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L’immigrazione alla prova dell’emergenza Nordafrica.

Sebastiano Musumeci riconosce che da qualche settimana il fenomeno migratorio ha assunto un carattere diverso, infatti prima si ragionava in termini di diritti-doveri, mentre ora la situazione emergenziale che si accadendo nel Nordafrica pone ad Europa e soprattutto a noi italiani qualche interrogativo.
Si tratta quindi di smetterla con il gioco dello scaricabarile, come è avvenuto nel territorio siciliano, e di coniugare una politica seria e concreta come già fatto lo scorso anno con l’approvazione del piano di integrazione che ruota intorno a 5 assi portanti. Ora si tratta di affrontare il nuovo fenomeno, ed accanto al governo nazionale sono chiamati a mobilitarsi Regioni, enti locali, associazioni di volontariato ed infine l’Europa, visto che una politica comune di integrazione sarebbe auspicabile.

Immigrazione, un modello interculturale per l’Italia.

Vincenzo Cesareo tenta di dare una definizione del processo di integrazione, stabilendone i due elementi distintivi nella multidimensionalità e nella bidirezionalità. Il relatore individua poi le tre caratteristiche che permettono di metterlo a fuoco: presenza degli immigrati, considerando che non è immediato stabilire chi lo sia; riconoscimento da parte dell’autorità; natura permanente e non provvisoria del fenomeno.
Rispetto alla legislazione esistente, Cesareo distingue l’esistenza di due diversi modelli a livello di stati nazionali, per poi effettuare una panoramica della normativa europea. Sul fronte italiano, la prima ricerca nazionale condotta dall’Ismu, per la misura dell’indice di integrazione, ne ha riconosciuto la variazione da provincia a provincia – primo posto a quella di Trento – , dipendente da una serie di circostanze. A livello politico, con l’adozione del piano di integrazione, l’Italia ha definitivamente adottato un modello interculturale basato sull’accordo di integrazione, secondo cui l’immigrato deve conquistare il permesso di risiedere, attraverso un percorso formativo incentrato sulla conoscenza linguistica.
Il livello istituzionale in cui si opera in concreto per l’integrazione è quello locale, come stabilito dai 5 assi del piano, con il coinvolgimento di molteplici attori, attraverso la sussidiarietà verticale ed orizzontale. In particolare sono necessarie azioni specifiche per aumentare l’occasione di interazione sociale, intanto sono molte le buone pratiche esistenti, specialmente nel settore della salute.

Chiesa, un impegno per educare italiani all’immigrazione.

Secondo Gianromano Gnesotto, in tema di immigrazione occorre uno sguardo lungimirante che non sia basato sull’emergenza, tanto più che associazioni come Ismu e Caritas da anni compiono riflessioni su basi statistiche per dimostrare che si tratta di un fenomeno strutturale e positivo, ossia da considerare come una risorsa e non come un problema. Però siamo solo agli inizi di un cammino di integrazione da compiere, alla luce del concetto di inter e non multiculturalità e secondo un processo bidirezionale, multisettoriale e laborioso. Ad un anno dal piano per l’integrazione e la sicurezza, la prima questione riguarda la conoscenza stessa sia del piano nonché della Carta dei valori di cittadinanza e integrazione, che sono due documenti correlati.
Il fenomeno rappresenta una risorsa anche dal punto di vista religioso-ecclesiale. Considerato che nei prossimi dieci anni la Chiesa italiana sarà impegnata sui temi dell’educazione, si tratterà di educare gli italiani anche sull’immigrazione, che davvero rappresenta una sfida decisiva per il nostro paese. Premesso che tra i 5 pilastri del piano, l’istituzione ecclesiastica avrebbe voluto fosse inserita anche la questione della famiglia, Gnesotto ricorda quanto si sta già realizzando con e per gli immigrati, come gli oltre 600 centri pastorali etnici, i più 3mila sacerdoti stranieri, il gruppo di 60 esperti da tutta Italia che per un anno ha cercato di capire cosa significa integrazione ecclesiale e culturale, secondo il concetto di accoglienza.

L’integrazione ad un anno dal piano “Identità ed Incontro”.

Natale Forlani illustra il contenuto del convegno, che verterà sul tema dell’integrazione alla luce del piano “Identità ed Incontro” approvato circa un anno fa dal governo e che rappresenta uno spartiacque nelle politiche dell’immigrazione in Italia. Dopo un decennio ad interrogarsi se fosse produttivo o meno accogliere gli immigrati, il nostro paese ha infatti deciso di passare a ragionare in termini di integrazione e a valorizzare la crescita della comunità straniera, composta da immigrati europei ed extraeuropei.
Introducendo gli interventi, Forlani annuncia che dopo il primo rapporto sull’evoluzione del mercato del lavoro degli immigrati curato da Paolo Feltrin per il ministero del Lavoro, tali indagini diventeranno sistemiche, con cadenza annuale.

Immigrazione, un modello trans-culturale per trasformare la società.

