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Gli ordini professionali, motore della digitalizzazione nella pubblica amministrazione
Anna Ceci apre il convegno “”Professionisti e dematerializzazione degli adempimenti”, sottolineando come nel processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione gli ordini professionali siano al tempo stesso testimoni e motori del cambiamento. “Come policymaker – spiega – articoliamo la strategia di digitalizzazione su tre livelli, dal mettere a sistema le esperienze già presenti sui territori al potenziamento normativo, attraverso il nuovo CAD, fino al far leva su chi ha interesse a che le cose cambino”. Su quest’ultimo punto, gli ordini professionali sono evidentemente in prima linea.
I commercialisti, l’informatizzazione, i servizi telematici, la dematerializzazione
Claudio Bodini sottolinea come gli ordini professionali siano un trait d’union fondamentale sui territori tra pubblica amministrazione e cittadini. Ricordando come l’Italia stia cavalcando, su alcuni temi, l’onda della digitalizzazione dei servizi pubblici, presenta i primi risultati del progetto che l’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili sta portando avanti con il Politecnico di Milano. “Attraverso un software – spiega – andiamo a monitorare gli aspetti della fatturazione elettronica e della dematerializzazione applicata negli studi professionali. Applicando la formula che abbiamo ricavato, dimostriamo che se la fatturazione elettronica fosse applicata in tutta la catena il breakeven sarebbe pressoché immediato, così che nei nostri studi l’investimento iniziale sarebbe ripagato nel giro di 3 – 4 mesi”. “Su queste basi – continua – il professionista può diventare il nodo attraverso cui l’azienda inizia a dematerializzare la fattura nel ciclo attivo o passivo”. E lancia una proposta operativa: qualche studio pilota dovrebbe iniziare a lavorare in questa direzione per aiutare la pubblica amministrazione a sganciarci dal processo di stampa e conservazione cartacea che rallenta il reperimento delle informazioni.
Professionisti e dematerializzazione degli adempimenti
La semplificazione amministrativa e la dematerializzazione dei documenti che è consentita dal nuovo codice dell’amministrazione digitale e dal piano di semplificazione, trova una più concreta attuazione in molti casi sulla base dalla proponsione all’innovazione dei professionisti che, curando gli interessi dei loro clienti, interagiscono con l’amministrazione pubblica.
Il convegno vuole presentare l’attività di tre importanti categorie di professionisti: architetti, geometri e geometri laureati e consulenti del lavoro in tema di dematerializzazione degli adempimenti, e-government, semplificazione.
L’impatto quotidiano della tecnologia interoperabile
Carlo Iantorno illustra l’impegno di Microsoft per l’interoperabilità partendo dall’analisi di alcuni casi concreti. L’interoperabilità consente all’utente di usufruire dei servizi offerti da un fornitore indipendentemente dal terminale e dalla tecnologia che utilizza permettendogli, in concreto, di scegliere. L’interoperabilità si realizza necessariamente attraverso la cooperazione tra partner, concorrenti, governi e comunità open source.
Nell’ultima parte del suo intervento Iantorno accenna al tema dell’open data come nuova frontiera dell’interoperabilità, che apre scenari di innovazione sviluppo sia per le amministrazione che per il mercato.
Interoperabilità nelle Regioni italiane: esperienze e prospettive dal rapporto RIIR 2010 del CISIS
Nel suo intervento Lucia Pasetti illustra i dati più rilevanti del rapporto RIIR (rapporto sull’Innovazion nelle regioni d’Italia) prodotto dal CISIS e FORUM PA. Lo stato dell’interoperabilità nel Paese è piuttosto avanzato, anche se non uniforme, sia a livello tecnico, sia a livello di governance e di dialogo tra livelli istituzionali diversi, sia, infine, a livello di servizi per i cittadini e le imprese. Asse portante di questa evoluzione è il sistema ICAR che viene portato avanti da tutte le Regioni nel loro insieme. All’interno di ICAR le Regioni stanno portando avanti sia progetti verticali, avviati come casi di studio con la prospettiva di consolidarsi e diventare processi standard, sia alcuni servizi trasversali come la gestione delle anagrafi, i servizi di identificazione e accesso o la dematerializzazione, su cui si è potuto trovare un accordo grazie al dialogo tra livelli istituzionali. L’interoperabilità e la cooperazione sono elementi di efficacia delle azioni di digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche e di erogazione di servizi di qualità agli utenti.
