Telemedicina: sette azioni da fare per lanciare i nuovi servizi assistenziali - FPA

Telemedicina: sette azioni da fare per lanciare i nuovi servizi assistenziali

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11 Novembre 2015

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Francesco Sicurello, Presidente IITM (Istituto Internazionale di Tele-Medicina)/@ITIM, Associazione Italiana di Informatica Medica e Telemedicina

Oggi, l’aspettativa di vita in Italia è fra le più alte del mondo (78 anni per gli uomini e 82 per le donne) e gli over 65 anni sono quasi un quarto della popolazione. Un forte cambiamento demografico ed epidemiologico (con aumento di malattie croniche come cardiopatie, tumori, diabete, disturbi cognitivi, respiratori, del movimento, della vista ed altre tipiche dell’età avanzata) che richiede più servizi assistenziali ed impatta notevolmente sullo sviluppo economico-sociale e sul modello attuale di welfare. Pluripatologie e disabilità sono sempre più presenti tra gli anziani ed i servizi alla persona dovranno essere ripensati creando reti di assistenza sul territorio che assicuri la continuità di cura (e trasferendo risorse dai centri ospedalieri per acuti alla parte diagnostico-preventiva e riabilitativa).

Il diritto alla salute deve essere garantito a tutti e l’organizzazione del Sistema Sanitario a livello nazionale e regionale da “ospedale centrico” deve allargarsi al territorio: un sistema misto con presidi ospedalieri, ambulatori di prossimità, assistenza domiciliare con nuovo ruolo dei Medici di base ed altri operatori sanitari come geriatri o fisioterapisti. Anche la regione Lombardia con l’ultima legge sanitaria prende atto di ciò, superando di fatto la vecchia riforma che si basava su ospedali pubblici e privati e puntando ora sui servizi territoriali per follow up clinici e riabilitazione.

Quindi occorre riorganizzare il Sistema Sanitario investendo di più in risorse umane e strumentali (in Italia la quota PIL in sanità è circa il 7%, più bassa rispetto ad altri paesi europei che arrivano al 9-11%) e rinnovando gli apparati tecnici, sia di strumentazione diagnostica e terapeutica che di tecnologie infotelematiche (ICT). Ormai gli output di quasi tutti gli strumenti diagnostici sono di tipo digitale e così possono essere automaticamente archiviati, elaborati e trasmessi a distanza fino alla casa del paziente. Anche la documentazione medica da tempo viene raccolta e registrata in modo digitale nei tanti sistemi informativi ospedalieri e sanitari locali e regionali. La comunicazione e la trasmissione di dati, segnali ed immagini biomediche ed il loro utilizzo per consulti e diagnosi a distanza, costituiscono l’oggetto della Telemedicina (che può essere considerata una delle reti del welfare e dell’assistenza socio-sanitaria). Le linee guida e le normative dei servizi di telemedicina devono essere completate per permetterne il loro uso a pieno regime.

I sistemi di telemedicina, integrando in rete sensori, smart media e device biomedicali sempre più diffusi (Internet of Things), possono ampliare le attività di teleconsulto, telediagnosi e telemonitoraggio clinico ad un numero crescente di cittadini-pazienti, favorendo così per gli anziani il cosiddetto Active Aging.

Inoltre grazie ad Internet si possono creare delle “comunità di interesse” on-line tra operatori e/o tra pazienti (come ad es. per chi è a rischio di diabete, la Diabesity community). Oltre a reti fisiche di relazioni e di organizzazione, siamo sempre più in presenza di reti digitali e virtuali in grado di permettere rapidi scambi di conoscenza e condivisione, diffusione ed utilizzo dei servizi grazie a specifiche applicazioni informatiche o app.

Per favorire tale innovazione digitale in sanità occorre però dotare il territorio nazionale di un’adeguata infrastruttura di rete (cablaggi in fibra ottica, banda larga, ecc.), in particolare nelle aree periferiche per superare definitivamente il digital divide non solo tra Nord e Sud Italia.

Per una diffusione dei sistemi di telemedicina e di servizi di tele assistenza sanitaria, occorre quindi:

  • distribuire sul territorio dispositivi medici digitali (semplici e complessi) per esami diagnostici (del sangue, radiologici, ecc.);
  • favorire la formazione professionale degli operatori sanitari, attraverso nuovi corsi in informatica biomedica, telemedicina, bioingegneria, etc.;
  • stimolare e premiare la qualità di progetti e sistemi di ICT in sanità;
  • incrementare e migliorare i livelli di informazione ai cittadini su queste tecnologie (spiegando anche ad es. che le app su smart phone, come tutti i device medicali, devono essere un supporto al processo diagnostico terapeutico dello staff sanitario);
  • aggiornare il parco macchine delle strumentazioni elettro-biomedicali e delle apparecchiature informatiche e di rete;
  • potenziare la ricerca biomedica e l’innovazione tecnologica sanitaria;
  • incentivare la cooperazione europea ed internazionale degli enti clinici e dell’industria italiana in questo importante settore della biomedicina e dell’ICT in sanità.