Sostenere la cultura, anche in emergenza: l’esperienza di Novara guardando al dopo-Covid - FPA

Sostenere la cultura, anche in emergenza: l’esperienza di Novara guardando al dopo-Covid

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A partire dal primo lockdown, molte realtà del mondo culturale hanno compreso come il digitale possa aiutare, in questo periodo difficile, a tenere vivo il rapporto con il pubblico e a valorizzare iniziative e luoghi al momento non fruibili in presenza. È quello che sta accadendo a Novara, dove è partita l’iniziativa “La cultura è essenziale” promossa dall’amministrazione comunale, con l’obiettivo di offrire anche un sostegno economico a queste realtà fortemente penalizzate. Ma questo nuovo approccio al digitale, al di là dell’emergenza, sta diventando elemento centrale della programmazione e degli investimenti

26 Novembre 2020

S

Michela Stentella

Content Manager FPA

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L’emergenza sanitaria cominciata nel marzo scorso ha portato e sta portando ancora conseguenze molto pesanti anche nei settori del turismo, della cultura, dello spettacolo. La chiusura al pubblico di musei, cinema, teatri, aree archeologiche, inaccessibili nel primo lockdown e ora nuovamente in seguito alla seconda ondata generata dal Covid-19, non rappresenta solo un grave problema dal punto di vista economico, ma impatta fortemente anche sull’identità di città e territori, sulla socialità, sull’anima potremmo dire dei luoghi in cui viviamo. Ecco perché molte realtà del mondo culturale si sono organizzate e, utilizzando anche tutte le opportunità offerte dal digitale, stanno inventando nuovi modi per tenere vivo il rapporto con il pubblico. È quello che sta accadendo a Novara, dove è partita l’iniziativa “La cultura è essenziale” promossa dall’amministrazione comunale.

È stata attivata una piattaforma streaming, una sorta di web tv dello spettacolo, per ospitare gli eventi già programmati e successivamente sospesi. Il Comune, attraverso il sito di A-Novara e il canale you tube A-Novara, promuove la piattaforma con tutti gli eventi in calendario. Alla piattaforma accede il pubblico che vuole assistere agli spettacoli, mentre la mancata bigliettazione da parte degli organizzatori viene “compensata” da un contributo erogato dal Comune di Novara, che diventa di fatto l’unico spettatore pagante. Sono stati coinvolti il Teatro Coccia, il Teatro Faraggiana, Circolo dei Lettori, gli Amici della Musica con il Festival Cantelli, Associazione Rest-Art, Centro Novarese Studi Letterari con Biblioteca Negroni.

“La cultura è un servizio che riteniamo essenziale – dichiara il Sindaco di Novara Alessandro Canelli -. L’iniziativa che abbiamo avviato si pone l’obiettivo, da una parte, di continuare a diffondere tra il pubblico spettacoli ed iniziative legate al mondo dell’arte, dello spettacolo e della cultura in generale, e dall’altra offrire un sostegno concreto ed economico alle realtà che, in città, promuovono l’arte e che oggi sono fortemente penalizzate dall’emergenza sanitaria e dalle disposizioni ad essa connesse. Vogliamo continuare a produrre cultura e renderla fruibile. Oggi più che mai chi lavora ed opera sul nostro territorio, così come nel resto del Paese, ha bisogno di fiducia e di speranza per potersi riprendere dopo questo periodo decisamente buio”.

“La prima ondata e il conseguente lockdown hanno colto tutti di sorpresa – racconta Roberto Moriondo, Direttore Generale del Comune di Novara – Fin da subito, l’amministrazione ha cercato di mantenere il contatto con i cittadini, grazie a una diretta Facebook quotidiana del Sindaco, e di intercettare i bisogni emergenziali. Il numero delle persone in stato di indigenza è quasi raddoppiato nel giro di qualche settimana, per cui si trattava soprattutto di organizzare con estrema urgenza servizi di sostegno alimentare quali borse per la spesa o buoni spesa per le famiglie in difficoltà, promuovendo parallelamente quelle iniziative finalizzate a dare supporto alle persone che erano in quarantena. Poi abbiamo messo in campo, anche grazie alle risorse messe a disposizione dal Governo, misure più strutturali a favore del commercio e di accesso agevolato al credito anche in contrasto a potenziali fenomeni di usura. Ora siamo di nuovo in zona rossa e questo ci ha spinto a pensare a nuove iniziative, tra le quali un’innovativa modalità di sostegno e fruizione della produzione musicale, artistica e culturale della città. Abbiamo quindi lasciato che registi, attori, musicisti e così via potessero autoprodursi gli spettacoli, garantendo i fondi necessari a compensare il mancato introito della biglietteria”.

“Questo – aggiunge Moriondo – ha permesso anche di evitare quell’effetto di vuoto e di frattura tra il mondo della cultura e la città. Abbiamo cercato di impedire il silenzio, di non spegnere le attività. E la maniera più veloce per farlo è stata quella di usare le piattaforme digitali. Noi all’uso del digitale e di nuovi strumenti e linguaggi in ambito culturale credevamo già prima dell’emergenza, puntando su siti funzionali come quello  del Castello di Novara, cuore pulsante dell’attività culturale del territorio, ed attuando interventi che permettessero la doppia fruizione, sia in presenza che virtuale. Questo approccio pregresso e il non partire da zero ci hanno permesso di agire velocemente e in modo efficace, contando anche sulla fortuna di Novara, città che dispone di una rete di istituzioni e associazioni culturali che lavoravano già insieme, per cui elaborare un progetto su un base di partenza già esistente è stato più semplice”.

L’uso di una piattaforma streaming non è certamente una rivoluzione, quello che cambia è l’approccio. Oggi anche in seguito alla pandemia, siamo diventati tutti consapevoli che la tecnologia non è accessoria, ma necessaria tanto che in tale ambito si stanno facendo investimenti importanti. Un esempio? “Molti teatri si stanno attrezzando per strutturare l’offerta in maniera stabile anche tramite web – sottolinea il direttore generale Moriondo – con la creazione di un canale ad hoc in cui la gente possa abbonarsi e accedere agli spettacoli. Nel nostro caso, i dati della piattaforma ci dicono che gli accessi sono tanti e diversificati e soprattutto provengono da parte di spettatori che arrivano anche esterni al nostro territorio. Un altro esempio: stiamo lavorando al restyling di una galleria di arte moderna, la Galleria Giannoni, che ha una collezione molto importante ed è diventata parte integrante del progetto il fatto di renderla accessibile online. Insomma, la pandemia ha imposto una forte accelerazione sull’utilizzo di sistemi multimediali, che ora sono diventati elementi centrali della programmazione e degli investimenti”.

“Sarebbe un peccato non cogliere le opportunità di questa traiettoria di innovazione che il Covid ci ha costretti a percorrere – conclude Moriondo – tra qualche mese, è auspicabile,  potremo tornare a teatro, al cinema, ai concerti, a vedere una mostra, ma abbiamo imparato che queste cose possono essere fruite anche in maniera diversa, quindi perché porsi dei limiti? Tutti i fenomeni calamitosi ti obbligano a pensare in maniera diversa e aprono anche delle opportunità, è uno dei pochi elementi di positività”.

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