventa così un piccolo motore per agire sulle leve che permettono di risolvere il problema, tra cui innanzitutto le politiche degli orari, che sono le più complesse. Tra le buone pratiche da incentivare ci sono l’agevolazione fiscale, il telelavoro, la disciplina dei permessi, il welfare aziendale attraverso i nidi, le politiche integrative in ambito previdenziale o socio-sanitario, la formazione.

L’alleanza tra lavoro e famiglia.

Per Francesco Belletti partecipare a FORUM PA 2011 come rappresentante di una rete di associazioni familiari rientra nella logica di essere con orgoglio uno dei nodi di una rete plurale che nei nostri territori è quella che fa la cittadinanza. Passando al tema dell’occupazione femminile, per il Forum delle Famiglie la prima sfida è quella di riconoscere la necessaria alleanza tra lavoro e famiglia come due diritti-doveri di questa cittadinanza. Al contrario essi sono considerati in contrapposizione, è per questo che si parla di conciliazione.
La dimensione familiare richiede inoltre uno sguardo diverso rispetto alla logica di razionalità economica che in genere guida il lavoro, nel senso della costruzione di relazioni che rappresentano un investimento sociale per un progetto di futuro dell’intero sistema. Senza contare che l’alleanza tra famiglia e lavoro è anche una sfida per le politiche di gender, nel senso di un’agevolazione all’autonomia e all’integrazione della donna
Secondo Belletti, negli altri paesi la conciliazione è possibile grazie ad un mix di tre parole, ossia soldi, tempo, servizi, tre elementi che si combinano anche con il tema della cura, sia dei bambini che dei genitori, e quindi dell’intergenerazione.

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L’alleanza per l’occupazione al femminile.

Alessandra Servidori spiega come il tema dell’occupazione femminile sia all’ordine del giorno dei lavori di governo. Si è infatti costituito al riguardo un’alleanza interministeriale, grazie ad gruppo di che comprende i dicasteri del Lavoro, delle Pari Opportunità e della Pubblica Amministrazione, che lavora a tempo pieno sul tema, con l’aiuto delle associazioni, i cosiddetti corpi intermedi, secondo quello che è il concetto di sussidiarietà. Impegnata al riguardo anche la Commissione europea, con l’obiettivo di definire la strategia da qui al 2020
La Consigliera nazionale di parità effettua quindi una carrellata sugli ultimi provvedimenti adottati sul tema dall’Esecutivo tra cui: la Commissione Consultiva prevista dal Testo Unico 81 sulla prevenzione e sicurezza sul lavoro; il collegato al lavoro; la legge Brunetta, su cui è stata inserita una serie di commi riguardanti in particolare i cinque punti del piano Sacconi-Carfagna Italia 2020, che affida alla Consigliera di parità il compito fondamentale di gestire l’Osservatorio sulla contrattazione, che è diventato poi lo strumento primario dell’accordo tra ministero del Lavoro e parti sociali del 7 marzo; l’accordo Stato-Regioni del 21 aprile sugli ammortizzatori sociali; l’apprendistato sui 3 livelli; la Carta Pari Opportunità voluta dai ministri Sacconi e Carfagna.

Le pari opportunità nel mercato del lavoro.

Caro Lucrezio Monticelli sottolinea come al ministero del Lavoro esiste tutto un apparato dedicato alle pari opportunità, il cui centro propulsore è la Consigliera nazionale di Parità, affiancata dal Comitato Pari Opportunità. Ottima è inoltre la collaborazione con il dipartimento delle Pari Opportunità, con cui si sono programmati tanti interventi in materia, tra cui Italia 2020, ossia il fondamentale documento contenente il programma di azioni per l’inclusione delle donne sul mercato del lavoro.
Monticelli compie poi un’ampia panoramica sui provvedimenti adottati in materia dal governo, riprendendo in parte quanto già detto dalla Consigliera di Parità, come l’accordo del 7 marzo tra ministero del Lavoro e parti sociali per il rilancio dei contratti a tempo ridotto modulati e flessibili; l’Osservatorio sulla contrattazione per il monitoraggio delle buone pratiche; il contratto di inserimento delle donne, fondamentale per lo sviluppo dell’occupazione soprattutto nel sud, contenuto nel decreto sviluppo; il collegato al lavoro, che comprende la normativa sui Comitati Unici di garanzia, la delega per rivedere l’occupazione femminile nonché il contratto di apprendistato su tre livelli; la detassazione del salario di produttività, visto che alla conciliazione dovrebbe essere combinata una maggiore produttività; la contrattazione di secondo livello.

Occupazione al femminile

 

Il Convegno parte dall’intesa sottoscritta il 7 marzo dal Ministro del Lavoro con le parti sociali per “Azioni a sostegno delle politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro e si propone di verificarne l’impatto sulla contrattazione.

In questo accordo le parti condividono il valore di una flessibilità “family friendly” come elemento organizzativo positivo; concordano che è attraverso la pratica della contrattazione di secondo livello che può essere assicurata nel modo migliore la distribuzione degli orari;

si impegnano a valorizzare le buone pratiche di flessibilità e di conciliazione esistenti.