Secondo Aldo Morrone questo non è solo un momento storico di lacerazione dal punto di vista migratorio, ma anzi potrebbe rappresentare l’opportunità per trasformare la nostra società. Complice un modello non multi ma trans-culturale, che ci permetta di attraversare modelli culturali e sociali diversi, quindi di contaminarci e migliorarci.
Il fenomeno migratorio rappresenta dunque una grande risorsa se siamo in grado di governarla in questo senso, dobbiamo raccogliere la provocazione che rappresenta per offrire una risposta di una società più giusta e solidale per tutti, visto che il vero problema, nel nostro paese, non è quello tra italiani e stranieri, ma tra garantiti e non garantiti: ad esempio il precariato ed il lavoro nero rappresentano un problema per tutti. Tanto più che Morrone ritiene che in Italia, in tema di immigrazione, esista una grande confusione di fondo, ad esempio tra lo stesso concetto di straniero ed immigrato, e comunque per lui, i problemi giuridici sono da considerare dopo la salvaguardia della persona.
Un progetto realizzato dal San Gallicano insieme al ministero delle Politiche Sociali, in tema di mediazione culturale, è il progetto di Promozione dell’Accesso ai Servizi Socio-Sanitari per i Cittadini Immigrati, con lo scopo di superare le inappropriatezze tipiche del SSN ed offrendo un luogo di incontro tra immigrati ed operatori.

Immigrazione, le previsioni da qui al 2020.

Paolo Feltrin presenta una classica analisi del fenomeno migratorio, concentrandosi solo nell’ultima parte su questioni previsionali a livello nazionale. Feltrin sottolinea che sono soprattutto tre gli elementi da considerare rispetto ai dati strutturali sul fenomeno in Italia: primo il picco degli anni 2000; secondo che esso raggiunge presto tetti simili alle medie europee e ad alta immigrazione; terzo la forte concentrazione territoriale registrata nel nord e nei settori occupazionali più bassi. A fronte della disoccupazione che sta colpendo gli italiani, tra gli stranieri si registra invece un aumento degli occupati, visto che sono andati a coprire lavori per cui noi non siamo disponibili o non abbastanza.
Rispetto alle previsioni, Feltrin sottolinea che gli scenari possibili sono tre, perché seppur la nostra evoluzione demografica richieda l’apporto di immigrati, non è invece certo come evolverà la crisi economica e l’organizzazione aziendale, secondo il nuovo modello di efficienza o meno. Le prospettive al 2020 variano tra l’aumento di un milione di immigrati alla loro riduzione. Unico elemento certo è che, tranne la quota che sarà richiesta nei servizi, fino al 2015 la situazione sarà relativamente sotto controllo, al netto delle questione politiche, per cui questo consentirà per la prima volta, dopo 15 anni, di riflettere un attimo e costruire politiche più adeguate.

Identità e incontro: le politiche pubbliche per l’integrazione

Il Piano per l’integrazione nella sicurezza Identità e Incontro, adottato dal Consiglio dei Ministri il 10 giugno 2010, riassume la strategia del Governo in materia di integrazione dei migranti.
Identità, incontro ed educazione sono le parole chiave del modello Italiano di integrazione.

I cinque assi dell’integrazione sono:

▪ Educazione e apprendimento: dalla lingua ai valori – La conoscenza della lingua italiana e dei valori costituzionali sono le condizioni prioritarie per rendere possibile l’incontro. La scuola rappresenta il luogo primario di intervento.

▪ Lavoro – Il lavoro rappresenta il nucleo imprescindibile di ogni percorso di integrazione, in linea con l’art. 1 della nostra Costituzione. Il Piano si sofferma sul lavoro, la programmazione dei flussi, la previdenza, il contrasto al lavoro sommerso e la creazione di impresa.

▪ Alloggio e governo del territorio – L’accesso alla casa da parte degli immigrati e la necessità di favorire una coesistenza pacifica tra cittadini italiani e stranieri è un tema cruciale per la creazione di un patto sociale nel rispetto delle regole di convivenza civile.

▪ Accesso ai servizi essenziali – L’accesso ai servizi essenziali e ai presidi socio-sanitari-assistenziali presenti sul territorio, e la presenza dei mediatori culturali, sono elementi fondamentali per un riuscito percorso di integrazione.

▪ Minori e seconde generazioni – Il Piano si concentra sul tema dei minori, la cui tutela deve essere piena e incondizionata, a prescindere dalle modalità con cui essi entrano nel territorio italiano. Evitare l’abbandono scolastico, in particolare nell’età dell’obbligo,  assicurare l’accesso e la prosecuzione dell’iter formativo e offrire percorsi di formazione che agevolino l’inserimento nel mondo del lavoro, costituiscono la sfida prioritaria.

Gli strumenti dell’integrazione

La messa in rete e la condivisione delle esperienze di successo, una governance delle politiche di integrazione coerente e un utilizzo efficace delle risorse nazionali e comunitarie rappresentano i punti saliente della strategia di intervento.
Il Portale dell’integrazione faciliterà l’accesso alle informazioni riguardo le tematiche migratorie  e sarà un punto di raccolta e scambio delle buone pratiche promosse a livello nazionale e territoriale per tutti i soggetti interessati.

