Nuovo sprint agli appalti pre-commerciali, Turatto: “La PA ne approfitti”

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Con le recenti indicazioni dell’Anac l’appalto pre-competitivo entra a pieno titolo tra gli strumenti di procurement a cui la PA può ricorrere, semplicemente rispettando i requisiti di trasparenza e parità di
trattamento indicati dalla Commissione europea

21 Marzo 2016

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Renzo Turatto, docente Scuola Nazionale dell'Amministrazione

Finalmente una notizia importante sul fronte del procurement innovativo: lo scorso 9 marzo il Presidente dell’ANAC, Raffaele Cantone, ha reso pubblico un comunicato in cui vengono date indicazioni sull’applicazione degli appalti pre-commerciali.

E’ un passo che potrebbe avere ripercussioni importanti per la diffusione di questo strumento, che molti ritengono possa rappresentare una leva essenziale per lo sviluppo dell’innovazione, oltre che di modernizzazione della pubblica amministrazione.

Da quasi un decennio l’Europa invita gli Stati membri a provare nuovi percorsi di acquisizione che, oltre a garantire equità e trasparenza, mettano nelle condizione la PA di essere un intelligent costumer, capace di usare l’acquisto pubblico come strumento per sostenere l’innovazione e lo sviluppo tecnologico, così come da decenni avviene negli Stati Uniti e in Giappone.

Più di recente anche in Italia questa nuova strumentazione è stata oggetto di attenzione da parte della politica. Basti solo pensare al ruolo dato agli appalti pre-commerciali nell’ambito della programmazione dei fondi strutturali, con oltre 100 milioni di Euro programmati a favore di progetti innovativi realizzati tramite questa modalità.

Nonostante questo, la risposta finora data dalla PA italiana a queste nuove opportunità si è dimostrata molto blanda, con un numero di esperienze realizzate che non è riuscito a andare al di là della soglia della sperimentazione. Il punto è che in questi anni, nonostante le indicazioni europee e nazionali, è stato fatto poco per facilitare l’applicazione di questa nuova strumentazione. Soprattutto sono mancate indicazioni che aiutassero chi era intenzionato a operare in questa direzione a capire fino a che punto, e con quali modalità, questi processi possono essere usati.

Certo, la norme sono chiare: per dare vita a iniziative di precommercial procurement non serve approvare nuove leggi. Laddove siano verificati i requisiti di applicabilità, le amministrazioni possono usare i meccanismi innovativi semplicemente rispettando i requisiti di trasparenza e parità di trattamento indicati dalla Commissione europea.

Il punto è che spesso ciò che appare scontato per gli addetti ai lavori, può risultare molto complicato per chi affronta il tema per la prima volta. Le norme in materia di appalti non sono semplici. Lo stratificarsi di modifiche avvenuto negli anni, le ha rese ancor più complicate. Non c’è dunque da stupirsi se le amministrazioni, e in particolare le amministrazioni locali, hanno una conoscenza della materia che si limita alla questioni principali, e non comprende le casistiche meno frequenti.

A ciò si aggiunga che negli ultimi anni, mentre cresceva l’attenzione per i reati nel pubblico impiego, in molte amministrazioni si è diffuso un atteggiamento difensivo che ha portato a privilegiare i percorsi amministrativi più conosciuti, mettendo invece da parte qualsiasi nuova soluzione.

A dimostrazione che un qualche chiarimento fosse necessario sono poi arrivati i casi di applicazione impropria degli appalti pre-commerciali, con relativo avvio di indagini da parte della magistratura e di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea.

L’iniziativa dell’autorità nazionale anticorruzione mette fine a queste incertezze. Vengono date indicazioni sull’ambito oggettivo degli appalti pubblici pre-commerciali e sulla disciplina di riferimento, facendo chiarezza sulle finalità e sulla natura dello strumento, su quando è possibile applicarlo, sulla disciplina applicabile, sulle caratteristiche che debbono comunque caratterizzare le procedure di aggiudicazione (per maggiori informazioni si rimanda al documento ufficiale ).

Nel merito nulla di nuovo: le indicazioni confermano quanto già sapevamo. Ciò che conta però è che con questa iniziativa l’appalto pre-competitivo entra a pieno titolo tra gli strumenti di procurement a cui la PA può ricorrere. A questo punto non resta che rimboccarsi le maniche.

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