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La PA crea valore, se lavora in interoperabilità intellettuale

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Pertanto, la vera interoperabilità digitale sarà soltanto un effetto, una conseguenza diretta in pieno nesso di causalità con la voglia di mettere insieme relazioni, progetti e idee, al pari di errori e di insuccessi

17 Maggio 2019

Cantieri PA

Gli articoli a firma della community di FPA, impegnata nei nostri tavoli di lavoro sull’innovazione digitale e organizzativa della PA

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Gianni Penzo Doria

Consulente tecnico del Magnifico Rettore, Università degli Studi dell'Insubria

Photo by Devon Divine on Unsplash - https://images.unsplash.com/photo-1540864450638-706d063b5217?ixlib=rb-1.2.1&ixid=eyJhcHBfaWQiOjEyMDd9&auto=format&fit=crop&w=750&q=80

Una delle parole più utilizzate nel mondo digitale è interoperabilità. La si cerca costantemente tra software o sistemi informatici “amici”, ma si tende sovente a ostacolarla – anche con manovre assertive e poco comprensibili – tra “rivali”.

Risulta chiaro che il digitale privo di organizzazione e di metodo non è destinato a risolvere i problemi. Semmai è orientato a crearli o ad amplificarli. Quindi, a monte di una digitalizzazione efficace, esiste sempre un momento di riflessione profonda sui nodi organizzativi, sugli anelli mancanti, sui segnali deboli della comunicazione interna, sulle procedure tortuose come un torrente di montagna che porta a valle detriti di ogni genere. Quei detriti nelle nostre amministrazioni pubbliche si riverberano in ridondanze, in adempimenti desueti, inutili e, molto spesso, dannosi.

In violazione aperta del principio del non aggravio del procedimento amministrativo, i boiardi davanti allo specchio della propria inadeguatezza amano rintanarsi in adempimenti incomprensibili, con una sorta di mandarinismo sostanziale e di trasparenza solo formale.

Di contro, il dipendente pubblico – soprattutto se dirigente – ha il dovere costituzionale di condividere le buone pratiche e collaborare (cum + laborare, cioè lavorare insieme) con tutti i dipendenti pubblici, le imprese e i cittadini.

Infatti, i principi di buon andamento e di imparzialità– tra molti altri concetti strutturalmente e intrinsecamente a loro connessi – impongono anche l’obbligo di interazione tra gli uffici pubblici, evitando il trincerarsi dietro la frase che più fa arrabbiare i cittadini, ma anche i sociologi dell’organizzazione e gli stessi colleghi: «Questa pratica non è di mia competenza».

Giova allora ricordare quanto scritto nella nostra Carta costituzionale:

Costituzione, art. 97
I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari. Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

L’amministrazione di appartenenza non è, dunque, un corpo estraneo a tutte le altre PA, né una monade isolata dal contesto civico delle relazioni tra persone prima che tra istituzioni, ma soltanto una tessera di un puzzle molto più grande e complesso che si chiama Italia pubblica. Al bando, quindi, i silos organizzativi, le torri d’avorio che amano la comunicazione monodirezionale, che attuano le procedure come lo sciopero bianco senza ascoltare i bisogni reali dell’utenza e di chi chiede un servizio pubblico.

Spesso manca la motivazione ad agire, quel senso di “moto a luogo e a cosa pubblica” che ci spinge a un senso di lealtà istituzionale. In caso contrario, la motivazione si trasformerà nel movente ad agire con una logica lontana dal dettato costituzionale, in un’implosione di diritti in cui annega il dipendente pubblico che dimentica di essere, prima di tutto, un cittadino e un fruitore di servizi pubblici. Del resto, la parola motivazione e la parola movente hanno la stessa radice linguistica: le ragioni per cui mi muovo, dal latino movere. E questa radice può deteriorarsi nel movente, un lemma tipico del lessico penale, ma ben applicabile a chi galleggia nel mare dell’inerzia della burocrazia difensiva.

Pertanto, la vera interoperabilità digitale sarà soltanto un effetto, una conseguenza diretta in pieno nesso di causalità con la voglia di mettere insieme relazioni, progetti e idee, al pari di errori e di insuccessi, anche al fine di evitare il loro ripetersi in altri contesti. Insomma, tutto ciò che a me piace definire interoperabilità intellettuale.

LEGGI IL DOSSIER

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Contributi, riflessioni e spunti per rispondere alla domanda: “Quali sono le iniziative prioritarie perché l’amministrazione pubblica possa creare 'valore pubblico' in una prospettiva di sviluppo equo e sostenibile?”. I risultati di questo processo di ascolto, arricchiti dai contributi che sono stati raccolti durante FORUM PA 2019, saranno raccolti in un white paper finale da sottoporre poi a consultazione pubblica

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