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Ripensare la formazione in una logica sistemica: il presupposto per creare valore pubblico

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Nonostante le riforme che si sono succedute ciclicamente a partire dagli anni novanta non si è finora riusciti a ripensare la PA rendendola adeguata e al passo con i tempi che viviamo. Ecco le azioni prioritarie da intraprendere per creare valore pubblico, con particolare riferimento al personale

29 Aprile 2019

M

Angelo Mari

Dirigente generale, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Scuola Nazionale dell’Amministrazione

Photo by Dil on Unsplash - https://unsplash.com/photos/8OECtq8rrNg

Se si esaminano le amministrazioni pubbliche nella loro complessità strutturale formale e sostanziale, è facile rilevare che le dimensioni essenziali dell’agire amministrativo sono tre: organizzativa, procedurale e professionale.

Le tre dimensioni seguono inevitabilmente una logica sistemica, nel senso che le proprietà di singoli elementi possono essere comprese solo nel contesto in cui sono inserite, quindi attraverso un’analisi strutturale dei processi di collegamento, a cominciare da quelli comunicativi e relazionali.

Questa logica sistemica non è statica, ma esprime sempre una sua dinamicità fattuale, per cui ogni volta che si interviene su una singola dimensione – riformando, innovando, cambiando regole, regimi giuridici, valenze economico finanziarie – si fa certamente un’opera meritoria, ma ciò non basta a far sì che il sistema risponda in modo adeguato alle aspettative e agli obiettivi di miglioramento e ottimizzazione dell’azione, proprio perché sono necessari meccanismi di adeguamento interno delle altre dimensioni, rischiando altrimenti di innestare o innescare nuove criticità non governabili.

Le riforme delle amministrazioni pubbliche che si sono succedute ciclicamente a partire dagli anni novanta, hanno probabilmente sottovalutato la suddetta logica sistemica, per cui non si è finora riusciti, nonostante tutti gli sforzi compiuti, a ripensare la pubblica amministrazione rendendola adeguata e al passo con i tempi che viviamo.

È stato obiettivamente fatto molto, ma non abbastanza, per cui è utile tentare di delineare quali possano essere le iniziative prioritarie per creare valore pubblico. Di seguito proverò ad indicare quali possono essere le azioni da intraprendere, con particolare riferimento al personale.

Che cosa manca dal punto di vista del personale

Ragionando sempre secondo una logica sistemica e partendo dalla mia lunga esperienza in diversi settori e in diverse posizioni di responsabilità nelle amministrazioni, posso testimoniare che il personale professionale è dotato di conoscenze e competenze più che sufficienti a comprendere l’organizzazione e a curare le procedure, tant’è che può capitare di incontrare vere e proprie eccellenze.

A volte manca però la consapevolezza del ruolo. Non tutti i funzionari e i dirigenti hanno chiaro che il loro lavoro produce valore per le persone, le imprese e la collettività; manca cioè una esatta percezione del valore della funzione pubblica che vada al di là del mero rapporto contrattuale di servizio, basato sullo scambio prestazione lavorativa, retribuzione.

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Ed ancora, a volte manca il “saper sentire”, ossia la capacità di comprendere i contesti interni ed esterni all’amministrazione nei differenti sensi: verticale, tra diverse posizioni di responsabilità, e orizzontale tra “pari”; spaziale, come individuazione dei confini dell’agire, e temporale, come determinazione dei tempi.

Il che rende difficile mettere a sistema convinzioni, valori, identità e, in ultima analisi, comportamenti amministrativi, al fine di renderli sempre più virtuosi e adeguati al mondo che cambia. Inoltre, ciò non agevola l’individuazione e l’implementazione delle leve del cambiamento, concretamente applicabili in una prospettiva data di miglioramento della realtà.

Occorre pertanto provare a capire quali possano essere gli strumenti da utilizzare per far sì che l’amministrazione possa creare valore. Tra i temi legati alla gestione del personale, un posto di rilievo è occupato dalla formazione. Ma quale formazione?

La formazione all’autoapprendimento come metodologia di “capacitazione”

La sfida per il prossimo futuro è quella di far “crescere” insieme il personale professionale e l’amministrazione, nel senso di perseguire l’obiettivo di allineare e sincronizzare le tre dimensioni ricordate all’inizio, in modo tale da assicurarne l’empowerment e in ultima analisi la capacità di dare un contributo sempre più adeguato allo sviluppo sociale ed economico.

Per fare ciò avanzo l’idea di riflettere meglio e in maniera costante sul rapporto tra “teoria” e “prassi” amministrativa. Anche qui, spesso i teorici dell’amministrazione conoscono poco o niente le prassi concrete, e i practicioner hanno poco tempo per riflettere sulla dimensione teorica. Di conseguenza è difficile, se non impossibile, creare quel circolo virtuoso che dalla prassi porti alla teoria e che consente poi di ritornare alla prassi con un bagaglio di strumenti operativi molto arricchito (con protocolli, euristiche, modelli, ecc.), che consentono di migliorare complessivamente l’agire dell’amministrazione.

Per questi motivi, la formazione continua potrà costituire l’anello di congiunzione costante tra prassi e teoria. Però, attenzione: non solo la formazione tradizionale tra aula e e-learning; non solo il semplice aggiornamento professionale; non solo la pur apprezzabile leva motivazionale; ma anche il disegno e l’erogazione di interventi formativi che accompagnino funzionari e dirigenti a sviluppare capacità di “autoapprendimento”, che li aiutino a concepire il tempo di lavoro come composto da due segmenti, uno operativo, l’altro riflessivo, a volte distinti, a volte sovrapposti; che gli consenta di distinguere tra soluzioni intuitive e decisioni contro intuitive, tra proprie propensioni e strategie dell’amministrazione. Solo così sarà possibile aprirsi al confronto e alla condivisione di esperienze, di riflessioni, di temi, problemi e soluzioni.

Ed ecco dunque delineato il nuovo e rinnovato ruolo delle istituzioni per la formazione per i dipendenti pubblici, che saranno chiamate sempre di più a svolgere un ruolo di accompagnamento nel senso appena descritto per l’accrescimento della consapevolezza professionale e dello sviluppo organizzativo e, in definitiva, per instaurare anche nelle pubbliche amministrazioni quel “funzionamento fecondo” all’insegna della progressiva capacitazione.

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