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La buona PA, tra trasformazione digitale e protezione dei dati

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In quale direzione deve procedere la PA per uno sviluppo che abbandoni la logica della pura “spesa” come indicatore di buona amministrazione, per ragionare in termini di benessere ed equità per i propri cittadini?

10 Aprile 2019

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Morena Ragone

Giurista, Regione Puglia, Team RTD

Photo by John Adams on Unsplash - https://unsplash.com/photos/1xIN4FMR78A

Molte volte, in questi anni, ci siamo trovati a riesaminare il cammino intrapreso per capire, dati alla mano, come poter rendere più efficace l’impatto delle politiche pubbliche. Nel trentennale di FORUM PA, ancora di più, l’interrogativo che ci poniamo è in quale direzione possa e debba procedere la Pubblica Amministrazione per uno sviluppo che sia sempre più sostenibile e che abbandoni la logica della pura “spesa” – che ha connotato molte delle iniziative degli ultimi anni – come indicatore di buona amministrazione, per ragionare in termini di benessere ed equità per i propri cittadini.

Valutazioni e verifiche: da norma a valore per la PA

La prima riflessione che mi viene da fare, come ha già perfettamente delineato il Presidente di FPA Carlo Mochi Sismondi nell’editoriale di apertura di queste riflessioni condivise sulla “PA che crea valore”, è che l’attenzione degli utenti si è finalmente spostata sull’impatto delle politiche pubbliche: si parla sempre più spesso di valutazioni – ex ante, in itinere, ex post – e di verifiche, di analisi costi-benefici, tutti termini che stanno diventando familiari ai più e che, al di là di specifici istituti giuridici spesso disapplicati, hanno iniziato a transitare nel linguaggio comune, diventando, quasi inconsapevolmente, bisogni. Valutazioni e verifiche, quindi, restano il vero scoglio non solo in fase di programmazione, ma banco di prova per qualsiasi PA che non miri solo all’efficienza ed all’efficacia misurata dai numeri, spesso sterili, ma sappia utilizzare queste efficienza ed efficacia per garantire benessere alla popolazione e per produrre ricchezza all’interno del proprio tessuto economico-sociale.

Come la PA vede se stessa e come la vedono gli “altri”

Il problema, in realtà è “se” siamo davvero transitati dall’operare burocraticamente per adempimenti all’idea della necessità di generare valore; di certo, in questi anni è cambiato il modo in cui una parte della PA vede se stessa ed il proprio operato, ma è altrettanto vero che la sfida resta l’immagine esterna che la PA proietta, quella che il “cittadino” ha della PA, troppo spesso ancorata all’immagine di un vecchio burocrate assenteista, ostruzionista e totalmente disinteressato al proprio lavoro. La PA, invece – come io stessa ho scoperto in questi dieci anni di operato da “burocrate” regionale – è fatta in gran parte da persone di impegno e valore, spesso e volentieri afflitte da quotidiane e strutturali carenze di strumenti e risorse, oberate di lavoro e prive di qualsiasi aiuto nell’esecuzione della marea di compiti quotidiani.

Capitale umano, competenze e ricambio generazionale: non solo parole

E questo mi porta ad una seconda riflessione, ossia alla necessità di valorizzare il capitale umano, prima ancora e oltre il concetto di ricambio – osservazione ormai quasi scontata, anche se non pacifica, nonostante la PA italiana sia tra quelle con minore personale in rapporto alla popolazione residente -, formando una platea in prevalenza di ultra-cinquantenni alle sfide del “nuovo mondo” e fornendo loro competenze vere e concrete, spendibili nell’attività di ogni giorno; e poi, sì, ricambio “generazionale”, ma mai fine a se stesso o, peggio, ripetizione di uno slogan elettorale in bocca al politico di turno. Inserimenti mirati, quindi, di persone formate sulle nuove discipline, soprattutto quelle sulle quali oggi la PA è in ritardo rispetto al mercato, anche e proprio per via dei meccanismi di selezione del personale: la data science, l’informatica giuridica, l’analisi econometrica, la comunicazione social, ma anche l’economia circolare, la governance pubblica, il project management, l’audit, solo per fare degli esempi.

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Nuovi ruoli nella PA e un rinnovato protagonismo della società civile

Fondamentali in questo processo di cambiamento sono e saranno le funzioni e competenze trasversali, che un legislatore lungimirante ha inserito qua e là, nel Codice dell’Amministrazione digitale come in altri atti normativi: penso, tra tutte, al ruolo del Responsabile per la Transizione al Digitale, per il CAD, e a quello del Responsabile della Protezione dei Dati, per il G.D.P.R. – figure obbligatorie in ogni PA e per questo ruoli chiave in qualsiasi percorso di valore – che devono lavorare in totale sinergia, con lo sfidante compito di trovare la strada per adeguare la complessa organizzazione amministrativa ad un mondo esterno che spinge per essere agile e snello, ma che, nell’imporre cambiamenti di processi, norme, procedure e “teste”, semplice non è affatto. E le funzioni di impulso, promozione e coordinamento generale saranno essenziali per sviluppare nuove progettualità, coinvolgendo sempre più, in piena logica open-gov, i cittadini nella co-progettazione, nella partecipazione e nella valutazione di quanto fatto.

La filiera del valore per la nuova PA

Solo in questa dimensione di sforzo comune, a mio avviso, è possibile pensare ad un Pubblico che investa in nuovi settori e che sperimenti intelligenza artificiale, blockchain o smart contract, e che – in un sforzo di equilibrio avulso da tentazioni censorie – investa il proprio operato di una profonda riflessione etica, senza che il mercato viva la regolamentazione come una vera invasione. Ce n’è bisogno, per esempio, sul tema degli open data, dove si sta vivendo una profonda fase di stasi – salvo poche amministrazioni illuminate o ben guidate e l’operato di pochi appassionati – e dove la normativa deve probabilmente trovare una forma più incisiva per creare un’unica, omogenea, filiera di valore, quantificabile e qualificabile. E ce n’è bisogno, ancora e fortemente, per la riduzione delle disuguaglianze, per la parità di accesso, per le politiche di genere e delle pari opportunità, con azioni positive progettate sui veri bisogni.

Questo articolo è un contributo al percorso di ascolto “La PA crea valore se…” avviato in vista di FORUM PA 2019 (Roma, 14-16 maggio)

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