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La politica di coesione per le regioni europee: una definizione

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La politica di coesione è destinata agli Stati e alle regioni europei con un minor livello di sviluppo, quelli la cui ricchezza pro-capite è più bassa

23 Ottobre 2019

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Francesco Foglia

Responsabile scientifico LaC Europa ed esperto di affari europei.

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La politica di coesione rappresenta la principale politica di investimento dell’Unione europea, rivolta a tutte le regioni e città europee al fine di sostenere la crescita economica, lo sviluppo sostenibile e migliorare la qualità della vita dei cittadini.

La maggior parte dei finanziamenti della politica di coesione è destinata agli Stati e alle regioni con un minor livello di sviluppo, ovvero quelle la cui ricchezza pro-capite è molto più bassa rispetto alla media europea, con l’intento di ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali che ancora persistono nell’Unione europea, non solo tra gli Stati ma anche al loro interno.

La politica di coesione, in tale prospettiva, rappresenta una vera e propria politica di solidarietà.

Politica di Coesione: una definizione

Dal punto di vista comunitario, la definizione di coesione è cambiata negli anni, approfondendo e specificando il proprio campo d’azione.

Nell’Atto Unico Europeo del 1986, la coesione è economica e sociale:

“Per promuovere uno sviluppo armonioso dell’insieme della Comunità, questa sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione economica e sociale. In particolare la Comunità mira a ridurre il divario tra le diverse regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite”.

Il Trattato di Lisbona, poi, ha aggiunto a “economica e sociale” la definizione di “territoriale”, approfondendo la tematica delle zone rurali in Europa:

“Tra le regioni interessate, un’attenzione particolare è rivolta alle zone rurali, alle zone interessate da transizione industriale e alle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici, quali le regioni più settentrionali con bassissima densità demografica e le regioni insulari, transfrontaliere e di montagna”.

Le risorse per la coesione

Per raggiungere gli obiettivi ed affrontare le diverse esigenze delle regioni, circa un terzo del quadro finanziario dell’Unione Europea (c.d. “bilancio di lungo periodo”), ovvero 351,8 miliardi di euro, sono destinati alla politica di coesione, per il settennio 2014-2020.

I paesi dell’Unione hanno organizzazioni territoriali molto diverse fra loro e, per facilitare la gestione dei programmi ed effettuare i raffronti statistici, ne sono state create 281 in base alla nomenclatura delle unità statistiche territoriali NUTS2.

Oltre la metà del bilancio dei fondi della politica regionale, cioè 182,2 miliardi di euro, è stata stanziata a favore delle regioni meno sviluppate, ovvero quelle con una ricchezza pro-capite, misurata come reddito nazionale rispetto alla popolazione, inferiore al 75 % rispetto alla media dell’Ue.

Alle regioni in transizione, cioè quelle con una ricchezza media compresa tra il 75 % e il 90 % della media Ue, sono stati destinati 35 miliardi di euro, mentre alle regioni più sviluppate, con una ricchezza media pro-capite superiore al 90 % della media Ue, sono stati destinati 54 miliardi di euro.

I diversi Fondi Europei

Fino al 2020, la politica di coesione sarà finanziata attraverso i Fondi Strutturali e di Investimento Europei (SIE), disciplinati da un regolamento sulle disposizioni comuni adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio, e articolati in cinque fondi.

I due principali sono il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) che dal 1975 rappresenta la principale fonte finanziaria a supporto delle economie regionali, destinato alla creazione all’ammodernamento di infrastrutture, alla competitività e all’innovazione, e il Fondo Sociale Europeo (FSE) destinato alle azioni che favoriscono l’accesso all’occupazione, l’inclusione delle persone svantaggiate e la partecipazione al mercato del lavoro.

Gli altri tre fondi che completano il quadro dei Fondi SIE sono il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e il Fondo di coesione. Quest’ultimo, tuttavia, è destinato esclusivamente agli Stati membri in forte ritardo di sviluppo. Tutti gli altri fondi, invece, sono destinati a tutte le regioni, in base al loro livello di sviluppo.

La governance della politica di coesione

In base ai principi di una governance di multilivello, l’attuazione della politica di coesione coinvolge l’Unione Europea, gli Stati membri e le Regioni. In particolare, il bilancio e le norme sono decisi, di concerto, tra il Consiglio europeo (ovvero gli Stati membri, nel caso italiano rappresentato dal Governo Italiano), e il Parlamento europeo (i cui membri sono eletti direttamente dai cittadini), sulla base di una proposta presentata dalla Commissione europea.

Ogni Stato, con la collaborazione delle istituzioni di livello locale e i partner economici e sociali, predispone un Accordo di Partenariato che è approvato, dopo opportune negoziazioni, dalla Commissione Europea.

Si tratta di un documento fondamentale, nel quale è declinato l’orientamento strategico relativo agli obiettivi tematici (11 attualmente) tra cui la cui la ricerca e l’innovazione, la competitività delle piccole e medie imprese, la tutela ambientale, le infrastrutture, l’occupazione e la formazione professionale. L’implementazione dei programmi, nazionali e regionali, spetta rispettivamente allo Stato e alle sue agenzie, ed alle regioni che dovranno selezionare e valutare diverse migliaia di progetti, tramite le autorità di gestione.

La Commissione europea, dopo aver impegnato i fondi e dopo aver certificato le spese dei progetti realizzati, effettua i rimborsi a ciascun paese. In tutta il periodo di programmazione sono previste azioni di monitoraggio, valutazione e controllo.

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