Lavoro agile nella PA: cosa s’intende con “idonea dotazione”. Focus sul tema videoconferenze

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Le “Linee guida per il lavoro agile” mettono in luce una necessità fondamentale dello smart working: l’idonea dotazione. Quali strumenti sono richiesti alle amministrazioni e quali sono le loro caratteristiche tecniche? Ne abbiamo parlato con Simone Lo Russo, fondatore e A.U di Impianti S.p.a: “Nel modello hybrid work, a cui tende la PA, è centrale il ruolo delle videoconferenze: ecco i nostri suggerimenti per il procurement”

13 Aprile 2022

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Redazione FPA

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Il mondo del lavoro va verso un’organizzazione ibrida. E anche nella PA, pur essendo al momento tornata prevalente la modalità in presenza, è evidente che l’esperienza della pandemia non può andare persa. L’obiettivo dichiarato è uscire dall’adozione emergenziale dello smart working e andare verso una regolamentazione, anche all’interno del contratto dei dipendenti pubblici, come ci ha spiegato in questa intervista Antonio Naddeo.  previsioni contrattuali e linee di indirizzo ben precise. Ecco quindi che sono state rilasciate le “Linee guida in materia di lavoro agile nelle amministrazioni pubbliche messe a punto dal ministro Renato Brunetta e concordate con i sindacati. E, l’8 marzo scorso, è stata nominata la Commissione tecnica dell’Osservatorio nazionale del lavoro agile. Parallelamente, il Ministero del Lavoro sta strutturando una normativa comune, pubblico/privato, che regolamenterà il lavoro agile e introdurrà specifiche tutele, come il diritto alla disconnessione. Le diverse proposte di legge pervenute ad Andrea Orlando, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, sono state raggruppate in un testo unitario, al vaglio del Parlamento. Insomma, indietro non si torna e, anche in virtù del PNRR, le amministrazioni sono in fase di organizzazione tecnico/strutturale per mettere a regime la modalità hybrid work.

Perché è necessario regolamentare l’idonea dotazione

Le “Linee guida in materia di lavoro agile” rendono obbligatoria l’adozione di strumenti adeguati alle necessità dei lavoratori da remoto, affinché siano garantite la qualità dei servizi erogati ai cittadini e la sicurezza dell’infrastruttura informatica dell’amministrazione.

Secondo gli specialisti del settore hi-tech, il concetto di idonea dotazione è stato molto sottovalutato, soprattutto in pandemia. Nel 2020, infatti, al verificarsi del primo lockdown, si è fatto un uso promiscuo degli strumenti informatici, pratica rischiosa a livello di cybersecurity: sono stati usati dispositivi privati per collegarsi all’amministrazione oppure i computer aziendali sono stati prestati ai figli per continuare la scuola in DAD. Inoltre sono stati concessi molti privilegi d’accesso all’infrastruttura centrale, così come è stato consentito ai lavoratori di bypassare le procedure di sicurezza.

L’esperienza ha insegnato che, per lo smart working, non basta avere un computer e un paio di cuffie audio poichè a rischio vi sono la sicurezza informatica delle infrastrutture centrali e la salute dei lavoratori. Occorrono:

  • competenza;
  • buone pratiche d’uso;
  • strumenti con caratteristiche tecniche adeguate ai compiti assegnati.

Collaborazione pubblico/privato per definire l’idonea dotazione

Le Linee guida per il lavoro agile, in verità, non danno indicazioni univoche sulle caratteristiche tecnologiche degli strumenti da acquistare ai fini dell’hybrid work. In questo senso, la collaborazione tra PA e player tecnologici diviene fondamentale.

Con Simone Lo Russo, fondatore e Amministratore unico di Impianti S.p.a, ICT/AV System Integrator che progetta e installa infrastrutture composte da servizi Voce/Dati/Video, allora affrontiamo due temi:

  1. il rapporto tra idonea dotazione e benessere dei lavoratori;
  2. il ruolo delle videoconferenze nel modello organizzativo hybrid work e le caratteristiche tecnologiche degli strumenti adeguati.

Utilizzo di strumenti inappropriati e salute dei lavoratori

In pandemia si è molto parlato di burnout, certamente amplificato da sentimenti legati alla responsabilità dei progetti da gestire in remoto, alla reclusione forzata, alla difficile co-temporalità di funzioni professionali e genitoriali. Va detto, però, che l’uso di dispositivi tecnologici inappropriati aveva contribuito all’insorgenza di un sentimento di malessere in chi lavorava in smart working. Nel maggio 2020, il 46% dei lavoratori affermava di sentirsi “più ansioso e stressato per il proprio lavoro da remoto” (fonte: Indagine Linkedin “Le conseguenze del lavoro da casa sugli italiani in lockdown”).

Le continue videoconferenze sulle piattaforme più comuni, infatti, avevano messo a dura prova i lavoratori: schermi troppo piccoli, rumori di fondo da sopportare per ore, connessione altalenante… “È fondamentale che gli strumenti informatici e audio/video siano idonei al lavoro da remoto e, purtroppo, non sempre è così: le webcam integrate all’interno dei laptop non dispongono quasi mai di una retroilluminazione ottimale e in genere peggiora anche l’ombreggiatura dell’immagine. Le cuffie, poi, non isolano dall’ambiente esterno”, spiega Simone Lo Russo.

La centralità della videocomunicazione nel modello hybrid work

La pandemia ha “sdoganato” la videocomunicazione, che sarà sempre più centrale, soprattutto in ottica di lavoro ibrido. “La videocomunicazione ha un grande potenziale in ottica di cambiamento radicale delle modalità di lavoro. Non genera solo risparmi in trasferte di lavoro, ma soprattutto consente alle amministrazioni e alle imprese di ottenere grandi risultati in termini di efficienza (produttiva e ambientale) e di benessere dei lavoratori. Non dovere attraversare la città per recarsi in ufficio è un beneficio importante nell’ottica della conciliazione famiglia/lavoro e dell’impatto ambientale”, fa notare Lo Russo.

La centralità della videocomunicazione ha anche altre motivazioni – prosegue Lo Russoè la conseguenza, da una parte, della standardizzazione delle Cloud platform e, dall’altra, della grande semplicità d’uso. La maggior parte dei dipendenti pubblici sa già utilizzare lo strumento, per cui non è necessaria una formazione specifica. Dal punto di vista dei costi, poi, l’elemento trainante è proprio la struttura Cloud, che, con i suoi servizi SaaS, consente di avere un’infrastruttura interna semplice, garantendo anche la gestione e la continuità dei servizi”.

Cos’è l’idonea dotazione dal punto di vista di Impianti S.p.a.

L’idonea dotazione per il lavoro ibrido, quindi, comprende alcune componenti fondamentali per la videocomunicazione. Di seguito i consigli di Impianti S.p.A. da considerare in ottica di procurement:

  1. Device video. Vanno considerati la dimensione dell’inquadratura e la gestione dell’illuminazione: vi sono device con sistema di imaging Ultra-HD che consentono un’inquadratura perfetta e correttamente illuminata;
  2. Device audio. Oltre alla qualità del microfono, i device audio devono garantire la massima protezione dell’udito. È importantissimo che le cuffie possano bloccare picchi acustici e garantire una protezione dell’udito per evitarne la lesione;
  3. Connettività. L’Amministrazione deve disporre di router professionali e sicurizzati per garantire la connettività.

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Simone Lo Russo (Impianti S.p.a.): “La videocomunicazione nella PA: da tecnologia per pochi, a tema strategico per la collaborazione da remoto”