Il convegno si articolerà in due momenti:

Il primo intervento sarà dedicato alle caratteristiche del mercato del lavoro degli immigrati. A seguire ci sarà un intervento sul Piano per l’integrazione nella sicurezza Identità e Incontro e una seconda parte dedicata a 4 testimonianze.

La discussione si apre con un inquadramento del mercato del lavoro immigrato

L’importanza assunta dagli stranieri nel contesto economico e sociale italiano, sia in termini di produzione del reddito, che per il contributo rivolto a soddisfare quei fabbisogni lavorativi di mobilità e di flessibilità che sono insufficienti nel contesto lavorativo italiano, evidenzia lo stretto rapporto esistente tra le problematiche relative alla qualificazione dei flussi di immigrazione e quelle più complessive del nostro mercato del lavoro.
Per questo motivo una corretta valutazione sull’andamento del mercato del lavoro, e dell’evoluzione dei fabbisogni di domanda di lavoro degli immigrati espressa dalle imprese e dalle famiglie, è fondamentale per migliorare la programmazione degli ingressi dei lavoratori extracomunitari e per qualificare le politiche del lavoro che vengono loro rivolte.

Testimonianze

Immigrazione, per Pordenone un piano territoriale fondato su facilitazione.

Eligio Grizzo illustra il Piano territoriale per l’immigrazione adottato da due anni dalla Provincia di Pordenone, sottolineando che è stato colpito da alcune teorie di Feltrin visto che la realtà da governare è ben diversa. Di fronte alla crisi economica ed occupazionale che da tre anni ha colpito un’area che in passato era molto florida, per cui era un bacino di sperimentazione della mediazione culturale, si è passati invece all’applicazione del concetto di facilitazione. Si tratta di una nuova politica fondata sui tre concetti di legalità, responsabilità ed emancipazione e realizzata attraverso 4 punti.
In primo luogo l’impiego sociale di pubblica utilità, con i 1100 immigrati senza lavoro, residenti nella Provincia, impiegati per 3 giorni alla settimana. In secondo luogo gli sportelli territoriali, destinati ai nuovi immigrati, che vengono accompagnati giorno per giorno sul territorio da uno psicologo ed un facilitatore. Si prosegue con il supporto ad iniziative pubbliche e del privato sociale, per concludere con il sostegno di azioni di rientro in patria: gli immigrati che non trovano più una motivazione per restare in Italia, vengono accompagnati in un percorso di rientro in patria, rinunciando al permesso di soggiorno.

Le politiche attive del lavoro per l’adeguatezza pensionistica

Nel suo intervento Domenico Proietti ricorda il ruolo del sindacato all’epoca delle riforme del sistema previdenziale del ’95 sottolineando come la condivisione delle scelte è un metodo che non va smarrito e anzi rafforzato, visto i risultati che dà. Nel momento si è assicurata la stabilità del sistema economico è il momento di passare ad una riflessione sull’adeguatezza delle prestazioni, che non può prescindere, però da uno sforzo dell’azione politica in direzione di una crescita economica dell’intero Paese. Detto questo per Proietti le politiche attive del lavoro possono rappresentare una soluzione al problema dell’adeguatezza delle prestazioni se si concentreranno sul massimizzare tutti i contributi versati dal lavoratore ai fini del trattamento pensionistico, ridurre la discontinuità del mercato del lavoro – aumentando il costo del lavoro flessibile – ed incentivare il meccanismo del riscatto del mercato del lavoro.

Previdenza pubblica e complementare: le due gambe del sistema pensionistico di domani

Per Vera Lamonica una riflessione sul sistema pensionistico non può prescindere da una riflessione sulle politiche per rilanciare l’economia e la crescita del sistema. La forza di un sistema, infatti, sta soprattutto nella sua capacità di adattarsi al cambiamento e alcuni orizzonti bui che si prospettano oggi ai giovani che si affacciano al mercato del lavoro, potrebbero mutare se si riuscire a dare nuovo slancio al contesto economico. Occorre, quindi, analizzare il sistema ed individuare le modifiche necessarie a “puntellare” la previdenza pubblica che è e rimarrà una delle due gambe su cui si baseranno le pensioni di domani. Alcune di queste soluzioni si possono attivare già adesso, come l’utilizzo dei fondi per gli ammortizzatori sociali per i giovani (ad oggi per la maggior parte non utilizzati). Lamonica chiude il suo intervento sottolineando come i fattori che impediscono il decollo della previdenza complementare sono gli stessi che rendono fragile il sistema contributivo pubblico: precariato, lavoro povero etc.

Un risposta strutturale per l’adeguatezza del sistema previdenziale del futuro

Maurizio Petriccioli propone una riflessione sull’importanza, nelle riforme del  1995, della decisione di salvaguardare la presenza pubblica nel sistema previdenziale e sulla necessità di aprire una discussione condivisa per costruire il sistema del futuro. Un sistema che vada nella direzione di una omogeneizzazione di tutte le contribuzione. Il concetto “oneri uguali e uguali diritti” è infatti per Petriccioli l’unico che potrà garantire equità pensionistica un domani, stante la necessità di sostenibilità del sistema, e che potrà eliminare quelle sacche di illegalità che ancora rimangono.