Ecco come colmare il gap della scuola italiana con i paesi OCSE

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21 Settembre 2015

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Paolo Ferri*

Normal 0 14 false false false IT JA X-NONE/* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:”Tabella normale”; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:99; mso-style-parent:””; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.0pt; font-family:”Cambria”,serif; mso-ascii-font-family:Cambria; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-hansi-font-family:Cambria; mso-hansi-theme-font:minor-latin;}Se partiamo dall’idea che il gap digitale – metodologico, didattico e infrastrutturale – del sistema formativo italiano è stato stimato dall’OCSE in 15 anni rispetto al Regno Unito (Review of the italian strategy for digital school ) non dovremmo esser troppo ottimisti sulle prospettive delle Scuola digitale italiana. Invece, nonostante i ritardi, qualcosa si muove…

La Buona Scuola di Renzi ha, infatti, invertito la rotta, e compiuto alcuni passi nella giusta direzione. La sezione sulle competenze digitali contiene indicazioni corrette : banda internet in tutte le classi; spostamento degli investimenti dall’acquisto di hardware alla formazione degli insegnanti e dei dirigenti; adozione della metodologia del Bring Your Own Device (porta il tuo device da casa); coding e pensiero computazionale inseriti nel percorso didattico della scuola nella primaria e corsi di “Digital Making” nella secondaria (Miur, La buona scuola , 2014).

La riforma ha messo in campo anche una dotazione finanziaria non irrilevante: 120 milioni (tra 2015 e 2016) solo sui progetti relativi alle “competenze digitali” per la scuola; 300 milioni per progettare e realizzare Scuole 2.0 che possano costituire esempi di sperimentazione replicabili, e potenzialmente 3 miliardi di fondi strutturali Europei PON. Per l’assegnazione di questi fondi, infatti è data priorità ai progetti correlati alla “digitalizzazione” (F. Meta, La buona scuola e digitale ). Starà, poi, al Governo e al Ministero vigilare sul fatto che i fondi stanziati non si disperdano in mille rivoli, spesso clientelari, e controllare che gli enti intermedi, come, ad esempio, l’ Indire ( incaricato di gestire l’erogazione i fondi PON) agiscano in maniera efficiente e trasparente cosa che spesso non è accaduta in passato.

In questa situazione mutata, e rispetto al passato migliorata, ci permettiamo di indicare alcuni obiettivi di azione e riflessione che ci sembrano centrali:

a. Veloce implementazione del Piano banda larga per le scuole. Attraverso questo strumento si deve ottenere, nel modo più rapido possibile, un crescita drastica delle percentuale di “classi connesse” dall’attuale e increscioso 7-9%. L’obiettivo potrebbe essere quello di dare 30 megabit a ogni scuola e i 100 megabit al 50 per cento delle scuole prima del 2020 come, per altro, ci impone l’Europa.

b. Attuazione concreta di un piano di formazione metodologica degli insegnanti alla didattica “aumentata” dalle tecnologie . Si tratta di spostare definitivamente i piani di formazione avviati e da avviare dall’“addestramento tecnologia” alla formazione metodologico-didattica dei device digitali e di Internet per migliorare gli apprendimenti. In particolare è necessario un forte investimento formativo sulle “metodologie attive” di impronta costruttivista e sulle competenze di media education digitale.

c. Contenuti digitali e ambienti virtuali di apprendimento. È necessario dare attuazione dell’”Allegato tecnico” del decreto Carrozza ( D.M. n. 781 del 27/09/2014) sui contenuti digitali e in particolare promuovere un tavolo con gli editori scolatici italiani finalizzato a definire standard qualitativi e contenutistici dei nuovi data base interattivi di contenuti digitali per la scuola

d. Costruire un’infrastruttura software digitale in ogni scuola . E’ inoltre necessario, e sempre in attuazione del decreto Carrozza, promuovere massicciamente la diffusione nella scuola italiana di ambienti virtuali per l’apprendimento e di software gestionali per agevolare i dirigenti nei processi amministrativi della scuola. Si dovrebbe intervenire a livello normativo e finanziario per avviare l’installazione di questi software in tutte le scuole italiane.

Si tratta cioè di passare dalle buone intenzioni alla loro concreta attuazione: per aspera ad astra , Mister Renzi.


*Paolo Ferri, Università Bicocca di Milano


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