Creare valore pubblico nelle Università

Home Riforma PA Creare valore pubblico nelle Università

Questo è il primo di tre articoli che ci accompagnano verso l’appuntamento “Valore Pubblico in epoca COVID-19” che si terrà l’8 luglio 2020 all’interno dell’edizione digitale di FORUM PA 2020. Partiamo da una domanda: come finalizzare le performance di un’Università verso la creazione di Valore Pubblico?

19 Giugno 2020

D

Enrico Deidda Gagliardo

ProRettore Università di Ferrara

Photo by Nathan Dumlao on Unsplash - https://unsplash.com/photos/ewGMqs2tmJI

Il presente scritto, estratto sintetico di una più ampia ricerca scientifica in corso, si pone l’obiettivo di osservare le modalità e gli effetti dell’applicazione di un innovativo modello di “Public Value Governance” presso l’Università degli Studi di Ferrara. Le domande di ricerca, che verranno approfondite in tre successivi articoli, sono le seguenti:

  1. Come finalizzare le performance di un’Università verso la creazione di Valore Pubblico?
  2. Quanto Valore Pubblico è stato creato dall’Università di Ferrara nel periodo 2015-2019? Quali le strategie e le tattiche utilizzate?
  3. Come è cambiato il concetto di Valore Pubblico in epoca COVID-19? Come si sono modificate le strategie e le tattiche dell’Università di Ferrara?

I tre articoli costituiscono le tappe di avvicinamento al Digital Talk sul “Valore Pubblico in epoca COVID-19” che si terrà l’8 luglio 2020, dalle 17 alle 18 all’interno dell’edizione digitale di FORUM PA 2020.

Cominciamo, quindi, dalla prima domanda: “Come finalizzare le performance di un’Università verso la creazione di Valore Pubblico?”

Governare le performance verso la generazione di Valore Pubblico: il modello di Public Value Governance nelle Università

A 11 anni dal D.Lgs. n. 150/2009, il puzzle dei risultati del Performance Management si divide tra molte esperienze deludenti e alcune storie di successo, soprattutto nei settori a maggior controllo sociale come le Università, grazie agli affinamenti metodologici della Funzione Pubblica e alla capillare opera di accompagnamento metodologico dell’ANVUR.

Ma per rendere il miglioramento delle performance dell’Università maggiormente utile alla crescita del proprio territorio e del Paese, occorre cambiare il paradigma di programmazione, misurazione, valutazione e rendicontazione dell’azione universitaria passando dall’approccio adempimentale (burocrazia della performance) e autoreferenziale (performance per la performance) ad un approccio finalizzato al Valore Pubblico (performance per il benessere di studenti, ricercatori/docenti, territorio, ecc.).

Che cosa è il Valore Pubblico dell’Università?

Un’Università in cui tutte le strutture organizzative centrali e dipartimentali riuscissero a raggiungere le performance organizzative in modo eccellente erogando servizi di qualità, grazie ad eccellenti contributi individuali da parte dei propri dirigenti e dipendenti, avrebbe una maggiore probabilità di supportare il Rettore e la Governance nel perseguimento delle performance istituzionali (didattica, ricerca III missione) promesse.

Ma l’eccellenza sarebbe sterile se l’Università non riuscisse a creare “Valore Pubblico”, ossia ad aumentare il benessere dei propri utenti esterni (studenti, con riferimento alla missione della didattica) e interni (ricercatori/docenti con riferimento alla missione della ricerca, ma anche il PTA -Personale Tecnico Amministrativo- per alcuni servizi amministrativi) e degli stakeholder (territorio in senso ampio, con riferimento alla III missione). E tale eccellenza non sarebbe riproducibile se l’Università non riuscisse a salvaguardare e a migliorare le condizioni di salute delle proprie risorse (impatti interni).

Come si crea il Valore Pubblico dell’Università?

Si ha creazione di Valore Pubblico quando un’Università:

a) migliora il livello di benessere economico, sociale, ambientale (ed oggi soprattutto sanitario) degli utenti delle proprie politiche  e degli stakeholder rispetto alle condizioni di partenza;

b) migliora il livello delle performance e contiene il livello dei rischi in maniera sinergica e finalizzata alla generazione di Valore Pubblico;

c) preserva il livello di salute delle sue risorse rispetto alle condizioni di partenza.

Spieghiamo i singoli punti.

a) L’Università può trovarsi davanti al dilemma degli impatti, ovvero a dover scegliere tra privilegiare l’impatto sociale, quello economico, quello ambientale. O, come vedremo nel terzo articolo, l’impatto sanitario.

