PA o SPA?

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Premetto che non dirò una parola su fatti e circostanze che dovrebbero essere lasciati esclusivamente all’attenzione della magistratura. Non degli scandali veri o presunti,  quindi, voglio parlare, ma del grande rischio per l’azione di riforma della pubblica amministrazione (che è il solo tema di cui mi occupo appassionatamente da vent’anni) che deriva dalla tentazione di usare la circolazione extracorporea, data dalle ordinanze di emergenza o di grande evento, per evitare la strada regolare e certamente perfettibile dell’azione amministrativa.

16 Febbraio 2010

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Carlo Mochi Sismondi

Articolo FPA

Premetto che non dirò una parola su fatti e circostanze che dovrebbero essere lasciati esclusivamente all’attenzione della magistratura. Non degli scandali veri o presunti,  quindi, voglio parlare, ma del grande rischio per l’azione di riforma della pubblica amministrazione (che è il solo tema di cui mi occupo appassionatamente da vent’anni) che deriva dalla tentazione di usare la circolazione extracorporea, data dalle ordinanze di emergenza o di grande evento, per evitare la strada regolare e certamente perfettibile dell’azione amministrativa.

Ovviamente non parlo delle emergenze gravi, improvvise e imprevedibili, per cui è più che ragionevole avere decisioni rapide che, per brevi periodi, siano in deroga alle procedure usuali. Mi riferisco invece a tutte quelle circostanze previste o addirittura già conosciute nei dettagli, siano essi grandi eventi in calendario da lungo tempo o situazioni di grave disagio, anch’esse ben individuate nelle loro caratteristiche e nelle loro cause, colpevoli o colpose che siano.
La tentazione in molti casi di fare a meno dei lacci e laccioli, dati dalle norme che regolano l’azione delle pubbliche amministrazioni, è forte: i disagi premono, i cittadini protestano, i tempi stringono, le scadenze si avvicinano, i finanziamenti sfumano… e così via.

Può essere che per anni non si faccia nulla per un evento sportivo in calendario già da un lustro, può essere che eventi internazionali di grande portata non abbiano visto un’adeguata preparazione da parte delle strutture ordinarie delle amministrazioni competenti, può essere che pezzi importanti del nostro patrimonio naturale o culturale vadano in malora. Allora la tentazione della scorciatoia è grande: è meglio un commissario che con poteri in deroga tagli le procedure o è meglio fare una figuraccia internazionale? È meglio un commissario o non tenere i mondiali di ciclismo? È meglio un commissario o rischiare di veder venir giù il Palatino e mezza Roma archeologica? È meglio un commissario o strutturare le amministrazioni anche locali per renderle capaci di valutare i rischi del nucleare o dei vulcani presenti da millenni?

In questo momento non mi interessa sapere se poi di questi poteri eccezionali si sia abusato o meno; se ci abituiamo che quando il gioco si fa duro la procedura amministrativa ordinaria debba farsi da parte,  io credo che siamo di fronte ad un grave problema per la democrazia.
Credo che così vada a farsi benedire buona parte della pressione e dell’urgenza di avere una PA all’altezza dei bisogni del Paese.

Se invece di pretendere dalle istituzioni che siano efficaci ed efficienti, che si dotino di procedure con tempi certi, che rendano conto ai cittadini di come sono spesi i loro soldi diciamo loro “scansati e lasciami lavorare”, come potranno migliorare?
Se invece di sanzionarle quando sbagliano, di dotarle dei mezzi di cui hanno bisogno, di creare le condizioni istituzionali per cui possano operare insieme ai diversi livelli di governo le esautoriamo, come potranno costruire in autonomia e responsabilità le condizioni della fiducia?

Quel che voglio dire è  ben espresso nell’intervista che il Sottosegretario Bertolaso ha rilasciato sabato scorso a “Il Messaggero” (è sul sito della protezione civile ). Tra l’altro dice “II potere significa forse ricevere un incarico per fare degli interventi? lo faccio, ma non per interesse personale. Lo faccio quando, in un Paese purtroppo un po’ arrugginito per quello che riguarda le procedure e le cose concrete da fare, serve la Protezione civile per superare quegli ostacoli di natura burocratica che fino ad oggi hanno impedito la realizzazione di infrastrutture importanti(il neretto è mio).
Ecco io non sono d’accordo. E non perché non veda i limiti di questa burocrazia, né le sue lentezze, né i tanti passi ancora da fare per la semplificazione e la trasparenza, ma proprio perché questi ostacoli li vedo e credo che vadano superati e in fretta e non aggirati.

Non di SPA di capitale pubblico e di diritto privato abbiamo bisogno, ma di PA lungimirante nel suo stare al timone e di un mercato di imprese oneste che sappia stare ai remi.