Smart Working: il ruolo delle Regioni nell’ecosistema dei “territori agili”

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Nell’ultimo mese alcune Regioni hanno aperto bandi per sostenere gli enti e, in alcuni casi, le aziende del territorio nell’adozione dello Smart Working. Un’iniziativa importante, non solo per offrire un supporto concreto in questo momento emergenziale, ma soprattutto per guardare al futuro. Ne abbiamo parlato direttamente con i referenti delle Regioni coinvolte

30 Aprile 2020

S

Michela Stentella

Content Manager FPA

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Un cambiamento radicale (anche se forzato) ha investito in meno di due mesi l’organizzazione del lavoro nella PA. Ne stiamo parlando tanto e spesso (con articoliinterviste e podcast): in questo momento di emergenza il “lavoro da remoto”, che solo in alcuni casi possiamo definire propriamente Smart Working, è diventato la prassi per le nostre amministrazioni (come per il mondo privato, del resto). Ma se davvero l’obiettivo è, una volta tornati alla “normalità”, di avere almeno il 40% dei dipendenti della PA in modalità di lavoro (davvero) Smart, come ha annunciato la Ministra Fabiana Dadone, questo cambiamento deve consolidarsi. In questo contesto si inserisce l’iniziativa di alcune Regioni, che sono intervenute con specifici bandi per sostenere gli enti e, in alcuni casi, le aziende del territorio nell’adozione dello Smart Working.

Un’iniziativa importante, quindi, non solo per offrire un supporto concreto in questo momento emergenziale, ma soprattutto per guardare al futuro. È emersa forte la necessità di porre basi solide per una trasformazione che non è soltanto tecnologica, perché lo Smart Working comporta un radicale cambiamento organizzativo, la revisione di strutture e processi e lo sviluppo di competenze nuove. Lo stanno comprendendo sia le amministrazioni che le aziende, in questo momento di sperimentazione “spinta”.

I bandi avviati in questi giorni dalle Regioni si basano proprio su questo tipo di approccio: sostenere sì gli investimenti tecnologici, ma sempre in una logica integrata con un intervento complessivo di cambiamento, che include appunto la definizione e la gestione dei piani di implementazione delle nuove strutture organizzative del lavoro e lo sviluppo delle competenze richieste. Le Regioni assumono in tal modo un ruolo centrale di trasferimento di innovazione e di sviluppo di un vero e proprio ecosistema territoriale dello Smart Working, in particolare quando i bandi si estendono anche alla dimensione delle imprese oltre che agli enti locali.

Le Regioni che hanno pubblicato bandi rivolti alle aziende sono LazioLombardia e Molise. Tutti, a conferma di quanto dicevamo in precedenza, mettono in primo piano il finanziamento per servizi di accompagnamento e formazione finalizzati all’adozione di piani di Smart Working, oltre all’acquisto di “strumenti tecnologici” per l’attuazione di questi piani. In tutte e tre le Regioni, infatti, i progetti possono svilupparsi su due azioni di cui la prima, dedicata alla consulenza e alla formazione per l’adozione (o sviluppo) di accordi aziendali, è obbligatoria, con l’opzione di accompagnare una seconda azione dedicata agli investimenti tecnologici.

In Lombardia, l’avviso che doveva restare aperto dal 2 aprile fino al 15 dicembre 2020, ha ricevuto un numero tale di domande che le risorse stanziate sono già esaurite.

