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Politiche di coesione: come raggiungere gli obiettivi puntando su collaborazione e comunicazione

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Per ridurre il rischio di perdere i soldi dei fondi strutturali è necessaria una forte cooperazione istituzionale tra i soggetti attuatori. Quale ruolo può giocare la comunicazione?

25 Febbraio 2019

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Massimiliano Roma

Responsabile Area Enti Pubblici, FPA

Photo by Clint Adair on Unsplash - https://unsplash.com/photos/BW0vK-FA3eg

Il modello della PA aperta e collaborativa è una lente efficace per leggere le Politiche di Coesione? Pensando alla corsa contro il tempo dell’Italia per non perdere i soldi dei fondi strutturali, è immaginabile come la riduzione del rischio e i risultati raggiunti siano stati possibili soprattutto grazie ad una forte cooperazione istituzionale tra i soggetti attuatori in questi mesi. Allo stesso tempo il carattere rilevante della nuova Programmazione è dato dalla governance multilivello dei programmi operativi e dal fatto che spesso i programmi nazionali sono costruiti per lavorare in sinergia con i programmi regionali sui territori e sui diversi obiettivi. I meccanismi stessi di utilizzo dei fondi spingono gli enti pubblici a cooperare tra loro favorendo scambio e crescita delle competenze. Il tema della governance collaborativa è, quindi, centrale perché contiene in sé un nuovo modo di fare amministrazione: un sostanziale passaggio da una visione burocratica e verticistica del governo delle azioni ad una visione abilitante dei processi che possono essere innescati solo attraverso la cooperazione. In base a questa prospettiva la Coesione può essere letta attraverso la metafora della piattaforma: un luogo di processi, informazioni e dati, prodotti dai diversi attori e frutto del lavoro comune.

La collaborazione può prendere la forma del riuso di buone pratiche, di piattaforme per lo scambio di conoscenze e competenze, di strumenti condivisi di attuazione. Esemplificativa in tal senso la strategia elaborata dal PON Governance e Capacità Istituzionale, il quale ha avviato un set di progetti incentrati sull’analisi e il rilascio pubblico di dati e informazioni secondo il paradigma dell’Open Government. OpenCoesione 2.0 del Dipartimento Coesione, OpenCUP del DIPE, Conti Pubblici Territoriali dell’Agenzia per la Coesione, Informazione statistica territoriale di ISTAT, Statistiche ambientali per le politiche di coesione di ISPRA, SISPRINT di Unioncamere, Statistiche per la misurazione del fenomeno corruttivo di ANAC sono i sette progetti finanziati che compongono tale strategia e che permetteranno ai soggetti che avranno accesso a tali piattaforme – Comuni, regioni, enti locali – di migliorare le proprie policy di investimento per lo sviluppo territoriale. In un’ottica di rafforzamento della cooperazione possiamo leggere le dichiarazioni del Ministro per il Sud Barbara Lezzi che, in occasione della nomina del nuovo Direttore Generale Antonio Caponetto, ha rilanciato il ruolo dell’Agenzia per la Coesione e una sua maggiore presenza sui territori attraverso un sostegno tecnico costante a Città e Regioni allo scopo di utilizzare le risorse di più e meglio. Questo è l’obiettivo del progetto Cooperazione rafforzata nei programmi di investimento pubblico finanziato dal PON Gov: 34,7 milioni di euro fino al 2022 per supportare l’Agenzia nel coordinamento della governance multilivello relativa ai programmi di investimento pubblico.

Interessante ciò che sta accadendo nell’ambito del PON Metro 2014-2020 che vede un crescente sviluppo di progetti congiunti e forme di collaborazione orizzontali tra le Città Metropolitane nell’utilizzo dei fondi del Programma. Parliamo soprattutto dell’Asse 1 – Agenda Digitale, nell’ambito del quale molte città hanno inserito nei propri piani operativi progetti simili o riconducibili agli stessi servizi. Venezia ha sviluppato questo tipo di collaborazione con Milano e Reggio Calabria. Il punto di partenza è che alcune città hanno accumulato ritardi rispetto ad altre nell’avvio dei piani. Per velocizzare la realizzazione dei progetti e favorire un quadro uniforme sul territorio nazionale, le città più avanti nell’attuazione potrebbero mettere a disposizione delle altre le proprie soluzioni. Le città che scelgono il riuso, piuttosto che partire da zero, potrebbero concentrare la maggior parte delle proprie risorse su ulteriori sviluppi evolutivi delle piattaforme. Un modello simile crea un circolo virtuoso e, se diverrà prassi, sarà in grado di accelerare e rendere più efficaci gli investimenti del PON Metro.

In un contesto di forte apertura, collaborazione e contaminazione di pratiche e approcci, quale ruolo può giocare la comunicazione? Una PA aperta è una PA trasparente che comunica in modo nuovo e favorisce la partecipazione. La Coesione è il volto con cui l’Unione Europea si manifesta sui territori e spesso, a fronte degli investimenti e delle opportunità create, vi è una carenza di consapevolezza rispetto ai reali e concreti benefici per cittadini e imprese. Tale tendenza emerge con chiarezza nell’indagine commissionata dall’Europarlamento e pubblicata nel maggio 2018 Democracy on the move. European elections – one year to go, secondo la quale appena il 39% degli italiani ritiene l’appartenenza all’Ue una cosa positiva contro il 60% della media europea e solo il 44% pensa che il nostro Paese tragga benefici dall’essere membro Ue (67% la media europea). Uno scenario simile spinge la comunicazione della Programmazione 2014-2020 a un salto di qualità per ridare credibilità e reputazione ai principi e ai valori dell’essere europei. Da un messaggio spesso focalizzato sugli aspetti tecnici legati alla spesa e agli adempimenti amministrativi, amplificato da mass media e stampa in termini di rischio, è opportuno costruire una narrazione che metta al centro i progetti e i cambiamenti tangibili per la collettività. La disintermediazione rispetto a un linguaggio burocratico è ben delineata nel rapporto della Commissione Europea Reaching out to EU Citizens: a new opportunity (ottobre 2017), che ribadisce la necessità di mettere i cittadini nelle condizioni di comprendere il peso che l’Europa ha sulla loro vita quotidiana e di sentirsi pienamente parte del progetto europeo. Per raggiungere tale obiettivo, il documento indica esplicitamente le linee guida per una nuova comunicazione che sia emozionale e partecipativa, aperta e più vicina ai cittadini, in grado di stimolare il dibattito e il dialogo. FPA ha raccolto la sfida e nel 2018 ha dato vita a una nuova iniziativa, partita a Palermo il 14 e 15 novembre e che si svilupperà nei prossimi mesi: “Porte aperte all’innovazione. Le politiche di Coesione per lo sviluppo del Sud”. Un vero e proprio festival dedicato ai protagonisti, alle storie della Coesione e alla narrazione delle opportunità di crescita dell’occupazione, della competitività e della valorizzazione dei talenti presenti nel Mezzogiorno.

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