Occorre ricercare un equilibrio dinamico tra gli impatti mantenendo livelli del benessere compatibili tra le diverse prospettive. Le Linee Guida del DFP presentano il Valore Pubblico come punto di equilibrio tra le categorie di impatto: «L’amministrazione crea Valore Pubblico quando persegue (e consegue) un miglioramento congiunto ed equilibrato degli impatti» ovvero un «miglioramento del livello di benessere sociale ed economico [e ambientale]». (LG 1/2017, p. 9).  In tempi ordinari, il Valore Pubblico di un’Università con riferimento alla missione istituzionale della didattica può consistere, ad es., nell’equilibrio tra:

  • gli impatti sugli studenti, di tipo sociale (es. in entrata, crescita del numero degli studenti; in uscita, aumento del placement e della loro soddisfazione) e di tipo economico (es. in entrata, riduzioni della contribuzione studentesca, in uscita, aumento del valore delle retribuzioni occupazionali);
  • gli impatti sul territorio, di tipo economico (es. indotto economico derivante da affitti, ristorazione, tempo libero, trasporti, ecc.), sociale (es. presenza di giovani fuori sede che si integrano nel tessuto sociale cittadino) e ambientale (es. sostenibilità dei comportamenti di inquinamento) sul territorio.

b) Attraverso il miglioramento progressivo del ciclo di programmazione, misurazione, valutazione e rendicontazione delle performance (Performance Management) e delle misure di riduzione dei rischi (Risk Management), si aumenterebbe la probabilità dell’Università di generare Valore Pubblico, contrastando le cause della sua mancata o minore creazione, a partire dal presidio delle condizioni di contesto abilitanti delle performance (es. formazione, semplificazione, digitalizzazione, ecc.) e delle condizioni di contesto protettive  (COSO 2017; ISO31000; ISO37001) rispetto ai rischi: strategici e operativi, di privacy, reputazionali, corruttivi, finanziari, ambientali, di sicurezza, informatici, con la priorità – in epoca COVID19 – dei rischi sanitari.

Modello di Public Value Governance

c) L’Università crea Valore Pubblico se e quando migliora il benessere di utenti e stakeholder senza dimenticare di curare la propria salute: fotografare lo stato delle risorse disponibili e programmare il miglioramento della quantità e/o della loro salute, consente di porre le basi per la generazione di Valore Pubblico.

Tabella Salute delle risorse

La logica di creazione di valore è rappresentabile plasticamente tramite la “Piramide del Valore Pubblico”, strumento che consente di governare i flussi di generazione del valore secondo una logica di accumulazione progressiva fondata sulla manovra combinata degli indicatori contenuti nei 4 livelli della performance.

Piramide del Valore Pubblico

Come si misura il Valore Pubblico dell’Università?

Ad oggi, il Valore effettivamente creato o consumato dalle Università non viene misurato in maniera scientificamente attendibile, se non secondo prospettive specifiche (ad es. focus ANVUR su didattica, ricerca e III missione). Ma come si può creare Valore Pubblico se prima non si è in grado di misurarlo?

La proposta si basa sui seguenti cardini metodologici: Meta-indicatore del Valore Pubblico; Scala del Valore Pubblico (relazione CNEL 2019), qui citati ma non approfonditi per ragioni di spazio.

Il primo è un meta-indicatore costruito come risultanza di un’architettura coordinata di indicatori compositi di performance da inserire negli strumenti di programmazione, misurazione, valutazione e rendicontazione dell’Università.

Il secondo consiste in una scala capace di misurare se l’Università sta creando o consumando Valore Pubblico attraverso un meccanismo di normalizzazione degli indicatori di performance utilizzati.

Come si governano le performance dell’Università in modo finalizzato alla creazione di VP, insieme al territorio?

Al fine di creare valore, si propone di condurre l’Università secondo un innovativo modello di “Public Value Governance”, basato su 4 pilastri:

  • I pilastro, di tipo politico: “Public Value Policy”, ossia commitment della governance politica (Rettore, ProRettore, Senato Accademico, Consiglio di Amministrazione, Delegati)verso il miglioramento del livello di benessere economico, sociale, ambientale di studenti, ricercatori/docenti e territorio.
  • II pilastro, di tipo manageriale: “Public Value Management”, ossia commitment manageriale (Direttore Generale, Dirigenti, Elevate Professionalità) verso il miglioramento del livello di salute delle risorse dell’ente. Il Public Value Management dovrebbe sviluppare “soft skill” trasversali e agire sulla base di logiche organizzative trasversali di processo ispirate alla semplificazione digitale.
  • III pilastro, di tipo partecipativo: “Public Value Participation”, ossia governance dell’Università anche sulla base del contributo partecipativo di utenti e stakeholder. Si pensi alla “valutazione partecipativa” introdotta dalle Linee Guida DFP n. 4/2019.
  • IV pilastro, di tipo funzionale: “Performance and Risk Management integration for the creation of Public Value” ossia integrazione tra processi e strumenti di PM e RM anche grazie al supporto metodologico del Nucleo di Valutazione d’Ateneo. Attraverso la programmazione, misurazione, valutazione, rendicontazione e continua rialimentazione migliorativa:
    • delle performance dell’Ateneo, si aumenta la probabilità di generare Valore Pubblico;
    • delle misure di contenimento dei rischi dell’Università, si riduce la possibilità di erosione o mancata creazione di Valore Pubblico.

Infine, una prospettiva di governance partecipativa: la sfida della generazione di Valore Pubblico a favore del territorio non può essere affrontata dall’Università da sola: un network che comprendesse istituzioni, imprese e no profit, locali e non solo, avrebbe maggiori probabilità di creare valore, attraverso la governance delle relazioni che si instaurano tra diversi attori che contribuiscono ad erogare i servizi, in una sorta di co-creazione di Valore Pubblico territoriale.

Su questo argomento

Il valore pubblico creato dall’Università di Ferrara prima del covid-19