“Lo Smart Working in Lombardia è entrato per la prima volta nelle politiche regionali nel 2015, come obiettivo lungimirante per stimolare il mondo del lavoro verso un processo di innovazione, guardando ai modelli più all’avanguardia, rappresentati soprattutto dalle grandi multinazionali. Nel corso di questi anni, molte imprese lombarde hanno colto nel lavoro flessibile indubbi vantaggi in termini di economicità e di benessere dei lavoratori – spiega Paola Angela Antonicelli, Dirigente nella UO regionale ‘Mercato del Lavoro, Direzione Generale Istruzione, Formazione e Lavoro’ –. Oggi, di fronte all’evidenza e la contingenza di nuovi problemi connessi alla salute dei lavoratori e dei cittadini, siamo di fronte ad una vera svolta: lo Smart Working è riconosciuto quale ordinario strumento per concorrere alla vitalità dell’intero eco-sistema economico e produttivo. Con la prima esperienza di sostegno alle imprese, attraverso il bando regionale e lo stanziamento di 6,5 Milioni di Euro del Fondo Sociale Europeo, migliaia di imprese lombarde, anche di piccole e medie dimensioni, hanno manifestato l’interesse ad investire per introdurre stabilmente lo Smart Working nella propria organizzazione: le risorse sono state esaurite nel giro di poche ore e oggi il bando è chiuso. Le imprese lombarde segnalano di avere colto il valore più ampio dello Smart Working, non solo come strumento estemporaneo per assicurare la possibilità di ripresa delle attività, ma anche come un’opportunità per la sostenibilità nel tempo della propria attività”.

Nel Lazio gli interventi a favore di modalità in Smart Working sono stati finanziati, negli anni passati, ricorrendo all’impiego del FSE, nell’ambito di iniziative integrate volte a incrementare forme di flessibilità e di sostegno a forme di conciliazione per i lavoratori e le lavoratrici. Con l’emergenza COVID-19, la Regione ha individuato quindi nella diffusione di strumenti e modelli organizzativi Smart una soluzione, non solo temporanea, per consentire a larga parte delle imprese del proprio territorio di continuare ad erogare servizi anche a distanza.

“Un Avviso pubblico mirato per tipologie di spese ammissibili e per un ampio accesso (nel Lazio i contributi sono rivolti anche a liberi professionisti e Partite IVA con un solo dipendente/collaboratore) e attraverso una procedura ‘on demand’, che potesse garantire la dovuta celerità nella risposta della PA, ha consentito a un numero molto importante di imprese di candidarsi per accedere agli incentivi regionali, ben al di sopra delle stime iniziali – commenta Elisabetta Longo, Direttore Generale Direzione Istruzione, Formazione, Ricerca e Lavoro della Regione Lazio -. Ad oggi la Regione Lazio ha istruito domande per l’erogazione di incentivi 5 volte superiori alla dotazione iniziale messa a disposizione in emergenza (2 milioni di euro), stabilendo di finanziare tutte le progettualità che stanno superando positivamente la fase di valutazione delle candidature”.

Nel Lazio, inoltre, un intervento analogo è stato lanciato nel marzo scorso in favore dei piccoli comuni della regione, soprattutto in relazione al ruolo cruciale che stanno svolgendo nella gestione dell’emergenza e nell’erogazione di servizi e beni di prima necessità.

“L’idea – conclude Longo – è che la strumentazione adottata (Piani di lavoro corredati da hardware e software) possa rappresentare un mezzo per garantire un consolidamento del lavoro Smart e così rispondere ordinariamente a fabbisogni di flessibilità che si manterranno nel tempo, anche in ottica preventiva riducendo così i rischi di inattività, la perdita di competitività delle imprese e di efficienza dell’apparato pubblico anche per le realtà geograficamente periferiche rispetto all’area della Città metropolitana di Roma”.

Ci sono poi i bandi di Regione Emilia-Romagna e Regione Veneto dedicati anche ai Comuni di piccole dimensioni. Quello dell’Emilia-Romagna, pubblicato il 2 aprile scorso, prevede uno stanziamento di due milioni di euro per finanziare progetti, presentati da Unioni di Comuni, Comuni, Province (e la Città Metropolitana di Bologna), centrati specificatamente su un piano di adozione e consolidamento dello Smart Working, sulla formazione del personale e su investimenti prevalentemente legati a soluzioni software o applicativi dedicati.