Iter certi e certficazione garantita. Cosa chiedono gli architetti alla dematerializzazione
Nella visione di Antonio Gatto, per l’Ordine degli architetti quella della dematerializzazione è una rivoluzione epocale, equiparabile al passaggio dal tecnigrafo al computer. Proponendo un’analisi dello stato dell’arte nel settore di sua competenza, si dice convinto che a mancare non siano tanto le risorse né le competenze tecniche all’interno della pubblica amministrazione locale, quanto piuttosto le sinergie. “Per il nostro settore – sostiene – nel progettare i processi di dematerializzazione bisogna partire dalle cose che danno un beneficio a professionisti e cittadini. Questo significa offrire, attraverso la digitalizzazione, iter certi e certificazioni garantite, eliminando ogni soggettività istruttoria”.
Interoperabilità : esperienze e prospettive in Italia e in Europa
Daniele Tatti, introduce il convegno presentando una breve storia dell’interoperabilità, la cui origine, in Europa, si può far risalire ad una comunicazione della Commissione del 1991. Essendo un termine tipicamente tecnico, il suo significato nel corso degli anni è cambiato, anche se l’idea di fondo è rimasta la sessa ossia la possibilità per due sistemi informativi di scambiarsi dati. Nel 2010 il tema dell’interoperabilità è stato rilanciato dalla direttiva sui servizi pubblici europei, ossia quei servizi che un cittadino riceve da un’amministrazione di un altro paese o quei servizi che i vari paesi erogano in sinergia, mentre la Digital Agenda Europea ha riaffermato la necessità di una strategia Europea per l’interoperabilità come volano per il mercato interno.
Interoperabilità dei sistemi Europei di identità digitale: l’esperienza del progetto Stork
Antonio Lioy nel suo intervento presenta il progetto europeo STORK che ha l’obiettivo di creare una struttura transfrontaliera per l’accesso ai servizi on line che utilizzi le credenziali personali di accesso rilasciati da un qualunque paese europeo. Si tratta di un progetto realmente funzionate tanto che la Commissione Europea lo sta già utilizzando sostituendolo a tutte le sue piattaforme per l’autenticazione. Stork può essere utilizzato anche a livello locale da una singola amministrazione nazionale o regionale. Una dimostrazione concreta di cosa si può realizzare con l’interoperabilità per semplificare la vita al cittadino. Per saperne di si può più leggere l’intervista a Antonio Lioy su Saperi PA clicca qui
Opportunità e punti di attenzione nell’implementazione del Cad e nel nuovo sviluppo del SPC
Per Francesco Tortorelli l’interoperabilità è un tema vastissimo che tocca ambiti molto ampi e differenti ed è anche per questo che il presupposto per realizzarla è quello di lavorare con un approccio sistemico sia a livello tecnico sia a livello di governance. In Europa la Digital Agenda impegna i Paesi membri per i prossimi 10 anni ad effettuare politiche coerenti con i principi in essa contenuti, compreso quello di realizzare un’infrastruttura per l’interoperabilità (programma ISE). Al tempo stesso sono lanciati una serie di progetti per esplorare i possibili servizi realizzabili attraverso un’infrastruttura interoperabile europea. In Italia il codice della PA digitale, recentemente riformato, impone alle amministrazioni alcuni obblighi di “digitalizzazione” nell’erogazione dei servizi ed il framework all’interno del quale si deve muovere questa digitalizzazione è il Sistema Pubblico di Connettività e Cooperazione – SPCCoop, purtroppo non ancora obbligatorio per le amministrazioni locali.
L’impegno del Ministero dello Sviluppo Economico per l’Agenda Digitale
Salvatore Lombardo presenta l’impegno del Ministro dello Sviluppo Economico per l’Agenda Digitale, concentrati sul tema dell’infrastrutturazione di rete. Negli ultimi anni il digital divide si è ridotto anche grazie all’attività della società Infratel che ha permesso di collegare a banda larga oltre 3 milioni di cittadini. Le previsioni indicano una copertura del 98% del territorio nazionale entro il 2013. Per quanto riguarda la rete di nuova generazione l’obiettivo è la copertura di almeno il 50% delle utenze domestiche connessi ameno a 100 Mb/s entro il 2020. Il “Tavolo Romani” sta lavorando assieme ai principali operatori di TLC e in collaborazione con le associazione dei comuni e delle province proprio per raggiungere questo obiettivo.
Nuove forme di comunicazione pubblica per la partecipazione
La riflessione che Carlo Infante propone sposta l’attenzione dalle difficoltà tecniche a quelle sociali. La rete ci permette di inventare cose nuove. La creatività riguarda la reinvenzione dei valori d’uso di cose che già esistono. La nuova generazione che sta crescendo esprime un’attitudine a digitale a cui va dato ascolto attraverso nuove forme di comunicazione pubblica.