La Consigliera Nazionale di parità, nell’ambito dell’intesa, ha il compito importante di promuovere un Osservatorio che individui buone pratiche nella contrattazione che possano essere adottate dal tavolo tecnico che l’intesa istituisce.

L’impegno di Upi per valorizzare la rete dei Centri per l’Impiego.

Samantha Palombo illustra l’importante protocollo che l’Upi (Unione delle Province d’Italia) ha siglato lo scorso luglio con il ministero del Lavoro per valorizzare e qualificare la rete dei Centri per l’Impiego. E’ un’intesa fondamentale, che rappresenta un’assunzione di responsabilità da parte dell’associazione stessa e delle Province nella volontà di migliorare la gestione del sistema dei servizi per il lavoro e la formazione.
I Centri per l’impiego sono i terminali di tale sistema e i loro numeri, seppur da migliorare, testimoniano, secondo Palombo, che permane una fiducia nel pubblico: sono circa 550 in tutto, per oltre 800 sportelli di utenza sparsi sul territorio, che vengono scelti dal 12% dei disoccupati come canale di inserimento al lavoro, un 4% in più rispetto alle agenzie private.
Uno degli aspetti dell’accordo riguarda la valorizzazione della collaborazione con i privati, infatti c’è un protocollo con Assolavoro da sottoscrivere in tempi brevi. E’ inoltre fondamentale per il rafforzamento della rete la condivisione delle politiche con le Regioni. Upi sta intanto collaborando con il portale click lavoro, che rappresenta un’opportunità fondamentale per collegare servizi pubblici e privati.

Contributo scritto per il convegno “La rete per il lavoro”

Da qualunque settore si provenga un minimo reddito deve permettere sopravvivenza durante buchi occupazionali ma a condizione che durante questo periodo la disponibilità personale sia effettiva e la rete per il lavoro avvii giornalmente ad attività anche formative ma non solo: molti settori del volontariato hanno necessità di qualche ora di impegno quotidiano. In tal modo si riduce povertà, si attivano le persone nel sociale, si offrono più opportunità abolendo barriera INPS dei 5 giorni con un passaggio facilitato fra stato e stato (conteggio a fine mese dell’ammortizzatore spettante e immediata liquidazione).

Mercato del lavoro regionale e le nuove sfide: istruzione formazione, apprendistato e orientamento.

Far in modo che le politiche per il lavoro siano al centro di quelle per lo sviluppo e rinnovare i servizi dedicati, attraverso una sussidiarietà sia verticale che orizzontale. Queste per Marco Lucchetti le sfide che attendono il nostro paese sul fronte occupazionale. In primo luogo è fondamentale passare ad una gestione territoriale anche al sistema dell’istruzione e della formazione professionale, sulla base del titolo V della riforma Costituzionale, secondo le necessità del mondo produttivo e del mercato del lavoro locale.
Nelle Marche tutto il sistema è stato rivisitato in questo senso, tanto che da settembre saranno avviate nuove forme di istruzione superiore più aderenti alle necessità territoriali, mentre gli stessi attori locali proporranno percorsi lavorativi mirati, secondo un modello di formazione continua.
Un altro strumento per recuperare le professionalità conformi alle esigenze del mercato è l’apprendistato, già avviato nelle Marche nel 2005. L’auspicio rispetto al nuovo decreto nazionale sul tema è che un dibattito serio ne porti a valutare l’efficacia dalla prospettiva della formazione, e non solo dell’abbassamento del costo del lavoro. Anche il servizio orientamento va ritarato sulla reale conoscenza del mercato del lavoro, non è un caso che al momento i centri per l’impiego siano poco funzionali rispetto all’incontro domanda-offerta.
Luchetti compie una carrellata su tutte le politiche di sostegno alla produzione attivate nelle Marche, come i prestiti d’onore e l’incentivazione alle assunzioni. Sono stati spesi 12 milioni di euro nelle azioni dirette, complessivamente 25 milioni comprendendo anche l’incentivazione del credito.

Provincia di Pordenone, la rivoluzione della rete dei Centri per l’impiego.

Alessandro Ciriani illustra la salvifica rivoluzione del sistema dei Centri per l’impiego realizzata in Provincia di Pordenone, in seguito alla crisi economica che ha investito persino un territorio il cui tasso di disoccupazione nel 2007 era solo del 3%. Per la riorganizzazione si è voluto puntare su una sperimentazione privato-pubblica, coinvolgendo un dirigente delle politiche del lavoro proveniente dal mercato privato. Il personale più motivato è stato invece chiamato a realizzare una struttura esterna con servizi ad hoc, mentre a quella centrale è rimasto il ruolo amministrativo.
Tra le altre novità, da annoverare l’avvicinamento al territorio, nonché la creazione di un contatto diretto con le aziende, sia per promuovere i propri servizi attraverso una rete commerciale, sia per conoscere i fabbisogni occupazionali, in modo da creare un sistema mirato di formazione destinato all’effettivo inserimento lavorativo. E’ stata inoltre creata una sinergia anche a livello istituzionale. In generale è stato dimostrato che se un servizio pubblico viene gestito con ottica mista privato-pubblica, puntando sulla qualità, può divenire altamente concorrenziale, tanto che nell’arco del 2010 sono state collocate 2800 persone.