“Con questa iniziativa vogliamo sostenere un cambio di passo importante: quasi tutte le amministrazioni in questa fase ai stanno cimentando con nuove modalità di lavoro da remoto, ma in molti casi questo non è lo Smart Working che sognavamo – afferma Francesco Raphael Frieri, Direttore Generale Regione Emilia-Romagna -. Come Regione abbiamo sin da subito promosso e sperimentato un’idea di Smart Working che fosse sinonimo di flessibilità e innovazione, accompagnato da trasformazione organizzativa e digitale. Lo abbiamo fatto partendo tra i primi in Italia e costruendo reti di partnership importanti, tra cui quella del Progetto VeLA. Con questo bando vogliamo sostenere le amministrazioni che si sono spese in questa settimane difficili, ma anche aiutarle a porre le basi per una decisa trasformazione digitale che possa renderci più capaci di affrontare, in tutta la filiera degli Enti Territoriali, le sfide che ci attendono nei prossimi mesi”

Il bando della Regione Veneto, invece, è ancora in fase di messa a punto ed è di prossima pubblicazione, come spiega Gianluca Forcolin, Assessore responsabile dell’Agenda Digitale del Veneto: “Abbiamo deciso come Giunta regionale di finanziare con 500.000 euro l’adozione del lavoro agile nei Comuni del Veneto, in particolare quelle di piccole dimensioni. Stiamo collaborando con ANCI Veneto per definire i criteri e le modalità di erogazione di tali contributi che rappresentano un’occasione di rilancio e innovazione dei servizi pubblici”.
“Questa iniziativa – aggiunge Forcolin – si lega al nostro progetto ‘Veneto Agile’. Sono ormai due anni, infatti, che come Regione del Veneto abbiamo sperimentato con successo il modello dello Smart Working. Ben prima dell’emergenza Covid-19, avevamo già attivato un consistente numero di posizioni all’interno dell’Ente, basandoci sulle richieste dei dipendenti frutto di due sperimentazioni. Ovviamente un netto vantaggio competitivo è derivato anche dall’esperienza del progetto VeLA che, grazie al confronto a livello nazionale con altre regioni, ci ha permesso di attivare un gruppo multidisciplinare all’interno dell’Ente che ha studiato, normato e divulgato il modello in regione Veneto, e ora lo sta facendo anche sul territorio della nostra regione in collaborazione con ANCI. Mi piace anche sottolineare come la scelta di adottare, già tre anni or sono, una piattaforma di servizi cloud ci abbia facilitato nel sostenere l’emergenza Covid-19 quando, come la maggior parte delle PA italiane, ci siam visti costretti a gestire 2000 dipendenti che improvvisamente si son visti costretti ad operare da remoto”.

Insomma, l’innovazione è un percorso che richiede tempo, impegno e progettazione, se si vogliono ottenere risultati stabili. Lo Smart Working non fa eccezione e questo momento particolare ce lo ha dimostrato.

“Alcune amministrazioni più ‘illuminate’ avevano già avviato la sperimentazione dello Smart Working – sottolinea Gianni Dominici, Direttore generale di FPA –. Ora questa situazione di emergenza ha portato un’incredibile accelerata: solo un anno fa si parlava ancora di impronte digitali e di tornelli e adesso tutta la PA sta lavorando da casa. È un momento drammatico, di cui avremmo fatto tutti a meno, ma quello che possiamo fare è cercare di trasformarlo in un’opportunità. Ecco perché tutte le iniziative che, nel pubblico ma anche nel privato, mettono al centro lo sviluppo delle competenze e il fattore umano sono fondamentali per progettare il futuro post-emergenza”.

Per questo FPA sta lavorando per sostenere le Amministrazioni che vogliono sviluppare un percorso di cambiamento finalizzato all’introduzione di modelli di organizzazione del lavoro basati sullo Smart Working. Da anni infatti FPA è a fianco di PA Centrali e locali con percorsi di accompagnamento mirato per il cambiamento organizzativo. Da questo approccio è nato il modello per l’adozione di un progetto di Smart Working nella PA (che va dalla definizione alla valutazione del modello, passando attraverso attività di coinvolgimento e formazione di dipendenti e dirigenti e attraverso iniziative di comunicazione e diffusione della nuova cultura) e il kit “Smart Working in emergenza”, pensato per le PA che si sono trovate ad affrontare l’emergenza ma che da questa vogliono trarre lezioni e spunti per uno Smart Working efficace e a misura di organizzazione.

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