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Medicina generale: l’interoperabilità passa da middleware standard

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Realizzare l’interoperabilità in medicina generale attraverso l’obbligo di utilizzo di uno stesso software gestionale è una strada sbagliata. Bisogna invece standardizzare il dato a valle della sua acquisizione, costruendo strati middleware che replicano ed aggregano lo stesso dato secondo modalità e logiche omogenee

12 Giugno 2016

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Paolo Misericordia, Responsabile Area ICT di FIMMG

Tra gli obiettivi dei processi di digitalizzazione in ambito sanitario c’è quello di favorire la comunicazione tra gli operatori e la continuità delle informazioni assistenziali. Uno degli ostacoli che spesso si frappongono a questa esigenza, è dovuto a modalità già evolute di informatizzazione del dato che, utilizzando sistemi stabilizzati nel tempo, sviluppati però senza tener conto dei princìpi dell’integrazione e dell’interoperabilità, offrono difficoltà e resistenze alla riorganizzazione e al cambiamento dei percorsi: sembrerebbe, cioè, che diventa paradossalmente più semplice costruire con rapidità ed efficacia soluzioni tecnologiche in territori “incontaminati”, piuttosto che ricondizionare processi di digitalizzazione già consolidati.

Sono estremamente diffuse, nei vari ambiti del nostro SSN, esperienze di digitalizzazione sviluppate senza coordinamento ed integrazione, cresciute nel tempo in modo disarmonico, quando non addirittura contraddittorio. È la stessa industria dei software che, offrendo al mercato soluzioni estremamente differenziate e apparentemente tarate per specifiche esigenze, ha contribuito a produrre situazioni che non hanno perseguito una logica di sistema e una visione di complessività. A completare le difficoltà, gli stessi operatori risultano poco disponibili ad affrontare nella quotidianità operativa, proposte di cambiamento e percorsi innovativi.

Aderente a tale descrizione appare la situazione della Medicina Generale in Italia. I MMG hanno, da molti anni, iniziato ad informatizzare la propria attività ambulatoriale; dispongono per questo di database ricchi di informazioni sanitarie della popolazione assistita. Gli stessi medici utilizzano però tanti diversi software di cartella ambulatoriale; questo aspetto crea un evidente ostacolo per poter stabilire, tra medici, la continuità informativa sui dati sanitari dei propri assistiti, in una prospettiva in cui le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), previste dalla cosiddetta Legge Balduzzi, richiederanno di condividere le informazioni assistenziali tra più medici che ne hanno titolo. L’uso di modalità eterogenee di gestione ed archiviazione del dato creano un’evidente difficoltà per questi obiettivi. Per superare tale ostacolo alcune amministrazioni regionali avrebbero inteso imporre ai MMG l’uso di un unico software, prevaricando però scelte professionali consolidate e obbligando cambiamenti che risulterebbero poco accettati e comunque difficili da realizzare.

Si tratta, per la verità, di fenomeni e problematiche ben conosciute nei processi di riorganizzazione informatica dei sistemi complessi. La soluzione che, in questi settori, viene spesso utilizzata, essendo ritenuta maggiormente ergonomica e razionale, è quella di realizzare interventi di standardizzazione del dato a valle della sua acquisizione, costruendo strati middleware che, rispetto ai diversi criteri di gestione e storage originale, replicano ed aggregano lo stesso dato secondo modalità e logiche omogenee. Questi sistemi permettono di mantenere in uso, ai singoli operatori e/o ai diversi livelli istituzionali, i propri software gestionali, riuscendo a garantire comunque l’omogeneità dei dati raccolti. Si tratta quindi di un intervento efficace ma allo stesso tempo “misurato”, che tutela i livelli operativi, le diverse sensibilità professionali, ma anche l’esigenza di integrazione informativa dei sistemi. Gli strati middleware dovrebbero diventare, in tale prospettiva, gli oggetti delle iniziative di interoperabilità: dovrebbero cioè essere abbandonate le prospettive di integrazione con i livelli originari di acquisizione dei dati, per andare invece a stabilire connessioni ed interoperabilità con i layers intermedi, dove il dato, con le relative logiche di archiviazione, è stato standardizzato.

Nel mondo della Medicina Generale risultano pertanto adeguate iniziative che tendono a favorire la condivisione delle informazioni assistenziali e le interoperabilità, attraverso un intervento di standardizzazione dei dati che, ripresi dai diversi database tramite estrattori multicartella, vengono riversati su un database normalizzato in cloud. Questo sistema permette al medico di continuare a lavorare con il proprio gestionale ambulatoriale, rendendo disponibile una risorsa che, a valle di una prima archiviazione del dato, lo standardizza permettendo connessioni, integrazioni ed interoperabilità. Vengono creati i presupposti per agganciare, attraverso servizi WEB, altre piattaforme, altri DB, altri sistemi informativi, con cui scambiare e condividere dati. I costi e gli sviluppi informatici richiesti in un sistema così concepito appaiono certamente più contenuti, dovendosi realizzare modalità interattive nei confronti di una unica fonte informativa: la strato middleware normalizzato. Questo aspetto appare certamente rilevante nell’attuale contesto nazionale, laddove la Medicina Generale è chiamata allo sviluppo di interoperabilità su più fronti; in alternativa dovrebbero essere realizzate connessioni operative con tutti i sistemi gestionali disponibili nel mercato della Medicina Generale italiana, con dispendi di risorse decisamente più elevati.

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